“Calici e Vini” sul Roof Ambrosia a Roma

I tramonti di Roma regalano colori suadenti ed originali, nel loro contrasto tra il celeste e il rosa pastello ad accarezzare le terrazze del centro storico.

Proprio una di queste, la Roof Ambrosia, alla penthouse dell’Hotel Artemide in Via Nazionale, è stata scelta da Roberta Marchese Ragona, nota Wine Ambassador nel panorama della capitale, per un appuntamento al tramonto del 28 marzo scorso e ispirato da quei colori: un evento ideato per presentare nuovi vini protagonisti della scena italiana e internazionale. 

La presentazione è stata coadiuvata dalle interviste ai produttori condotte da Luca della Regina, Wine Communicator per l’Umbria a Vinitaly. Con uno spazio dedicato alla poesia, regalato dall’attore Claudio Mazzenga nella recita del brano di Baudelaire “Ubriacatevi”, l’happening enoico ha assunto i contorni dell’arte.

La scelta delle degustazioni nel bellissimo set up cade su territori molto identitari nella storia del vino italiano: la Toscana e il Piemonte.  

Due regioni con protagonisti accomunati da una solida tradizione e da una forte propensione a innovare, sperimentare muovendo passi in avanti nelle elaborazioni del loro patrimonio ampelografico.

In più, l’evento offre uno sguardo su due territori anch’essi ricchi di storia e che promettono una riscoperta: il Lazio e l’Abruzzo.

Nel definire lo stile dell’happening, Roberta ha scelto la formula del dialogo diretto e informale tra produttori e presenti, giornalisti e operatori di settore, esprimendo la sua convinzione che il calice contenga già il linguaggio sufficiente a creare gaudente intesa e comunicazione — è questo il leitmotiv del suo brand “I Segreti in un Calice”.

A complemento dell’evento, viene  presentata la app “My Vinapp”, una originale soluzione orientata a creare una community di wine lovers, mettendo assieme note gustative e informazioni sul Calendario Ufficiale degli eventi degustativi italiani in agenda. MyVinapp è un diario digitale che permette di memorizzare le tue

degustazioni, creare taccuini digitali, gestire la tua cantina e partecipare agli eventi più autentici del mondo del vino. Lo sviluppatore “Re2n” ha avuto particolarmente a cuore la usability nel creare un formato davvero facile e integrabile nella propria agenda.

Le degustazioni sono aperte proprio dal Lazio di Solis Terrae di Marco Sargentini, che introduce la serata con il suo “Bullule” Brut, uno spumante Charmat dove il Bellone fresco e minerale caratteristico della zona costiera di Cerveteri incontra lo Chardonnay di giovane impianto dell’azienda agricola. Fresco e sapido, floreale al naso e fruttato di mela e pera al palato, lascia un finale agrumato gradevole.

Segue il “Bellone” Roma DOC 2024, fermo e altrettanto fresco di sentori costieri, distinto da aromi e sapori di polpa gialla, breve ma caratteriale per la buona struttura.

Si prosegue con il Piemonte e gli ambassador di Claudio Mariotto, ormai celebratissima azienda dei Colli Tortonesi, la cui sfida attuale è la piena espansione sui mercati internazionali. Un catalogo davvero ricco di referenze, dal quale degustiamo il Claudio Mariotto “Cavallina” 2017: è distinto dal bellissimo giallo oro antico, con davvero buona consistenza e con le qualità tipiche del Timorasso rese immediate alla percezione.

Olfatto di fiori gialli e idrocarburo lieve, la dominante è il pompelmo e la accompagnano sentori di buccia di cedro, refoli di pietra focaia e cipria.

Il palato riceve immediata abbondanza glicerica, di tensione minerale quasi salina, contro un affinamento che ha protetto la nota alcolica e le erbe selvatiche, salvia, oliva; nel complesso ha ottimo equilibrio nonostante la tipica e naturale speziatura di pepe nero.

Generoso e genuino, il terroir lo ha reso di spiccata personalità. Il finale lievemente vaporoso esprime una buona persistenza della nota olfattiva, firmando l’uscita con uno sbuffo di cipria.

Più avanti nella serata, concluse le degustazioni dei bianchi, troviamo il Claudio Mariotto “Monleale” 2022, un Barbera colto e meticoloso per fattura, appare al gusto più vicino alla tradizione dell’Oltrepò Pavese che non alle Langhe. Reso sapientemente rotondo, collima al gusto la forza del Barbera con un bel lavoro in cantina a ingentilire la boccata.

Arriviamo alla Toscana, il luogo del cuore per molti dei presenti, in una continua ricerca della novità nel solco della centenaria tradizione.

Badia Crepaldo è un’azienda di Montepulciano: sono sperimentatori, senza vigne di proprietà ma con radicata reputazione nella selezione in ogni vendemmia delle uve idonee ai loro progetti.

Partiamo dal loro “1084 La Cuvée” Metodo Classico Solera 24 mesi, una produzione originalissima che blenda Pinot Nero al 60% e Chardonnay al 40%, affinandosi col sistema Solera a consentirne grande equilibrio tra periodi differenti come nelle tradizioni del Marsala e delle grandi cuvée spagnole. L’identità è chiaramente  montepulcianese nella scelta della vinificazione tradizionale burbera, ma con respiro mediterraneo grazie all’adozione di un metodo che blenda in perpetuo annate giovani e meno giovani, ottenendo qualità costante e complessità altrimenti indisponibili.

L’olfatto presenta una nota floreale bianca avvolta dalle effusioni dello “straccio bagnato” che questo metodo induce, guardando alla complessità e alle note marsalate. 

Bollicine minime, per un gusto davvero particolare e sfumato che acquista discreta complessità nel finale fruttato di pesca gialla.

A seguire, il “10 La Cuvée Rosé”, risultato di una ossidazione secondo il metodo Solera di un Pinot Nero che acquista tanto colore solo durante la fase di pressatura. Note olfattive lievissime di roselline, alleggerite rispetto al loro metodo classico, vengono impiegate tonneau da vino rosso di terzo passaggio per non influenzare la nota d’appassimento della cuvee. La boccata è gentile e piccante di buccia. 

Ideale per tartine di gamberetti e formaggi cremosi combinati con bacche selvatiche.

Restiamo in Toscana entrando nel Senese: Chigi Saracini è la storica azienda vitivinicola e agraria in Castelnuovo Berardenga, oggi proprietà di Tenimenti MPS ma nata dall’eredità di Guido Chigi Saracini, figura di rilievo della Siena del 19mo secolo. È composta da 835 ha al confine tra le zone del Chianti Classico e Chianti Colli Senesi, con vigneti che si suddividono in 17 ha di Chianti Classico, 41 ha di Chianti Colli Senesi e 30 ha di IGT Toscana.

Guidata dall’enologo Carlo Ferrini e con fortissime ambizioni internazionali, la sua tappa romana al Roof Ambrosia ha rappresentato un’anticipazione del suo programma al Vinitaly di quest’anno, cogliendo inoltre l’occasione per presentare anche la propria produzione di Olio Extravergine d’Oliva “Olio del Conte”.

Chianti Classico “Poggio Bonelli” 2022. Per questa referenza storica dell’azienda, l’enologo a partire dal 2022 opta per il blend del Sangiovese con un Merlot al 10% di particolare presenza, ricordando al palato un Supertuscan.

Rubino brillante, discreta consistenza.

Olfatto fruttato di prugna e vegetale di muschio, coordinato col palato leggero e dal sapore rotondo grazie alle avvolgenze del Merlot. Persiste una ben percepibile robustezza del sangiovese, una oggettiva gioventù distinta proprio dalla nota alcolica che vince sul corredo tannico e spinge a un più lungo affinamento in bottiglia.

Chianti Classico Gran Selezione 2021 Chigi Saracini, 24 mesi in barrique. È un Sangiovese in purezza dal colore rosso rubino intenso; offre fragranza ed eleganza già all’olfatto, dispiegando sentori di amarena, viola, tabacco, prugna, liquirizia e spezie dolci. Al palato, si conferma l’eleganza e la persistenza delle note di amarena e bacche selvatiche rosse, incorniciate da percezioni tattili di corteccia e sottobosco. Tanti i descrittori identitari per un vino integralmente tipico del territorio ed equilibratissimo tra tannini sofficemente vellutati e acidità combinata con note calde: vocato all’invecchiamento come i migliori Chianti Classico.

Poggio Bonelli “Poggiassai” IGT 2019

Ecco il vero Supertuscan della casa, affinato in Tonneau con Sangiovese al 75% e Cabernet Sauvignon 25%. Dai tratti gustativi radicali e orientati dalla foglia di pomodoro del Cabernet Sauvignon, incede immediato all’olfatto come vino morbido e vellutato, pareggiato dal corredo tannico al palato: sfumature di rosa canina e prugna, ribes nero e ciliegia sotto spirito per un refolo importante di foglia di pomodoro spinta in fondo dalla veemenza del tannino vellutato. Un vino di grande elaborazione, piacevole e persuasivo, breve al finale caldo a rivelare, ancora, una decisa gioventù. 

In sequenza, degustiamo il Poggiassai IGT 2009 ritornando di 10 anni nella storia di questo Supertuscan. Olfatto di rose e mirtilli, esprime un invecchiamento originale dove le note di ribes s’incrociano con quelle di liquirizia, a precedere il gusto austero di tannini nobili e ormai gradevolissimi, di note calde fruttate di frutti di bosco e suadenti di una leggerissima traccia passita.

L’Abruzzo chiude le degustazioni ai tavoli con l’azienda Poderi Costantini Antonio 1910, proponendo il loro “Anto’”, un Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva del 2015.

Un buon esempio della proiezione dell’Abruzzo sui mercati internazionali, questo Montepulciano affinato per 30 mesi in botti grandi. Colore rosso rubino intenso con riflessi amaranto. Al naso è deciso e speziato, frutti rossi di sottobosco, presenze di tabacco. Al palato è morbido e intenso come si conviene a un Montepulciano, buoni struttura ed equilibrio, con tannini vellutati ad accompagnare la buona persistenza di note fruttate.

L’evento volge alla chiusura con il passaggio finale offerto dagli Amici del Club del Toscano: bella presentazione e uno sguardo all’attualità di due espressioni del tradizionale sigaro toscano a marchio “1818 Antico Toscano”. 

Ad accompagnare il momento c’è il passito Chigi Saracini “Occhio di Pernice” 2010 Vin Santo del Chianti Classico, con sentori mielosi e raffinati di polpa gialla, a concludere il bellissimo evento nel solco della millenaria tradizione toscana del Vin Santo e lasciare i presenti con un senso della poesia e delle armonie dei vini dolci italiani.

Bisogna ammettere che una modalità così schietta e diretta, per un evento mirato a promuovere nuove eccellenze vitivinicole in un contesto così internazionale come quello di Roma, è una bella novità: utile a conoscere, piacevole a gustare, tonica la conversazione non più fissata a rigidi canoni e ai tecnicismi. 

C’è da sperare che Roberta Marchese Ragona abbia continuità in questa ispirazione e presenti altri eventi al tramonto sulle terrazze romane. Lei può certamente scegliere le più belle armonie tra vini e colori della primavera romana e farci ricordare vini unici.

Immagine di Adriano Romano

Adriano Romano

Adriano Romano, Sommelier FIS/WSA e Master PoliMi, editor di pubblicazioni in USA e Italia sull’arte e sul commercio dei vini italiani. In costante oscillazione tra i due continenti dell’Occidente, vive in prima persona e racconta le storie dei territori e dei produttori che animano la comunità internazionale degli enofili contemporanei.

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