Taranto: guida essenziale alla scoperta della città dei due mari

L’incanto delle mitologiche sirene, l’influenza culturale di Sparta e della Magna Grecia, fanno di Taranto una delle mete italiane più interessanti da visitare.

Unica nel suo genere è chiamata la “città dei due mari” poiché unisce Mar Grande e Mar Piccolo. Taranto è pronta a far parlare di sé, non solo per le note vicende legate all’acciaieria, ma per un fermento culturale che rimette al centro storia e tradizione da tramandare nei secoli.

Taranto, per noi gastronomi itineranti, significa anche cozze nere e Primitivo di Manduria, da gustare secondo il giusto pairing per non sacrificare mai il gusto. Andare alla scoperta di questa città equivale al mettersi alla prova per una giornata diversa dal solito, o per un weekend all’insegna di scoperte a tema cultura, buon vivere, buon mangiare e ovviamente, buon bere.

Attraverso le epoche per fare storia

Le origini si perdono nei tempi e ogni traccia è certificabile anche solo percorrendo le sue strade. Le prime, datate VII secolo A.C., sono riconducibili alla spartana Taras. Nell’epoca della massima espansione della Magna Grecia, Taranto è diventata un punto di riferimento per il commercio, data la posizione strategica sul mare. Crocevia di differenti culture, testimoniate dal MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, che possiede oltre 200.000 reperti archeologici dalla preistoria fino ai giorni nostri. La testa di donna è una delle opere più incisive per bellezza e conservazione, senza dimenticare le teste del giovane Cesare Augusto ed Eracle.

Il Castello Aragonese, in tutta la sua magnificenza, fa da vedetta sul mar Piccolo dal suo isolotto. È una struttura visitabile che dimostra quanto le diverse epoche ne abbiano segnato l’evoluzione, maestoso simbolo della città. Il Ponte Girevole, o Ponte Porta Nuova, è invece una sorta di lasciapassare per le navi più grandi che devono solcare il Mar Piccolo. Un gioiello di ingegneria.

Importante il centro storico che con la sua architettura senza età. Suggestive le stratificazioni degli edifici in superficie e nei sotterranei. Si, certamente, perché Taranto annovera cripte e ipogei visitabili, come l’Ipogeo di Palazzo de Beaumont Bellacicco situato ben 5 metri sotto il livello del mare.

La Taranto amante della Natura

Se la storia di Taranto sembra essere volta a uno sviluppo industriale, certamente non mancano le eccezioni che stupiscono a pochi passi dalla costa. La svolta naturalistica l’assicura l’associazione Jonian Dolphin Conservation (in sigla J.D.C.) che ci porta a scoprire i cetacei più intelligenti del mare: i delfini. L’attività, iniziata nel 2009, è orientata allo studio di questa specie che ha trovato un habitat perfetto per prosperare, divenendo una icona. La J.D.C. coniuga il sano divertimento di una gita in barca, all’osservazione dei delfini che saltano tra le onde, alla scoperta della biodiversità marina ionica. La mission, riuscita, è quella di vivere un’esperienza giornaliera irripetibile con approdi verso paradisi incontaminati.

A tavola la regina

La cozza tarantina, carnosa e saporita, è la regina della tipicità territoriale. Presidio Slow Food al quale hanno già aderito oltre venti mitilicoltori, richiedo impegno nel rispettare canoni precisi per poter essere identificata come tarantina al 100%, riguardanti le tempistiche di allevamento, il rispetto dell’ecosistema circostante, l’impatto ambientale ridotto. La migliori cozze sono quelle del Mar Piccolo, poiché beneficiano delle correnti di acqua dolce, i cosiddetti “citri”. L’afflusso di acqua salmastra crea le condizioni ideali per la coltivazione di questi mitili, che risultano così meno sapidi. Si presta perfettamente per i tubettini con le cozze, un classico di Puglia, al naturale nella classica impepata rigorosamente al verde, oppure con olio, aglio e peperoncino, e gratinate per chi non vuole rinunciare a sapori più forti. La cozza “integralista” è quella che si gusta cruda, al massimo intinta in un mix di olio, limone, pepe e prezzemolo.

Terra di Primitivo

E se l’idea delle cozze cucinate in modi più disparati possibili, ci fa venir sete, allora è il momento di andare alla scoperta delle realtà vitivinicole territoriali. Prima di tutto è bene dire che Taranto è terra di Primitivo di Manduria. Proprio verso il Golfo di Taranto si concentrano i vigneti più rappresentativi. Il territorio comprende soprattutto la città di Manduria, ma non manca Francavilla Fontana, limite settentrionale dell’areale. Rientrano nella provincia anche Carosino, Monteparano, Leporano, Pulsano, Faggiano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Fragagnano, Lizzano, Sava, Torricella, Maruggio e Avetrana, oltre ad Erchie, Oria, Torre Santa Susanna in provincia di Brindisi. Ne vengono fuori vini unici, freschi e dalla muscolatura mai eccessiva, ottimi per accompagnare carni cotte al fornello, (su tutte le bombette), una prerogativa della zona che riflette le abitudini della vicina Valle d’Itria. Rossi che, nella versione Riserva, si impreziosiscono di sentori terziari senza mai snaturarsi. Per una cena pop il Primitivo di Manduria si esprime perfettamente come rosato, perfetto per le chiancaredde al sugo di pomodoro e basilico, o con la semplice frisella artigianale.

Anche il Primitivo di Manduria Dolce DOCG ha il suo riconoscimento, accompagnando tutto l’anno il fine pasto, dolcetti di Natale inclusi. Su tutti vincono sempre le carteddate, strisce di pasta da friggere e inzuppare nel vin cotto d’uva o fichi. Primitivo di Manduria è sinonimo anche di enoturismo, quindi per tutti i wine lovers non mancano cantine immerse nelle campagne pugliesi più autentiche e suggestive d’Italia.

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Serena Leo

Pugliese Docg, inizia a raccontare il vino partendo partendo dalle radici con Wineroots.it. Segni particolari: un calice di vino pieno tra le mani, amante di distillati insoliti e introvabili, sempre alla ricerca di curiosi aneddoti del buon bere e buon mangiare. La sua promessa? Raccontare storie “fuori dall’ordinario”.

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