Indagine su come è cambiato il valore dei vigneti nel mondo nel 2024

Tra diversi indicatori disponibili sul mercato immobiliare, guardiamo alla puntualità del Knight Frank Luxury Investment Index, che rilascia in questi giorni una serie di dati destinati allo studio delle aziende vitivinicole.

L’indice attesta, per il 2024, una diminuzione del valore medio dei terreni dedicati alla coltivazione della Vitis Vinifera: abbiamo un -3,3% nel 2024 rispetto al 2023.

Una variabile dipendente di tale deprezzamento, ancorché minimo, può individuarsi nella decrescita del valore delle vendite nel mondo ( -9,1% nel 2024), con i distillati che seguono a ruota al -9,9%.

Ecco i valori medi di alcuni tra i maggiori areali, in relazione alle loro variazioni di prezzo per ettaro

1. Barolo: 2,08 MLN$/ha, +5%

2. Margaux, Bordeaux: 1,25 MLN$/ha, -4%

3. Ruthefort, Napa Valley: 1,2 MLN$/ha, 0%

4. Côte de Nuits, Borgogna: 1,09 MLN$/ha, 0%

5. Champagne: 1,04 MLN$/ha, +2%

6. Brunello di Montalcino: 0,91 MLN$/ha, +3,3%

7. Bolgheri: 0,81 MLN$/ha, +3%

8. Chianti Classico: 0,18 MLN$/ha, +2,2%

9. Essex, UK: 0,12 MLN$/ha, +20%

10. Marlborough, NZ: 0,11 MLN$/ha, -33%

Altre zone ad alta reputazione vedono decrementi, come Barossa Valley, in Australia, a -10%, intorno a 60.000 dollari ad ettaro, o la Côte de Provence a 100.000 dollari ad ettaro; mentre crescono del +5% i valori dei vigneti della Loira, a 90.000 dollari, e i vigneti dell’Oregon mediamente si attestano a 58.000 dollari.

Perdono, invece, il -10% i terreni della Côtes du Rhone, scesi a 30.000 dollari. Stabili sui 110.000 dollari i vigneti del Kent e del Sussex, nel Regno Unito. 

La prima considerazione da fare è che la curva della crescita del valore dei terreni dedicati a vigna, ha visto aumenti probabilmente sproporzionati lungo l’intero arco temporale dal 2010 al periodo della pandemia.

Proprio il fallout dei mercati in piena pandemia, seguito dal blocco dei porti della Cina e dalla scarsità di container prima e alla relativa chiusura de mercato cinese poi, hanno impattato sul costo dei terreni il cui valore, in particolare quelli francesi e australiani.

Guardando anche al continente americano, si attestano notevoli perdite di valore delle vigne californiane in conseguenza degli ormai ciclici incendi selvaggi, che falcidiano le viti non con le fiamme, fumo e ceneri disperse. Mentre si associa una relativa svalutazione dei terreni, appena mitigata dalla crescita costante dei valori delle vigne, in Sud America, specie in Cile e Argentina.

Un outlook possibile è tuttavia non collegato alla ripresa di un mercato del vino già afflitto da minori, seppur sensibili, tendenze “Low & No Alcohol”: nonostante l’ombra dei giganti mondiali delle bevande si stenda ormai anche sul mondo della vite e del vino, si registra da anni un costante incremento del valore medio delle bottiglie dei vini d’eccellenza. Il canale Ho.Re.Ca. influenza, insomma, più del canale G.D.O. (o “Retail”) il valore dei terreni vitati e l’indice KFLI delinea questa strada.

Per i produttori italiani di vino, insomma, la via del perfezionamento sarà intuibilmente foriera di un apprezzamento anche del loro valore capitale.

Assegnato a “Montagne e Valli Trentine” il Premio Vinarius 2025 al Territorio

Come nasce una vera cultura del vino? È frutto certamente di sinergie.

Una comunicazione efficace da persone competenti e la partecipazione a corsi dedicati segnano un ottimo punto di partenza, così come la curiosità, che è sempre il motore della scoperta. Ma c’è un elemento fondamentale che spesso viene sottovalutato: il passaggio di emozioni e conoscenze tra chi il vino lo produce e chi lo degusta.

Ed è qui che entrano in gioco le enoteche, luoghi magici in cui le bottiglie non diventano solo referenze da vendere, ma storie da raccontare, esperienze da vivere e passioni da condividere, per offrire al pubblico la possibilità di conoscere e sapere: un “hub” tra cantine e territorio.

Maurizio Zanella disse che <<il vino si divide in due famiglie, il vino commodity ed il vino “nobile”, il cui commercio non può essere demandato a formule come l’on-line o la GDO perché ha bisogno di un accompagnamento che lo spieghi, lo racconti: vini che hanno bisogno di lavorare sul posizionamento di valore e le enoteche sono le uniche in grado di dare questo grazie al fattore umano e allo speciale legame con il cliente>>.

Vinarius è l’Associazione delle Enoteche Italiane, fondata nel 1981 con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la cultura del vino attraverso una rete di associati distribuita capillarmente in tutta la Penisola, atta a svolgere un ruolo chiave nella diffusione della conoscenza e nella promozione delle eccellenze vitivinicole italiane.

Un punto di riferimento per gli operatori del settore e per i consumatori alla ricerca del buon bere, di vini di qualità selezionati da professionisti.

Nel 2004 è stato instituito il Premio al Territorio che, con cadenza biennale, si pone l’obiettivo di valorizzare le aree italiane con una forte vocazione vitivinicola, un ricco patrimonio agroalimentare e un’attenzione particolare alla sostenibilità, alla valorizzazione delle tradizioni e all’accoglienza enoturistica.

Presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, si è svolta la cerimonia di premiazione. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato a “Montagne e Valli Trentine”, esempio virtuoso di integrazione tra produzione vitivinicola di qualità, rispetto per l’ambiente e valorizzazione delle tradizioni locali.

Alla cerimonia erano presenti il Senatore Pietro Patton, il Presidente di Vinarius Andrea Terraneo, l’ideatrice del Premio Vinarius al Territorio Gigliola Bozzi e il Senatore Luca De Carlo, Presidente della 9ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare).

L’evento è stato trasmesso in diretta streaming sulla WebTv del Senato e sul canale YouTube del Senato, permettendo a un vasto pubblico di seguire l’evento.

Il senatore Luca De Carlo ha sottolineato l’importanza del settore vitivinicolo per l’economia italiana, un settore che da difendere, e ha elogiato l’impegno di Vinarius nel promuovere la cultura del vino e nel sostenere i territori che investono nella qualità e nella sostenibilità.

Il senatore Pietro Patton ha concluso l’incontro mettendo in evidenza come sia stata premiata non solo un’eccellenza enologica, ma anche una visione virtuosa di sviluppo che mette al centro il territorio e le sue comunità.

Questo riconoscimento è un tributo al lavoro di tanti produttori che, con passione e competenza, rendono il Trentino un simbolo di valore e innovazione nel panorama vitivinicolo italiano.

FIVI: NUOVA PRESIDENZA E NUOVE SFIDE PER I VIGNAIOLI INDIPENDENTI

L’Assemblea di Imola ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo: Rita Babini alla guida della Federazione dei Vignaioli Indipendenti – FIVI. Un’energia vibrante ha animato l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari, teatro di un evento fondamentale per il futuro del vino artigianale italiano.

L’Assemblea degli associati FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) ha visto la partecipazione di oltre 800 Vignaioli e Vignaiole da tutta Italia, riuniti per approvare il bilancio e, soprattutto, per eleggere il nuovo Consiglio Direttivo per il triennio 2025-2028.

Alla fine delle votazioni, tra volti noti e nuovi ingressi, Rita Babini è stata nominata nuova Presidente della Federazione, raccogliendo il testimone da Lorenzo Cesconi, che dopo anni di impegno ha deciso di concentrarsi sulla sua azienda e sulla famiglia.

Rita Babini, classe 1971, non è un nome nuovo nel panorama FIVI: già segretaria nazionale negli ultimi due mandati, è una figura di riferimento per il mondo dei Vignaioli Indipendenti. Romagnola doc, guida con il marito la sua azienda agricola a Oriolo dei Fichi, sulle colline di Faenza.

Nel suo discorso d’insediamento, Babini ha subito delineato le sfide e gli obiettivi che attendono FIVI nei prossimi anni:

“L’ambizione dei nostri obiettivi è alta: vogliamo ottenere il riconoscimento giuridico del vignaiolo, garantire una maggiore rappresentatività nei consorzi di tutela e lavorare per una semplificazione normativa ed amministrativa che renda più agevole il nostro lavoro. Le sfide a livello europeo saranno ancora più complesse, ma con impegno e passione sapremo affrontarle.”

Le parole della nuova Presidente hanno subito trovato riscontro nell’entusiasmo dei Vignaioli presenti, consapevoli che la strada da percorrere è impegnativa, ma che la Federazione ha le competenze e la determinazione per affrontarla.

Il nuovo Consiglio Direttivo FIVI si presenta con una perfetta combinazione tra continuità e rinnovamento: 7 consiglieri uscenti confermati e 8 nuovi ingressi, a dimostrazione della capacità dell’associazione di valorizzare l’esperienza senza rinunciare a nuove visioni.

Ecco i 15 Vignaioli e Vignaiole eletti:

• Rita Babini (Romagna) – Presidente

• Clementina Balter (Trentino)

• Ludovico Maria Botti (Lazio)

• Fabio de Beaumont (Campania)

• Camillo Favaro (Piemonte)

• Francesco Mazzone (Puglia)

• Pietro Monti (Piemonte)

• Ninive Pavese (Valle d’Aosta)

• Désirée Pascon Bellese (Veneto)

• Andrea Pieropan (Veneto)

• Stefano Pizzamiglio (Emilia Romagna)

• Carmela Pupillo (Sicilia)

• Valeria Radici (Lombardia)

• Alessandro Starrabba (Marche)

• Stefan Vaja (Alto Adige/Südtirol)

Un gruppo eterogeneo, rappresentativo delle diverse anime del mondo FIVI, capace di affrontare le esigenze di vignaioli che lavorano in territori e condizioni molto differenti tra loro.

L’Assemblea FIVI 2025 ha dimostrato che il movimento dei Vignaioli Indipendenti è più forte che mai. Con una nuova leadership determinata, un Consiglio Direttivo equilibrato tra esperienza e rinnovamento e una comunità sempre più coesa, il futuro dell’associazione si prospetta entusiasmante.

Anteprime di Toscana: i migliori assaggi del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”

“Tanto tuonò che piovve!” Sono finalmente giunte le Pievi alla valutazione per la stampa. Ne abbiamo parlato in diversi articoli tra cui Vino Nobile di Montepulciano: un viaggio attraverso le 12 Pievi durante Vinitaly 2024.

Scriviamolo subito a scanso di equivoci: promosse a pieni voti, senza riserve. Per la lode bisognerà attendere ancora del tempo, essendo numerosi i campioni di vasca ed en primeur (14 sul totale di 27) presenti durante l’assaggio.

Resta comunque l’idea riuscita di elevare la qualità complessiva del Sangiovese di Montepulciano, articolato in una valida differenziazione tra Pieve e Pieve (mancava solo Badia all’appello).

Ciò che conterà davvero, al di là dei buoni inizi, è il traino che potrà fungere verso le altre versioni presenti nel Disciplinare. Ancora aperti i dubbi sulle numerose proposte per il mercato: dall’agile Rosso di Montepulciano fino al Vino Nobile di Montepulciano Pieve, passando per Nobile d’annata, Riserva e Selezioni varie.

Da sinistra Dario Nardella europarlamentare e Andrea Rossi presidente del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Così parimenti la gestione delle uve scelte, che potrà avvantaggiare o meno i produttori nel conto finale. È di certo un momento di grande opportunità e come tale va vissuto, con ottimismo e con un pizzico di beneficio d’inventario.

L’impegno continuo del Consorzio Vino Nobile di Montepulciano e degli attori in gioco, rappresentati dai piccoli e grandi vitivinicoltori del territorio, non mancherà di riservare delle sorprese in futuro.

I migliori assaggi sono stati valutati alla cieca, in ordine di preferenza, in un panel di degustazione composto dal sottoscritto, da Adriano Guerri redattore di 20Italie e da Maurizio Valeriani direttore della testata giornalistica Vinodabere.

Migliori Assaggi Vino Nobile Montepulciano Pievi

Pieve Valardegna – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Il Molinaccio

Pieve Sant’Ilario – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Vecchia Cantina di Montepulciano

Pieve Cerliana – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – La Ciarliana

Pieve Cervognano – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2021 – Guidotti

Pieve Caggiole – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2022 – Poliziano

Pieve Cervognano – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Le Bèrne

Pieve Gracciano – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2021 – Tenuta Gracciano della Seta

Pieve Le Grazie – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Talosa

Pieve Ascianello – Vino Nobile di Montepulciano (campione di botte/vasca) 2023 – De’ Ricci

Pieve Sant’Ilario – Vino Nobile di Montepulciano 2021 – Poggio alla Sala

Pieve Valiano – Vino Nobile di Montepulciano (affinamento in bottiglia) 2021 – Tenuta Trerose

Pitti Taste 2025 – le aziende incontrate ai banchi d’assaggio

Si è conclusa la diciottesima edizione di TASTE, salone del food, organizzato da Pitti Immagine alla Fortezza da Basso di Firenze. Un vero e proprio viaggio nelle diversità del gusto, con 750 aziende di cui 150 alla prima comparsa. Il tema di quest’anno era “Nato sotto il segno del gusto”, ispirato dalle costellazioni, con nuove aree espositive che hanno focalizzato  l’attenzione su temi inediti, tendenze alimentari trasversali e di grande attualità. Fitto il calendario di presentazioni, eventi e degustazioni guidate sia in fiera che durante il Fuori di Taste. Una vera e propria vetrina dell’eccellenza del gusto.

Tante novità presenti, come le Aree monumentali e le Costruzioni Lorenesi, per poi passare al Padiglione centrale, che ha ospitato il “mondo dei salati”, ed il Cavaniglia, dove ad essere protagonisti sono stati i sapori dolci e la sezione dedicata  agli Spirits, con ben 34 etichette tra Gin, Vermouth e Amari. Da sempre uno degli appuntamenti più importanti del settore per selezionare i produttori.

Tra le numerose aziende, visitate ai banchi d’assaggio, segnalo le seguenti

Birra Luppola, una wet special Hop edition, definita anche “birra del raccolto”, in versione Magnum e con edizione limitata. I fiori di luppolo appena raccolti arrivano in birrificio entro poche ore per preservare tutti gli aromi ed i profumi. Una birra aromatica fruttata e floreale. Birra Luppolina è, invece, una Pale Ale romagnola, di color oro, bollicine fini, con schiuma bianca e persistente.

Azienda agricola Bellavista delle sorelle Nati in provincia di Ravenna, ha rinnovato e ampliato le cultivar con la realizzazione dell’impianto biologico di luppolo, che nel 2020 ha portato alla creazione del Giardino delle Luppole e ai prodotti derivati dalla nobile pianta.  www.ilgiardinodelleluppole.it

Parmigiano Reggiano del Consorzio Vacche Rosse, biologico e biodinamico, l’unico ad essere certificato da Icea e Demeter come prodotto di eccellenza e sostenibilità. Il Parmigiano Reggiano Vacche Rosse si distingue per un sapore complesso e armonioso, con note aromatiche di erbe spontanee. www.consorziovaccherosse.it

Prosciutto di Sauris IGP: nel cuore delle Alpi Carniche, Sauris è il Comune più alto del Fiuli Venezia Giulia ad un’altezza di 1200 metri. Prosciutto crudo di montagna, caratterizzato da una leggera affumicatura con legno di faggio che lo rende inconfondibile, morbido e aromatico.  www.wolfsauris.it

Testa Conserve – eccellenza siciliana di Catania. Da oltre duecento anni le barche della Famiglia Testa navigano nei mari di Sicilia in cerca del tonno rosso e del pesce azzurro. La loro storia è legata ad Ognina, l’antico porto di Ulisse, una storia che si rinnova di generazione in generazione. (filetti di tonno rosso, filetti di sgombro, filetti di acciughe salate, ventresca di tonno rosso). www.testaconserve.it

Renieri salumi  di Cinta Senese- Poggibonsi (Siena) – prosciutto di cinta senese stagionato almeno 24 mesi. La razza Cinta Senese ha sapore e caratteristiche uniche: sapidità e succulenza che la rende più gustosa. Il grasso è meno consistente, più fluido e molto gradevole al palato con ottime caratteristiche aromatiche. www.renieri.net

Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli dal 1882 – da Polesine Zibello (PR) Emilia Romagna – Culatello di Zibello stagionato  con un minimo di 10 mesi fino a 36 mesi, nelle cantine del palazzo trecentesco, un luogo ricco di storia, ove stagionavano i culatelli che un tempo venivano inviati ai duchi di Milano (gli Sforza), per i banchetti al Castello Sforzesco o come dono prezioso alla più alta nobiltà.  www.fratellispigaroli.it

Artigianquality- Bologna Emilia Romagna di Simona e Francesco Scapin – specializzati in produzione di mortadelle artigianali da maiali allevati anche allo stato semi brado. Nove tipi diversi di mortadelle tra le quali si trovano prodotti al Tartufo e al Pistacchio anche con Certificazione del Pistacchio Verde di Bronte DOP. info@artigianquality.com

Torrefazione Caffè Ronchese di Ronco Scrivia (GE) – Torrefazione fondata nel lontano 1959. La caratteristica dei prodotti è la tostatura a legna a cura del Mastro tostatore, attraverso un metodo esclusivamente artigianale, che richiede circa 20 minuti e raggiunge i 200-220°C, conferendo al caffè il caratteristico equilibrio e pienezza di gusto. www.torrefazioneronchese.it

Viscotta – Avola (Sicilia) – I prodotti dolciari Viscotta sono al 100% artigianali e lavorati a mano dalla Pastry Chef Vincenza Loreto, contengono solo mandorle varietà pizzuta di Avola, certificate dal Consorzio Mandorla di Avola. Le più pregiate per qualità e rinomata per il gusto ricco e delicato, dalle caratteristiche uniche, con la loro forma allungata e leggermente curva, il guscio liscio e duro e dai piccoli pori. All’interno si presentano piatte e marroni, profumatissime e delicate. www.viscotta.com

TIRRENA – Frescobaldi Sieci. La pasta Tirrena nasce nel miglior terroir per la coltivazione dei grani antichi, grazie alla simbiosi tra freschi terreni, clima mite e brezze del Mar Tirreno. Le caratteristiche minerali del suolo, unite al sapere della Famiglia Frescobaldi, donano a questa pasta un carattere unico. L’essicazione naturale di oltre 72 ore conserva inalterate le qualità organolettiche dei grani antichi.

LA CASERA – Azienda a Verbania Intra, frazione del Comune di Verbania, bottega e cantina di proprietà di Eros Buratti, uno dei più autorevoli affinatori di formaggi in Italia. Una professione antica che fa parte della tradizione di queste zone, circondate dal verde dei pascoli di montagna. A Taste è stato proposto in assaggio il formaggio Holzhofer da latte crudo, pasta burrosa e sapore minerale ben spiccato e intenso. Stagionato oltre 15 mesi. Una piccola ruota ricca di sapori grazie ai mesi di affinamento. Proviene da un posto molto speciale: dal caseificio Wartmann a Holzhof nel Canton Thurgau.

I formaggi scelti con cura da Eros vengono poi stagionati nella cantina naturale, con attenzione alle sfumature di profumi e aromi come nel caso della Robiola Incavolata, formaggio fresco che viene affinato in foglie di verza per 20 giorni, o del Donsanto, affinato in contenitori colmi di vino liquoroso. Robiole, Tome ossolane e piemontesi, Taleggi, il famoso Bettelmatt, prodotto da latte crudo di Bruna Alpina Piemontese, sono solo alcuni degli esempi della grande selezione di prodotti tipicamente legati a queste zone. Https://www.formaggidieros.it

Intervista a Fausto Bulgarini, viticoltore d’altri tempi

La splendida cantina, le cui fondamenta furono gettate nel 1930 da Emilio Bulgarini, è tutt’oggi incastonata in un territorio cerniera tra Lombardia e Veneto, nel borgo bresciano di Pozzolengo, da sempre crocevia tra le province di BresciaMantova e Verona, una cittadina con quasi 3600 abitanti, situata tra il lago di Garda e le sue colline moreniche.

Pozzolengo è un luogo affascinante, dalla storia millenaria, con un territorio prevalentemente collinare, ricco di acque e torbiere, attraversato dal torrente Redone: un vero e proprio ecosistema caratterizzato da una  biodiversità  piuttosto caratteristica delle aree umide. Un tempo il paese vedeva una profusione di pozzi su tutto il territorio comunale, tanto che l’antico toponimo cittadino era Pocelengo, appunto paese dei pozzi. Questo incantevole luogo costituisce la terrazza naturale esposta direttamente sul lago e una tra le zone vitivinicole più ampie e vocate del Lugana.

Dopo gli esordi agli inizi del ‘900 del padre, vinificando le uve dei vigneti familiari per condividerlo tra parenti e amici, sarà Bruno Bulgarini a contribuire all’ampliamento produttivo della cantina e darvi l’impronta commerciale che contribuirà al successo economico e alla fama del territorio.

Oggi, al timone della Cantina Bulgarini, vi è Fausto Bulgarini e sua moglie Virginia, eredi e al tempo stesso innovatori. Una tradizione vitivinicola familiare che hanno saputo proiettare verso la modernità e l’internazionalizzazione, lasciando intatta l’autenticità dei loro vini e contribuendo a dare maggior caratterizzazione al vitigno Turbiana.

Interpreti fedeli dei grandi vini di tradizione veneta, come ad esempio l’Amarone della Valpolicella, prodotto soltanto con uve provenienti dai tenimenti aziendali di San Pietro in Cariano in provincia di Verona.

Per Fausto Bulgarini, persona riservata e introspettiva, non è semplice parlare di sé stesso, anche perché totalmente estraneo all’aria da viticoltore parificato ad attore hollywoodiano tanto in voga oggi. Fausto è coerente con la sua personalità e i suoi valori, cresciuto in un ambiente contadino. Si definisce, molto semplicemente, una persona che ama profondamente il suo lavoro. Classe 1968, figlio di un’epoca tumultuosa di grande cambiamento, un’epoca in cui c’era poco spazio per lo studio e il divertimento e la gente si limitava a lavorare per vivere.

Ha avuto la possibilità di studiare fino ai 15 anni, poi la vita ha preso il sopravvento e ha lasciato la scuola, senza spegnere la curiosità, sempre viva e grande motore per approfondire tutto ciò che per lui costituisce interesse e meraviglia. Non gli è facile parlare di aforismi, libri preferiti o cose simili, reputandoli aspetti che fanno parte della sua intimità; preferisce invecr il riserbo e l’autenticità.

Ha visto mutare il volto del territorio in cui è vissuto nel corso degli anni, lungo le sponde del Garda, ove il turismo ha preso il sopravvento, ecco perché, al fine di ritrovare quella genuinità contadina, consiglia di spingersi nell’entroterra, dove il tempo sembra scorrere ancora a un ritmo diverso, un ritmo a misura d’uomo.

Testimone di questi cambiamenti, persona pragmatica, riconosce che fare vino oggi è molto diverso rispetto a un tempo: non basta essere un buon contadino che ama e lavora la sua terra, ma occorre essere anche un po’ avvocato, un buyer, un commercialista, un fiscalista. Insomma, per Fausto Bulgarini il mestiere del vino è un percorso difficile e faticoso di cui si parla davvero poco e significa dover indossare un’armatura con la calcolatrice in mano e un sacco pieno di pazienza, senza mai smarrire l’ardente passione con la quale si è cominciato.

Bulgarini, una storia di famiglia. Ce ne parlerebbe?

Provengo da una famiglia contadina, umile, che ha sempre vissuto dei frutti della terra. I ricordi di famiglia risalgono agli anni ’30, quando vennero acquistati i primi casali e terreni. Per molti anni ci siamo dedicati all’allevamento di bestiame, in particolare mucche da latte, e alla coltivazione di cereali. Ricordo che abbiamo sempre avuto anche vigneti per produrre il vino destinato al consumo familiare. In quegli anni, la sopravvivenza dipendeva dall’autoproduzione delle risorse essenziali, e possedere terreni significava garantire un futuro sicuro. Tuttavia, fu grazie alla passione di mio nonno che la coltivazione della vite assunse un ruolo sempre più centrale. Ben presto, la domanda superò la nostra produzione domestica e, quasi per destino, ci trovammo a dover aumentare la produzione anno dopo anno.

Quali sono le ragioni che l’hanno spinta a perseguire il mestiere di produttore?

A volte il retaggio familiare e l’eredità della terra non sono abbastanza: devo tutto a mia moglie Virginia che mi ha sostenuto nelle scelte che mi hanno portato a diventare un produttore affermato.

La peculiarità di un territorio che imbriglia due regioni del vino a suo dire…

Potremmo discutere a lungo su questo argomento, ma in tutta onestà sono grato alla vita. Sono nato e vivo in un luogo che racconta millenni di storia, un territorio ricco di laghi e montagne, con un clima ideale per molteplici coltivazioni. Il terroir è straordinariamente ricco di minerali e falde acquifere, un elemento fondamentale per la viticoltura di qualità. Certo, i cambiamenti climatici ci stanno mettendo a dura prova, ma credo che siano il monito della terra nei confronti dell’umanità. La storia ci insegna che l’uomo ha sempre bisogno di essere scosso per apportare cambiamenti e trovare nuovi equilibri.

Il suo personale modello agronomico, la sua filosofia produttiva e le peculiarità di Vini Bulgarini…

La mia vita si svolge nei vigneti. La nostra filosofia produttiva si basa sul rispetto dell’equilibrio tra terra e pianta, promuovendo sinergie ecosistemiche con le erbe spontanee, la fauna locale e le vigne. Abbiamo la fortuna di possedere vigneti di Turbiana con oltre 50 anni di età, piante robuste e di elevata qualità produttiva. Un focus sulle varietà autoctone ad alta tipicità territoriale, in particolare il Lugana DOC in tutte le sue espressioni. Negli ultimi anni, abbiamo intrapreso importanti ricerche enologiche sul metodo classico, con affinamenti sui lieviti fino a 40 e 60 mesi, ottenendo risultati straordinari. Il Trebbiano di Lugana, in combinazione con il terroir argilloso, conferisce ai nostri vini una straordinaria mineralità, freschezza e finezza, che permettono un eccellente potenziale di invecchiamento.

Cosa attende al winelover che sceglie di fare una visita alla sua cantina?

La nostra cantina oggi è completamente trasformata rispetto al passato. Abbiamo realizzato una barricaia scavata nel cuore della terra e una moderna area di vinificazione dotata delle più avanzate tecnologie. Inoltre, ci siamo orientati verso la sostenibilità, con impianti di autoproduzione energetica a basso impatto ambientale. Sebbene io sia profondamente legato alla tradizione, credo che essa debba rappresentare una solida base per sviluppare nuovi concetti e visioni. Gli ospiti che visitano la nostra cantina possono vivere un’esperienza completa, con un tour che illustra l’intero processo produttivo, culminando in una degustazione dei nostri vini abbinati a specialità gastronomiche regionali. Vi aspettiamo con piacere per condividere con voi la nostra passione e la nostra storia.

Passato, presente e futuro nei vini dei Campi Flegrei

Non capita tutti i giorni di trovarsi seduti a fianco di Vincenzo Di Meo, patron  de La Sibilla Vini, durante una degustazione alla cieca di Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei e apprezzarne l’impegno e la cura nel riconoscere alla cieca vini di cantine “concorrenti”.

È quanto accaduto a Passato, presente e futuro dei vini flegrei, una fotografia sullo stato dell’arte di questo areale a trent’anni dalla DOP. L’evento, organizzato lo scorso gennaio dalla Condotta Slow Food Campi Flegrei, ha visto coinvolti la Slow Wine Coalition e alcuni vignaioli produttori del territorio. Il fiduciario della condotta Campi Flegrei, Cosimo Orlacchio, ha fatto gli onori di casa; Elena Martusciello in un prologo appassionato ha ricordato la figura del cognato Gennaro e il suo ruolo pionieristico nell’enologia non solo del territorio flegreo ma della Campania tutta. Alessandro Marra, responsabile Campania Puglia e Basilicata per la Guida Slow Wine, ha moderato gli interventi di produttori, stampa e professionisti del settore.

Dieci i vini in degustazione, cinque da uve Falanghina e cinque da Piedirosso, declinati in diversi millesimi che, lungi dall’essere esaustivi nel racconto di un territorio, hanno piuttosto acceso spunti di riflessione tra i produttori presenti in sala. Il filo che ha intessuto la trama dell’intera serata è stata infatti la ricerca dell’identità territoriale attraverso i suoi vitigni principe e la visione del futuro prossimo per la denominazione.

La prima batteria di vini falanghina dei Campi Flegrei ci ha fatto viaggiare dal 2021 indietro fino al 2016. Punto di coerenza fermo per tutti i calici il carattere salino minerale, che, nelle diverse sfumature di ciascun vino, si esprimeva in alcuni bicchieri con maggior verticalità di palato, in altri con più succosità.

“Un filo conduttore che parla di riconoscibilità, pur mantenendo ognuno le proprie caratteristiche”, ha commentato Vincenzo Di Meo.

Più articolato invece il quadro dei cinque vini a base Piedirosso che, ancor più della Falanghina, può essere considerato il vitigno identitario dei Campi Flegrei. Possiamo leggere in questa varietà di espressioni la complessità del vitigno sia a livello agronomico che enologico.

Cinque calici, cinque vini completamente diversi, giocati tra varie gradazioni, dalle succose note fruttato-floreali fino alle nuance più terrose e ferrigne. In questo caso il tratto distintivo è determinato dalle caratteristiche stesse del piedirosso, da cui derivano vini di grande bevibilità, leggerezza alcolica e moderata tannicità, che attraggono il sorso già a partire dalle sfumature rubino o carminio brillante. Caratteristiche che rendono il piedirosso dei Campi Flegrei un vino contemporaneo e quindi, a ragion veduta, si rende necessario un’opera di promozione uniforme. In tal senso è intervenuta anche Mariangela Scotti, Presidente Associazione Ristoratori Flegrei che ha posto l’accento sull’importante lavoro di “localizzazione” di molte carte dei vini.

Le annate presenti di piedirosso andavano dalla 2021 alla 2015.

“È stata una sorpresa. Si tratta di poche bottiglie che non erano nate con l’intenzione di durare nel tempo”, ha parlato così Salvatore Martusciello del suo Sette Vulcani 2017.

Commento che porta a una riflessione ulteriore: la valutazione se uscire sul mercato a due anni dalla vendemmia.

Infine un punto è emerso con chiarezza da più voci: l’esigenza di fare squadra per consolidare e posizionare in maniera ferma l’immagine del territorio. Tuttavia la coesione necessaria a emergere la intravediamo già nel confronto condiviso, fatto non solo di parole ma di gesti concreti, come quello di assaggiare e riconoscere alla cieca i vini dei propri vicini di vigna.

Non possiamo dunque che condividere le parole di Cristina Varchetta di Cantine degli Astroni: “Con questa degustazione, una delle più belle sotto il profilo della longevità, i Campi Flegrei hanno raggiunto la maggiore età. In ogni calice il territorio è presente nella sua pienezza e interezza. Affermare il territorio Campi Flegrei è la strada da percorrere, come fatto da tempo in altri comparti vinicoli, nazionali e internazionali.”

I VINI IN DEGUSTAZIONE E  I PRODUTTORI PRESENTI ALLA SERATA

A etichette coperte abbiamo apprezzato, insieme con i produttori:

Falanghina 2021 Il IV Miglio – millesimo che anticipa note evolute, intrecciate ai tipici caratteri citrini

CRUna DeLago 2020 La Sibilla – esprime finezza nei sentori olfattivi e sorso equilibrato di freschezza agrumata

Vigna Astroni 2019 – di chiara impronta vulcanica e consolidata eleganza

Falanghina 2017 Agnanum – naso maturo e compiuto ma freschezza ancora prorompente

Falanghina 2016 Cantine Babbo – opulento con sprazzi balsamici

Vigna Solfatara 2021 Iovino – profumato, scorrevole, giocoso

Piedirosso 2019 Contrada Salandra – compatto nei sentori di piccoli frutti scuri e macchia mediterranea

Terra del Padre 2018 Cantine del Mare – elegante, speziato, succoso

Sette Vulcani 2017 – Salvatore Martusciello – note empireumatiche calde e speziature avvolgenti

Piedirosso 2015 Mario Portolano – Scuro, terroso, intrigante

Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità

Terra dei Fuochi, tre parole che incutono solo paura e dolore. Oltre 1000 gli ettari di estensione, un centinaio di comuni e quasi 3 milioni di abitanti tra le Province di Napoli e Caserta. Ad aggiungere benzina sul fuoco, metafora purtroppo quanto mai adatta, la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato lo Stato Italiano, per fatti contestati nei decenni precedenti la denuncia del 2013, per non aver agito con tempestività e dovizia di comunicazione nei confronti dei cittadini esposti al rischio elevato di tossicità e morte.

Dimentichiamo spesso problemi simili vissuti in Campania; li nascondiamo come si fa con la polvere sotto il tappeto, ma ogni tanto riemergono a ricordarci quanto è difficile stare in questi luoghi dove la malavita ha ostacolato qualsiasi attività lecita. E con la stessa ipocrisia di quando usiamo certe definizioni, per parlare di qualcuno che non sentiamo da tempo, preferiamo l’allocuzione “ha avuto un brutto male” persino per la nostra regione, vista come un corpo bellissimo, destabilizzato da tremende malattie per fortuna combattute oggi a colpi di legalità e rispetto per l’ambiente circostante.

Il coraggio di crederci

Ci vuole coraggio, ma non è per tutti si intende; chi rompe il ghiaccio diventa poi un esempio virtuoso per gli altri. Antonio Della Volpe, con la sua La Vita è Bella a Casal di Principe (CE), ha rischiato in proprio, se non altro nello scommettere con fiducia l’effetto che avrebbe prodotto sulle coscienze degli avventori, timorosi e incuriositi, il progetto “Rinascita”.

Valorizzare terre un tempo appartenute alla cosiddetta Campania Felix e imprenditori che hanno rilevato aziende sequestrate alla Camorra, faceva parte dei sogni di Antonio, che masticava di cucina già dai trascorsi al Grand Hotel Parker’s nella brigata dello chef Vincenzo Bacioterracino e all’Hotel Eden di Roma.

Nel 2007 vede la luce il primo locale “La Vita è Bella” a Trentola Ducenta, in cui proporre ristorazione e pizza, perfezionandosi poi nel 2015 al corso presso l’accademia di un mulino, per conseguire il successo della Pizza World Cup due anni dopo. Nel giugno 2021, insieme al cognato Amedeo Galoppo, che lo affianca al forno, Della Volpe decide di aprire il secondo “La Vita è Bella” stavolta a Casal di Principe.

Le aziende restituite alla legalità, selezionate nel Menù Rinascita Cap. II

Vicinanza al territorio e nuove collaborazioni, come le zucche della Fattoria sociale Fuori di Zucca di Lusciano, i funghi cardoncelli della Cooperativa sociale Terra Felix di Succivo e la confettura di melannurca e cannella de Le Ghiottonerie di Casa Lorena di Casal di Principe. E poi i presenti della prima ora, come la mozzarella di bufala campana Dop del caseificio della Cooperativa sociale Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra di Castel Volturno, i pomodori datterini dell’azienda Diana 2.0 di Villa Literno e i vini della Cantina Vitematta di Casal di Principe.  

La Fattoria sociale Fuori di Zucca coinvolge in modo attivo persone con svantaggio psico-sociale; la Cooperativa sociale Terra Felix è un acceleratore di attività e di progetti culturali e sociali a vocazione ambientale. Le Ghiottonerie di Casa Lorena, infine, è nata da un’idea della Cooperativa sociale E.V.A. che sostiene donne e bambini vittime di violenza e di cui abbiamo di recente evidenziato il comunicato della lodevole iniziativa intitolata Raccolta delle arance della Reggia di Caserta con la cooperativa Eva. Nel menu Rinascita Cap. II trovano spazio anche gli ortaggi dell’azienda agricola Lamberti di Orta di Atella e la birra “Rinascita” del birrificio artigianale Karma di Alife.

La proposte de La Vita è Bella

Si parte con un fritto squisito: l’Arancino di Sorrento, realizzato con riso Acquerello, grattugiata di limone, riduzione di basilico e pomodorino confit, servito su fonduta di parmigiano reggiano.

La Mia Montanara, pizza fritta ripassata al forno con ragù di maialino casertano, rimanda al ricordo del pane intinto nella salsa fatta dalle massaie. Il famoso cuzzetiello napoletano che tanto faceva arrabbiare le mamme, per quel boccone gustoso rubato dai figli fuori dall’orario di pranzo. Il piacere di fare le cavie a tali delizie ripagava persino dell’inevitabile colpo di mestolo sulle mani, scagliato da parte del genitore.

Altra pizza iconica che necessita di perfezione stilistica è la Salsiccia e Friarielli. Come per la storica Margherita, anche questa consente agevolmente di testare la bravura del maestro pizzaiolo. Della Volpe esegue il compito da manuale, ma il vero protagonista per realizzare questo piccolo capolavoro è la scelta della materia prima. Il broccolo è saporito, per nulla amaro, e si sposa bene con la carne e la provola.

Il Padellino alla Genovese rappresenta la tecnica pura nella lievitazione dell’impasto, con utilizzo di farina 0, pre-fermento di almeno 18 ore a temperatura controllata senza mai sforare nei tempi, evitando la rottura della maglia glutinica con conseguente acidificazione. Il pessimo risultato sarebbe quel classico odore di lievito, quasi ammoniacale, che accade spesso nelle lavorazioni artigianali casalinghe. La digestione verrebbe compromessa, provocando sete e pesantezza al cliente finale. Qui, invece, i sapori restano ben delineati e la genovese viene esaltata al meglio (seppur leggermente indietro di cottura).

Finale intrigante con la rivisitazione della Polacca Aversana, resa a mo’ di pizza in doppia cottura, con una crema pasticcera sublime arricchita da confettura di melannurca e cannella, senza utilizzo della amarene. Il menu prevede anche un’ampia sezione di proposte senza glutine. La gente attendeva qualcuno che puntasse sul territorio in un contesto difficile; siamo certi che molti altri hanno seguito e seguiranno lo stesso percorso, cancellando per sempre, un giorno, le pagine buie e amare del passato. 

Pizzeria La Vita è bella

Via Circumvallazione

Casal di Principe (CE)

Tel. 3881268927

Addio a Walter Mastroberardino storia d’Irpinia

Ci sono notizie che non vorresti mai avere. Persone che, forse perché ritenute a ragione un mito, dovrebbero esistere in eterno.

In viaggio verso Roma non posso che pensare alla dipartita di Walter Mastroberardino, 92 anni di storia fisica della viticoltura in Campania.

Erede di una dinastia che ha contribuito a salvare dalla scomparsa le migliori varietà d’uva in Irpinia, con lui va via un pezzo dei ricordi a me più cari. Quelli da nativo di questa terra bellissima e da amico di famiglia sin dagli inizi della mia passione per il vino.

Per fortuna resterà l’amore trasmesso ai figli Paolo e Daniela, per il territorio, per gli splendidi paesaggi, per l’asprezza stessa ed il sacrificio di fare sempre le cose fatte bene anche dopo la scissione in due rami separati della cantina Mastroberardino avvenuta nel 1994 e la fondazione da zero dell’azienda Terredora Di Paolo.

A Paolo, Daniela, i nipoti e tutti i suoi cari va il mio commosso ricordo. Una giornata davvero triste per tutti.

Assoenologi Campania affronta il tema dell’etichettatura vinicola – novità normative e impatto sui processi aziendali

Presso il polo universitario distaccato della Federico II – Dipartimento di Agraria per le Scienze della Vite e del Vino ad Avellino – è andato in scena il convegno organizzato da Assoenologi con tema: “Etichettatura vinicola – novità normative e impatto sui processi aziendali”. Grande l’interesse da parte degli addetti ai lavori, tra enologi, agronomi, imprenditori vitivinicoli, sommelier e giornalisti, con una sala gremita fino alla fine dei lavori.

La presenza di Teresa Bruno, Andrea Ferraioli e Michele Farro, in rappresentanza ai consorzi di tutela dei vini irpini, salernitani e flegrei e la moderazione del giornalista Luciano Pignataro, ha preceduto il saluto di rito di Roberto Di Meo, organizzatore della manifestazione e presidente di Assoenologi Campania.

Si parte con una parentesi sugli attacchi mediatici al mondo del vino, Report in primis, con disparità di trattamento mediatico tra il fermentato d’uva e i superalcolici, quest’ultimi protagonisti di una errata cultura giovanile del bere. Perplessità, inoltre, rispetto alla volontà del legislatore europeo di associare il termine alimento al vino; non ultima la digressione sul nuovo quadro normativo inerente al Codice della Strada, con le aspre per chi infrange la legge.

Luciano Pignataro ha sostenuto possa esistere un nodo di natura politica tra gli interessi delle multinazionali dietro ad un atteggiamento più blando verso i superalcolici e meno persecutorio, insistendo sulla necessità di comunicare il vino in quanto a prodotto della Dieta Mediterranea, oltre che nostra identità culturale.

Sostanziale l’intervento di Luigi Moio, professore ordinario di Viticoltura ed Enologia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”: dopo i ringraziamenti all’Assoenologi il prof. Moio, nonché presidente dell’OIV, ha voluto esprimere la sua riconoscenza nei confronti di Pietro Caterini, direttore scolastico della storica Scuola Enologica “De Sanctis”, per alimentare la passione negli studenti e renderli materia prima per il corso di laurea da lui fortemente voluto ad Avellino. Moio ha voluto considerare, malgrado le nuove riforme, che il vino non può essere considerato un alimento, precisando però le dizioni contenute nel nuovo quadro normativo, ossia ingredienti, additivi e coadiuvanti della produzione enologica. A suo dire <<il vino non dovrebbe essere considerato un alimento, così come non dovrebbe esserlo un additivo, tanto più che non vi è specificatamente una ricetta per farlo. Da questo punto di vista l’unico ingrediente, se così lo si voglia definire, sarebbe appunto l’uva, mentre tale comunque non dovrebbe essere considerato il suo coadiuvante, quando non lascia tracce una volta che il vino viene imbottigliato>>. Il professore ha ribadito poi la naturale attività dell’alcol, nella sua funzione di conservante assente nei cibi, diversificando il vino rispetto a quanto maggiormente contenuto nel Codice Alimentare e rammentando che è tra i pochi a non avere una data di scadenza.

Per Moio, con la nuova regolamentazione sull’etichettatura nutrizionale e l’elenco degli ingredienti, non cambio molto, tranne che per il QR Code, ponendo altresì un <<ragionevole dubbio sullo stabilire l’origine endogena o esogena dell’acido ascorbico, difficile a stabilirsi proprio perché anche naturalmente presente nel vino>>. In definitiva, Moio ha concluso affermando che la professionalità e le qualità umane degli operatori del mondo del vino non possano essere improvvisate, invitando al buon senso.

 

Impossibilitato a venire, Riccardo Cotarella, presidente nazionale della Assoenologi, ha salutato il pubblico e ringraziato Roberto Di Meo per l’organizzazione del convegno, si dice soddisfatto dell’intervento del prof. Moio e rammaricato per gli attacchi mediatici al vino, ribadendo l’importanza del suo ente per la promozione e salvaguardia del vino.

Salvatore Schiavone, responsabile dell’ICQRF per il Mezzogiorno, non ha dato troppa importanza alla differenza riguardo al vino nell’essere o meno un alimento, piuttosto ha tenuto a far presente quanto il dealcolato rientri nella nuova regolamentazione, richiedendo una categorizzazione del prodotto, a partire da ambienti produttivi separati, raccomandando letture accorte e giuste interpretazioni, invitando infine le cantine a contattare gli enti preposti in caso di dubbi, sollecitando comunicazioni fatte per tempo.

Francesco Manzo, attivo ne sistema di verifica e certificazione Rina Agrifood, dopo una panoramica generale sulla realtà aziendale, rammenta di come il Registro Navale abbia acquisito Agroqualità e di come quest’ultima a sua volta abbia assorbito la Ismecert e quindi le verifiche sulle denominazioni, con un paniere di ben 70 prodotti tra Dop e Igp; più certo ha fornito dati interessantissimi sul vino in Campania, raccolti negli ultimi 5 anni.

Le notizie salienti afferiscono ad una decrescita dei viticoltori che passano da 4278, all’inizio dell’ultimo lustro, ai 3479 del 2024, decrescita che attiene anche al numero di ettolitri dichiarati a denominazione o comunque atti a diventare tali. Nota molto importante: tra i clienti del Rina Agrifood si contano ben 700 imbottigliatori che, con la loro attività sul vino sfuso, hanno mantenuto il trend di vendite in diverse provincie extra regione Campania, decretando quindi un abbassamento delle masse a denominazione, tra declassamento ed altre pratiche assolutamente legali, con buona pace dei viticoltori stessi.

Tra gli interventi più atteso quello dell’avvocato Marco Giulio, specializzato in Diritto Agroalimentare con particolare riferimento alla disciplina giuridica della vitivinicoltura. Il suo ragionamento è partito con una disamina piuttosto erudita sui criteri primordiali di etichettare nell’antichità a partire dalle iscrizioni sulle anfore, ricordando però che l’etichetta debba fungere da effettiva carta di identità, narrando un prodotto, rendendo consapevoli i consumatori anche al fine di garantire una concorrenza leale e rispettando le regole tra le aziende che fanno marketing. L’avvocato ha tenuto a precisare <<quanto negli ultimi 15 anni, le informazioni sulle etichette siano aumentate e questo anche perché legislatore europeo sostenga possa vantaggioso per il consumatore. Inoltre, in presenza di altro QR che rimandi al sito aziendale o comunque finalizzato ad altro, esso dovrà essere ben separato da quello ad uso esclusivo di ingredienti e tabella nutrizionale, così come tutta la comunicazione della bottiglia in questione dovrà essere coerente e coincidente a quelle riportate in etichetta su ogni altro medio>>.

È bene comunque ricordare che la necessità di informare i consumatori non è una esigenza recente ma risale bensì all’8 dicembre 1978. Tra i regolamenti per alimenti, precisamente il reg. UE 1169/2011, il vino figura come il prodotto della fermentazione alcolica del mosto d’uva, l’unico tra gli alimenti a poter beneficiare di un QR code apposito per ingredienti, tabella nutrizionale, smaltimento, elemento quest’ultimo che molti giuristi vorrebbero tener fuori dal quick response code.

Altra raccomandazione, per i valori energetici del calice di vino standard, è che le quantità siano rapportate ai 100 ml, con la facoltà di utilizzare anche i Kjoule, purché siano espresse le Kcal. Tali informazioni devono essere riportate in una delle lingue riconosciute dall’Unione Europea, come sostenuto anche nel regolamento 1308/2013 dell’OCM Vino, così come da regolamento UE 2021/2117, pertanto sarebbe bene utilizzare la doppia lingua nell’etichetta, ad esempio italiano e inglese.

Per Marco Giulio <<il futuro dell’enologo sarà nell’utilizzo delle IA e degli avatar al fine di poter spiegare bene ai consumatori l’origine del prodotto e il contenuto della bottiglia. Nei vini sfusi ingredienti e tabella nutrizionale dovranno figurare nei documenti di trasporto, diversamente dai vini imbottigliati in quanto tali informazione saranno presenti già in etichetta. Gli additivi, designati al pari degli ingredienti dal reg. 934/2019, dovranno essere indicati soltanto se comportano rischi di intolleranze e allergie, esattamente come i coadiuvanti tecnologici, quest’ultimi menzionati in caso di presenza residua nel prodotto>>.

Tra gli elementi presenti nella tabella nutrizionale presenzieranno, oltre al già citato valore energetico, la quantità di grassi e di acidi grassi saturi, la quantità di carboidrati e zuccheri, di proteine e sale, stando all’analisi del vino effettuata dal produttore. Alla categoria degli additivi, come è già noto, fanno parte i regolatori di acidità e gli agenti stabilizzanti in linea generale, rimandando a tabelle ufficiali e comunque più esaustive. Insomma, dalle diverse prospettive dei vari relatori traspare la necessità di fare un upgrade culturale del vino, così come dal punto di vista normativo ai fini di una maggior tutela per il consumatore, attraverso informazioni che siano coerenti non solo nei documenti e nelle etichette, ma anche attraverso i siti web ed altri canali di comunicazione e marketing.