Grecia nel piatto e nel bicchiere: un viaggio tra mare, sole e cultura

Il mio viaggio nelle isole Cicladi diventa l’occasione per raccontare un percorso enogastronomico che si intreccia con storia, cultura e suggestioni mediterranee. Queste isole non sono soltanto sinonimo di spiagge da cartolina: custodiscono un patrimonio ricco e stratificato, frutto di influenze diverse. Con sorpresa scopro le tracce lasciate dai Veneziani, che nei secoli della Repubblica Marinara solcavano questi mari per commerci con la Serenissima.

Castelli, bastioni e antiche costruzioni ancora oggi testimoniano la loro presenza, in un contesto che appare come una porta sospesa tra mondo cristiano e musulmano, tra Oriente e Occidente. A fare da scenario, le immancabili chiese ortodosse, candide e luminose, spesso sormontate da cupole blu: un paesaggio architettonico che riprende i colori della bandiera greca e che incornicia l’identità autentica delle Cicladi.

La cucina greca è un inno alla semplicità mediterranea, un equilibrio luminoso tra pochi ingredienti, mani esperte e sapori netti. Nelle isole Cicladi, questo canto si fa ancora più autentico: qui il mare incontra la terra arida e le erbe selvatiche, la luce intensa del sole avvolge orti e pascoli, e ogni piatto racconta una storia di vento e di sale.

Il cuore della Grecia in tavola

L’insalata greca, o Horiatiki, è un mosaico di colori e freschezza: il pomodoro maturo sprigiona dolcezza, il cetriolo croccante rinfresca, la cipolla rossa punge, mentre la feta, con la sua sapidità cremosa, lega il tutto insieme alle olive Kalamata e a un filo di olio d’oliva profumato. Il Tzatziki, con yogurt vellutato, cetriolo e aglio, è una carezza fresca con un finale aromatico. Nei Dolmadakia, le foglie di vite sprigionano sentori erbacei e di terra umida, abbracciando un ripieno di riso dal gusto delicato. Moussaka è simile a una parmigiana con strati di melanzane, carne macinata, besciamella e spezie, presenti ovunque.

L’anima delle Cicladi

Ogni isola custodisce un’identità gastronomica distinta, modellata dal clima e dalle risorse locali. Tra i piatti che si lasciano ricordare, la fava di Santorini è una vellutata dal colore dorato e dalla consistenza setosa, dove la dolcezza del pisello giallo incontra la sapidità dei capperi o la concentrazione aromatica dei pomodori secchi. Le Tomatokeftedes, frittelle di pomodoro ed erbe, sprigionano profumi estivi e una croccantezza che invita al bis.

Formaggi e sapori forti

Il kopanisti, piccante e speziato, pizzica il palato e risveglia i sensi, mentre il San Michali di Syros e il Graviera di Naxos offrono un equilibrio tra dolcezza e carattere. Il manoura di Sifnos, stagionato in vino, regala un bouquet vinoso e intenso. La louza, salume speziato e marinato in vino ed erbe, è un’esplosione di aromi balsamici e speziati che evocano feste di paese e brindisi al tramonto.

Piatti rustici e convivialità

La Froutalia di Andros e Tinos, con patate, uova e salsiccia, è un piatto robusto, avvolgente, perfetto per la condivisione. La matsata di Folegandros, pasta fresca fatta in casa, sposa sughi di carne teneri e succosi, mentre il ksinotira di Naxos aggiunge una nota decisa, quasi piccante, a patate e verdure locali.

Mare in tavola e dolci finali

L’astakomakaronada, pasta con aragosta, unisce la dolcezza delicata della polpa al sugo di pomodoro dal profumo mediterraneo. Il gouna, sgombro essiccato al sole, concentra in sé il sapore del mare e del vento.

E poi i dolci: il Baklava preparato con strati sottilissimi di pasta filo alternati a noci, mandorle e pistacchi tritati arricchiti da spezie come cannella o chiodi di garofano. Dopo la cottura viene irrorato con sciroppo di miele e limone, viene tagliato a triangoli ma si può trovare anche tagliato a quadrato o a rombo.

Mangiare alle Cicladi è lasciarsi avvolgere da profumi di origano e timo, da un olio d’oliva che sa di sole e pietra, da formaggi che parlano di pascoli battuti dal vento. È un’esperienza sensoriale completa. La cucina delle Cicladi è una fusione armoniosa di mare e terra: legumi e formaggi forti, pesce fresco, torte alle mandorle, fritti fragranti e piatti antichi resi attuali. Ogni isola ha le sue versioni uniche, ma lascia sempre un’impressione chiara: sapori autentici, ingredienti locali e un invito a vivere la Grecia con gusto genuino.

Santorini, il vino che sa di mare e vulcano

C’è un filo invisibile che lega il vento salmastro dell’Egeo, la luce abbacinante delle Cicladi e la terra scura di un vulcano addormentato. È lo stesso filo che intreccia le radici dei vigneti di Santorini, un mosaico di soli 3.706 ettari dove la vite cresce avvolta a cestello per proteggersi dal sole e dal meltemi, e dove la concentrazione di cantine per metro quadrato è la più alta al mondo.

I terreni vulcanici dell’isola sono una benedizione per la viticoltura: hanno la capacità di trattenere l’umidità notturna e la rugiada marina, rendendo quasi superflua l’irrigazione, utilizzata solo per i vigneti più giovani, fino ai quattro anni di età. È proprio grazie alla natura vulcanica del suolo che la fillossera – il flagello che nel XIX secolo devastò i vigneti di mezzo mondo – non ha mai attecchito qui, permettendo alle viti di crescere ancora oggi a piede franco, custodi di un patrimonio genetico autentico.

La coltivazione segue un metodo tradizionale e ingegnoso: piccoli alberelli intrecciati in forma di nido per proteggere grappoli e foglie dal vento costante e dalle alte temperature estive. Una viticoltura estrema che produce rese bassissime, ma vini di carattere inimitabile.

Qui, tra 40 vitigni e un patrimonio ampelografico unico, i protagonisti sono tre bianchi autoctoni – Assyrtiko, Athiri e Aidani – e tre rossi – Mandilaria, Mavrotragano e Mavrathiro – soprannominati le “3M”. L’Assyrtiko, in particolare, è il vino simbolo dell’isola: un bianco dalla struttura quasi “rossa”, capace di superare i 13,5° e di combinare corpo, complessità e una freschezza vulcanica inconfondibile.

La mia degustazione a Santorini è stata un viaggio sensoriale in tre atti

Il bianco – PESKESI, Pagonis Family

“Peskesi” in greco significa dono, ed è davvero un regalo per il palato. Brillante nel calice, seduce con un naso intenso di frutti bianchi e gialli. In bocca è una danza di freschezza e sapidità, arricchita da note iodate, fruttate e da un soffio di erbe aromatiche, con un finale agrumato persistente che sembra portare con sé la brezza marina.

Il rosso – Mm (Me), Cantina Sigalas

Un incontro tra Mavrotragano e Mandilaria (50% ciascuno), annata 2022, IGP delle Cicladi. Rubino intenso e brillante, al naso offre un bouquet caldo e terroso, con echi di Sangiovese, frutti rossi freschi e una leggera speziatura. Al sorso, freschezza e mineralità si uniscono a una sapidità che parla di mare, con quelle tipiche note iodate che sono la firma dell’isola.

Il passito – Vin Sánto 2016, Estate Argyros

Il nome è assonante al nostro Vinsanto a loro ci tengoo a sottolineare che è Vin (vino) Sánto (di Sántorini) e che quindi si tratta soltanto di na similitudine. L’arte dell’appassimento in pianta al sole regala a questo blend (80% Assyrtiko, 10% Athiri, 10% Aidani) un colore ambra scuro e un naso gentile. In bocca è vellutato e fresco, con ricordi di frutta candita, bergamotto e un tocco di china. Un vino che sa di tramonto e di pazienza.

“Estate Argyros”, l’anima del vino vulcanico di Santorini

Tra i terrazzamenti battuti dal vento e la luce accecante dell’Egeo, sorge Estate Argyros, una delle cantine più prestigiose di Santorini e punto di riferimento per chi desidera conoscere l’anima vinicola dell’isola. Fondata nel 1903 da Georgios Argyros, l’azienda affonda però le radici in una tradizione familiare ancora più antica, oggi custodita e rilanciata dalla quarta generazione.

Con oltre 120 ettari di vigneto, molti dei quali composti da ceppi secolari a piede franco, Estate Argyros rappresenta la più estesa proprietà vitata privata di Santorini. Qui il protagonista indiscusso è l’Assyrtiko, vitigno simbolo dell’isola, che nei suoli vulcanici trova la sua espressione più pura: vini dal profilo teso, minerale e salino, capaci di riflettere il mare e la pietra.

Accanto alle versioni classiche, la cantina propone etichette iconiche come la Cuvée Monsignori, l’Evdemon e il tradizionale Nykteri, fino ad arrivare al sontuoso Vinsanto, vino passito che ha reso celebre Santorini nel mondo.

Visitare Estate Argyros significa vivere un’esperienza completa: dalla passeggiata tra i filari bassi a cestino, al racconto delle tecniche viticole uniche dell’isola, fino alla degustazione guidata nella moderna sala panoramica. Un viaggio nel tempo e nel gusto, capace di coniugare rispetto per la tradizione e visione contemporanea. In un luogo dove il vulcano ha plasmato la terra e la storia, i vini di Estate Argyros raccontano la forza e l’identità di Santorini, sorso dopo sorso. A Santorini, il vino non è solo un prodotto agricolo: è cultura, paesaggio e storia. Ogni sorso porta con sé millenni di resilienza, dall’epoca minoica alla rinascita post-eruzione. E quando, alzando il calice, brindano dicendo “Già mas”, non è solo un augurio: è un invito a far parte di un’isola che ha fatto del vino la sua anima.

Amangiare, il nuovo format firmato Maturazioni Pizzeria apre a Pomigliano

Tradizione napoletana, contaminazioni creative e la celebre pizza nel ruoto

Dopo aver conquistato milioni di follower sui social e aver fatto il suo ingresso lo scorso luglio tra le 100 migliori pizzerie d’Italia secondo 50 Top Pizza, il team di Maturazioni Pizzeria, guidato da Antonio Conza e Gabriella Esposito, è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

A ottobre a Pomigliano d’Arco nasce Amangiare, un format innovativo che unisce cucina e pizzeria in un unico spazio, pensato per accogliere chi ama la convivialità e la buona tavola dalla mattina alla sera.

«Con Amangiare vogliamo raccontare un pezzo della nostra infanzia e allo stesso tempo dare spazio a un’idea di cucina semplice, stagionale e autentica, dove le donne avranno un ruolo centrale come già avviene in Maturazioni – spiega Gabriella Esposito, anima del progetto insieme al marito Antonio Conza. È un format che ci somiglia, che unisce la voglia di innovare al rispetto per la tradizione: un luogo dove tutti possano sentirsi a casa».

 Amangiare è molto più di un locale: è un richiamo alle radici, un ritorno ai sapori dell’infanzia e ai piatti della tradizione napoletana come genovese, pasta e patate o scarpariello, senza dimenticare contorni freschi e stagionali, il tutto in un ambiente minimal e contemporaneo, ispirato ai colori nordici. E naturalmente non poteva mancare la pizza nel ruoto, quella che ha reso iconica la firma di Maturazioni.

Il nome stesso racconta una storia: “a mangiare” come l’invito che da bambini ricevevamo dai genitori, e allo stesso tempo un gioco di parole che richiama “amare mangiare”, perché qui la cucina è passione autentica. Durante il pranzo si potrà scegliere tra piatti tradizionali e proposte veloci da asporto, mentre la sera il focus sarà sulla pizza, per portare a casa o gustare in piccoli angoli dedicati. La scelta di Pomigliano d’Arco non è casuale: un territorio dinamico, ideale per offrire un punto di riferimento gastronomico a chi cerca qualità e genuinità anche in pausa pranzo.

Napoli, La Riggiola racconta il suo menù estivo

Un invito a una serata stampa con cena a cui è impossibile dire di no. Dove e perché? In uno di quei luoghi della nostra città che è impossibile non conoscere, il quartiere Chiaia.

I napoletani lo identificano da sempre come la zona più elegante della città: da Piazza Amedeo a Piazza dei Martiri è possibile fare un tuffo nel passato e poter vedere significativi esempi di architettura liberty napoletana. Un percorso che comprende anche Via Crispi, Via del Parco Margherita, Via dei Mille e Via Filangieri che, a metà dell’Ottocento, furono realizzate per permettere di attraversare i giardini delle Ville Nobiliari e affacciarsi sul fantastico lungomare con vista di Capri, il Vesuvio e la Collina di Posillipo.

Negli anni le vie di questo quartiere, sono divenute poi quelle dove poter passeggiare per fare dello shopping, ma non solo, visto che si possono trovare anche hotel di lusso e ristoranti.

Perché la cena, che si svolge al Vico Satriano, proprio in uno dei vicoli che danno sul lungomare, alla Taverna “La Riggiola”? Una tipologia di locale il cui significato etimologico negli ultimi decenni è stato giustamente rivalutato rispetto al concetto ancestrale che la definiva. La taverna oggi la associamo ad un’osteria elegante o rustica che sia, ma questo dipende dal titolare e dalla sua storia.

Quella di Pietro Micillo, il patron della taverna, è di un uomo legato alla terra partenopea. Da quattro generazioni la sua famiglia si dedica all’attività agricola, ed oggi le aziende Micillo rappresentano un modello di efficienza e modernità, grazie anche alla loro specializzazione nella produzione di vegetali e ortaggi tipici del nostro territorio che rischiavano di scomparire.

Tutti i prodotti sono alla base del progetto del patron Pietro, e cioè creare un menù più green e a km zero, con una proposta di “cene sostenibili”, dove si privilegia la stagionalità e tutto viene riutilizzato per evitare lo spreco. A curare le proposte culinarie è lo chef Marco Montella, giovane ma con varie esperienze alle spalle in Italia e all’estero, che ha deciso di tornare a Napoli perché anch’egli animato dalla stessa passione di Pietro, quella di cucinare ma anche proteggere l’ambiente e la sua biodiversità.

Pietro fa gli onori di casa e ci accompagna ad un tavolo tutto addobbato con parte dei suoi prodotti agricoli che in mattinata ha raccolto per noi nella propria tenuta di Pianura: i Fagioli a Formella, i Fagiolini Lunghi, delle Melanzane Baby (baby perché raccolte prima), i Peperoni Cornetto, i Peperoncini di Fiume, altri legumi e finanche un’erba spontanea, la Pucchiacchella (il nome scientifico è Portulaca Oleracea), ben nota a noi partenopei, abituati a condirla a modo di insalata insieme alla rucola per stemperare la sua piccantezza..

Ci parla con emozione di questi prodotti e con i quali è stato pensato e realizzato il menù della serata, dato che il normale menù alla carta prevede sia delizie del mare, sia piatti tradizionali che dolci artigianali.

Tutte le portate servite sono state realizzate nelle giuste porzioni e la gestione delle materie prime è stata perfetta: tutte leggere ed appetibili, anche alla vista.

Il roll con alga nori e un piccolo trancio di cefalo cerino in bella vista, quello più delicato per intenderci, che se trovo in pescheria sicuramente compro, mi ha dato buone sensazioni e pulizia finale di bocca grazie alla senape al miele.

Buonissima la consistenza e delicatezza del Tacos home-made: i peperoncini verdi con i pomodorini, per il sottoscritto di origini vesuviane, mi hanno riportato indietro nel tempo; ottima la stagionatura del caciocavallo che ha donato la giusta sapidità senza alterare l’equilibrio generale. La mattonella, se me lo concedete, la riggiola di parmigiana di melanzane eccezionale, sia per la qualità del sugo che per la singola frittura delle melanzane; un giusto mix tra la tendenza dolce e l’amaro.

Arriviamo ai fagiolini lunghi cucinati a modo di spaghettoni e presentati come tali in una forma a nido, mantecati con un leggero e ottimo sughetto di pomodori arricchito di olive nere e capperi, diciamo stile puttanesca, mi hanno colpito per la consistenza e i sapori; piacevole anche la nota fresca finale di mentuccia.

Dopo la buona e salutare variazione di legumi, per chiudere non poteva mancare un buon dolce, anch’esso fatto in casa. La casa, quella che mi hanno fatto percepire Pietro e i suoi collaboratori: dalla giovane Wendy Nieva che in sala affianca Fabio Di Costanzo, l’esperto mâitre nonché responsabile della cantina.

La sua proposta dei vini è ricca di etichette del territorio, tra le cui referenze ci sono quelle che ci ha offerto stasera, e cioè il cosiddetto “vino della casa”, una DOC Falanghina del Sannio e una Doc Sannio Aglianico prodotte dal cognato Massimo Del Pezzo, nell’azienda Santo Spirito a Melizzano. Buoni entrambi i vini. Ho bevuto principalmente la falanghina del Sannio, dalle intriganti ed eleganti note fruttate ed erbacee, una buona struttura, come deve essere la falanghina beneventana.

La braceria Carbonè di Palma Campania propone il ragù anche d’estate

Pietro e Mario sono l’anima di Carbonè, meat house e braceria nel cuore di Palma Campania, dove i due fratelli Carbone declinano la carne a tutto tondo. Macellai da generazioni, in Carbonè hanno creato un locale che va oltre la solita idea di ristorante: una vera e propria bottega di formaggi, salumi, pasta e confetture, oltre alle pregiate carni di varie razze bovine. Tutti prodotti che fanno parte del menù, insieme a una carta vini di oltre quattrocento referenze.

E’ proprio con un’accurata selezione di formaggi e salumi che ci introducono ad una cena degustazione dal cuore alquanto atipico per una sera d’agosto: il ragù.

“I primi della tradizione napoletana sono richiesti tutto l’anno”, ci ha spiegato Pietro. Non solo il ragù ma anche la genovese. Proposta che funziona, come abbiamo avuto occasione di sperimentare durante la cena, dove re della tavola è stato proprio il ragù, nella doppia versione alla bolognese e alla napoletana.

Due tradizioni e due approcci completamente diversi, che messi a confronto hanno avuto un unico comune denominatore: la leggerezza, attributo che ha permesso di sdoganare un sugo a lunga cottura anche nel menù estivo.

La bolognese di Carbonè prevede l’utilizzo di macinato di carne vaccina mixato a un 20% di carne di maiale, che conferisce delicatezza. Durante la cottura di circa sette ore, non c’è nessuna aggiunta di latte, conferma Pietro, come invece è previsto dalla ricetta tradizionale della bolognese, depositata alla Camera di Commercio di Bologna e codificata per la prima volta da Pellegrino Artusi nel 1891. E mentre in Emilia la bolognese viene considerata il condimento ideale della tagliatella all’uovo, noi l’abbiamo gustata con i rigatoni. Asciutta d’olio, cremosa e delicata si accompagna perfettamente al Piedirosso del Sannio DOC 2023 di Fattoria La Rivolta.

Il ragù alla napoletana ci porta invece nella matriarcale cucina di Donna Rosa Priore, dipinta in maniera magistrale da Eduardo De Filippo in Sabato, domenica e lunedì. E d’altronde fu proprio Eduardo a immortalare la leggendaria ricetta in una poesia, ‘O rraù.

Qui i tagli di carne sono a pezzi interi e includono gallinella di maiale, tracchia, muscolo, punta di petto e salsiccia oltre alla tradizionale braciola, ripiena di prezzemolo e pecorino romano a pezzetti, ma senza uvetta e pinoli, non sempre apprezzati. Perché il ragù napoletano non è solo il sugo che condisce la pasta, è un pranzo completo.

La cottura di oltre otto ore restituisce un sugo denso ma leggero che condisce ziti spezzati, anch’essi parte della presentazione più tradizionale del ragù napoletano. In abbinamento Neromora Aglianico DOC 2020 di Vinosia, che ci ha accompagnato anche sulla portata successiva.

Continuiamo la nostra cena degustazione con una costata di Vacca Vecchia riserva Carbonè, filetto e controfiletto di un animale macellato a trentasei mesi. Se il ragù era il cuore della serata, con la bistecca arriviamo alla vera anima della braceria, che in carta vanta numerosi tagli pregiati: dalla manzetta beneventana, alla galiziana con frollatura di quaranta giorni, dalla angus fino ad arrivare alla kobe giapponese.

Perfetta è la cottura al sangue della costata, che lascia la carne compatta e succosa e la mantiene tenera anche a distanza di tempo.

“Il segreto è nella cottura reverse”, ci ha spiegato Mario, ossia una tecnica di cottura riservata a tagli spessi, che prevede il passaggio per qualche minuto in forno a 350°, affinché il calore raggiunga il cuore della carne. Successivamente la costata riposa qualche minuto e poi termina la preparazione sulla brace. Ci alziamo da tavola sazi ma non sfiniti, a dimostrazione di quanto la qualità dei prodotti oltre che le tecniche di cottura siano il fattore decisivo che rende accessibile un menù a tema carne anche nel periodo più caldo dell’estate.

Gala Maris a Praiano, un’idea gourmet nata a pochi passi dal mare della Costiera

La divina Costiera non smette di stupire. Accanto agli scorci incantevoli ed alle spiagge incastonate tra fiordi di rara bellezza, la cucina mediterranea riscopre un passo diverso grazie alle nuove leve della cucina campana come Gustavo Milione di Gala Maris, che hanno costruito la propria autostima in giro per il mondo, con particolare attenzione alle tradizioni dell’Italia gastronomica.

Il pesce non può essere un protagonista secondario e va lavorato con cura e ricerca, anche utilizzando idee innovative e versioni fusion nelle pietanze. La miscellanea tra culture diverse sarà un argomento cardine per il futuro del settore, sempre più bisognoso di un’identità incontestabile per confrontarsi con i numerosi competitor internazionali.

Essere gourmet per Gustavo non significa fare fumo senza arrosto. Viene aiutato nel progetto dalle sorelle Sofia (la compagna) e Mina Fusco, titolari del ristorante con annesso lido e dell’intero complesso denominato Alfonso a Mare, costituito da 14 camere confortevoli in 2 dependance con vista sulle acque cristalline della baia di Praiano.

Un rispetto per la famiglia che si legge già nel menu, con un piatto dedicato alla memoria di Luca, il padre di Mina e Sofia, amante delle candele con tonno e pomodorini. Cinque le soste per chi sceglie la degustazione completa ad euro 125, escluso abbinamento vini. Tra le proposte per una cena romantica sotto i candidi riflessi della Luna, tanto mare, ma anche amore per la terra fatta di verdure ed erbette aromatiche colte a chilometro zero.

E poi la nobilitazione del quinto quarto, lavorato e reinventato come solo pochi sanno fare. Si comincia proprio dal mini bun salato con salsiccia di pesce e quinto quarto di totano in salsa yogurt. Gli appetizer proseguono poi con una gustosa carbonara rivisitata ed il totano con patate su gel di limone fresco.

Tra gli antipasti il polpo arrosto cotto prima a bassa temperatura e rifinito su griglia giapponese, con purea di patate, maionese di polpo e pomodorini secchi. Uniche e tra i migliori piatti di pasta presentati in Campania, le fettuccine di lampone, burro alle erbe e tartufo.

Ed è infatti tra i primi che Milione dà il meglio di sé con la sua “Napoli-Kagoshima” nata per l’amore nei confronti delle usanze giapponesi, con pasta mista cotta in Dashi, con riduzione di crostacei e acqua di molluschi, tarallo di Napoli, zenzero, soia, lattuga di mare e katsuobushi. Accanto un padellino con il ristretto del brodo per lasciar dosare al meglio il sapore in piena libertà.

Finale con un’altra primizia del Gala Maris: la frollatura del pescato, dimostrata alla perfezione nella costata di cernia con limone, prezzemolo e miso di ceci, accompagnata da una delicata ciambotta mediterranea.

Arriva così l’ora delle dolci coccole: tiramisù al caffè e nocciola o fior di fragola, panna e champagne calano il sipario su una cena a base di creatività, condita da tanto coraggio e visione avanguardista per la ristorazione del presente e del futuro. Nelle mani curiose del piccolo erede di casa, che osserva il papà dietro ai fornelli, c’è tutta l’aria di famiglia di Gala Maris.

Sardegna: “metodo Riemma”, relax senza rinunciare al gusto di una buona pizza

“Ogni pizza è un atto d’amore e, come tale, necessita di dedizione verso ogni ingrediente, di uno sguardo diverso ogni giorno per garantire un equilibrio costante” – con queste parole Emanuele Riemma, executive chef della pizzeria Maiori a Cagliari e Maiori Villasimius, presenta il Metodo Riemma.

E sono proprio equilibrio, precisione e disciplina le parole chiave del Metodo Riemma, un approccio unico, attento e preciso frutto di anni di ricerca e sperimentazione, che mira non solo a migliorare la qualità dell’impasto, ma lo eleva a una vera e propria esperienza sensoriale. Emanuele Riemma ha una passione innata per la disciplina e la precisione, il suo metodo nasce proprio da qui, dalla voglia di migliorare, interrogarsi senza mai dare nulla per scontato.

“Mi alleno ogni giorno per perfezionare un gesto che sembra semplice ma non lo è, perché racchiude in sé tecnica, ascolto e rispetto. Il mio banco da lavoro è un tatami e, come nel taekwondo, ogni dettaglio fa la differenza, anche quello invisibile agli occhi” afferma Emanuele che vanta una carriera agonistica di Taekwondo come campione italiano e atleta nazionale.

Emanuele, campano che ha portato la sua arte pizzaiola in Sardegna, propone per questo periodo una pizza leggera adatta a tutti, dagli amanti dello sport che scelgono l’isola e i suoi meravigliosi paesaggi per praticare attività all’aria aperta come trekking e ciclismo ma anche attività marine come surf, vela e canoa, alle famiglie in vacanza che scelgono la Sardegna per le sue spiagge da sogno, il mare cristallino e i fondali bassi, ideali per i bambini e che vogliono condividere momenti di convivialità, fino ai vip che possiedono ville esclusive e cercano un’esperienza gastronomica raffinata e salutare.

La proposta di Riemma si inserisce perfettamente nel contesto di quest’isola che attrae come ogni anno turisti da tutto il mondo, desiderosi di scoprire non solo le sue lunghe distese di sabbia bianca, le dune maestose, le piccole conche di acqua turchese senza dimenticare le dolci colline e le aspre creste montuose, ma anche di assaporare piatti autentici e innovativi. Il Metodo Riemma rappresenta un connubio tra tradizione e innovazione, equilibrio e precisione, un ponte ideale tra Campania e Sardegna che offre un’alternativa sana e gustosa per chi vuole prendersi cura di sé senza rinunciare al piacere di una buona pizza.

“Quando praticavo Taekwondo, durante le pause dalla dieta, mangiavo il calzone col salame, la margherita o la bianca con prosciutto, rucola e parmigiano. E ancora oggi che mi alleno non rinuncio a sedermi a tavola e gustare la mia pizza con calma”, afferma Emanuele Riemma che proprio per questo periodo estivo predilige e propone nelle sue pizzerie una pizza gustabile da tutti: sempre impasto lavorato con farina Varvello quindi con un basso indice glicemico e facilmente digeribile; questa caratteristica rende la pizza adatta a tutti, dagli sportivi ai diabetici, dai bambini a chi segue un’alimentazione controllata. 

E poi prodotti stagionali e campani come le verdure dalle zucchine ai peperoni, dalle melanzane al pomodoro fresco unito ad un fiordilatte ad alta digeribilità o senza lattosio. “Ho portato da sempre in Sardegna un’idea di pizza che sia leggera, equilibrata e per tutti, senza perdere di vista la qualità e il gusto autentico”, racconta Emanuele che offre alla sua vasta clientela, che sia in vacanza, in attività sportiva o semplicemente desideroso di un pasto sano, una pizza che rispetta le armonie tra equilibrio, precisione, leggerezza e innovazione.

Core in Fabula. Dada’, la sirena della Notte delle Lampare di Cetara.

La stella retrofuturista della musica napoletana canta la 48^ edizione delle notti più attesa in Costiera Amalfitana.

Salerno, 2 agosto 2025, Molo Masuccio, 20:30, si salpa.

Anche quest’anno siamo media partner della rassegna 𝗔𝗠𝗜 𝗖𝗘𝗧𝗔𝗥𝗔 organizzato da Ambientarti che, per la prima volta, si tiene durante la 𝗡𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗟𝗮𝗺𝗽𝗮𝗿𝗲.

Stavolta il solito viaggio di 15 minuti, si prolunga felicemente.

A interrompere il nostro viaggio verso la degustazione e il concerto sotto la Torre Vicerale non sono i pirati in cerca di bottino ma i pescatori impegnati nella battuta di pesca delle alici al largo.

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Le luci in fondo al mare. Al largo le lampare ad attirare i banchi di alici, ci fermiamo ad ammirare. Arriva l’urlo di gioia dei pescatori, dopo instancabili manovre la pesca è riuscita.

© Gianvito Tozzi

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Possiamo ripartire dritti verso il porto di Cetara dove ci accolgono i profumi della gastronomia locale. Lungo il molo Madonnina Campus Lab ci serve il trancio di pizza alla marinara, i paccheri ripieni, l’immancabile frittura di alici e per finire babà e limoncello. 

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Le luci sul palco. A largo Marina i colori che accompagnano i suoni di DADA’.
Con il video mapping di Daniele D’Elia che illumina la torre e il borgo e la piazza gremita ammiriamo DADA’ sperimentare, fondere e reinventare. Un pop d’autore contaminato da elettronica, jazz e suggestioni mediterranee, in cui la tradizione partenopea si mescola alla club culture e alla world music, dando vita a una narrazione sonora sospesa tra sogno e realtà. Ci troviamo vicini a Daria D’Ambrosio, Designer napoletana che ha disegnato tutti i costumi che animano Core in Fabula e quello che indossa stasera DADA’. Con la grazia di una favola e la potenza di un rito, la voce di DADA’ attraversa il mare illuminato dalle antiche lampare, accarezzando il borgo di Cetara con la sua poesia visiva e sonora. Core in Fabula è un viaggio denso di simboli, ritmo e meraviglia: un concerto che è insieme spettacolo, racconto e visione.

© Valeria Criscuolo – Comune di Cetara

Torniamo a Salerno con un sorriso in più, abbiamo appagato tutti i sensi. Cetara si conferma una conca di cultura e buon vivere. Le alici, quelle no, non si possono portare via.

Restano nei racconti dei pescatori, nell’aria salmastra che punge appena, nelle luci che abbiamo ancora negli occhi. In tasca ci rimane una briciola di mare, una nota di DADA’, un frammento di sogno: abbastanza per tornarci, prima o poi.

L’evento del Comune di Cetara, organizzato con la Pro Loco, il Forum dei Giovani e Ambientarti grazie al supporto di numerosi partner: Olitalia, Perrella Network, Merce Rara, Eurofish Napoli, Agrocetus, Acquapazza, Latte & Sale, Marepizza, Vicceria, Campus Lab, L’Orto sotto casa, Travelmar, La Torretta, Il Piennolo, Armatore, Tecnocasa Vietri Cetara Maiori, Cetarì, Iasa, Sacar, Imetal e Casa Torrente.

A Bacoli il nuovo concept di Calea tra le meraviglie della penisola flegrea

Boutique hotel, aperitivi al rooftop, fine dining e spiaggia privata

Che la penisola Flegrea, con le sue baie meravigliose, fosse oggetto di meta turistica sin dai tempi degli imperatori romani, fa parte in maniera indiscussa delle radici stesse della “Campania Felix”.

Il lago salato di Miliscola, qui chiamato anche Mar Morto, separato tramite un istmo naturale dalle acque azzurre delle spiagge di Capo Miseno, è la cornice perfetta del nuovo concept di lusso di Calea, un boutique hotel che offre numerosi servizi per la sosta dei propri clienti.

La Famiglia Iaquaniello, già proprietari della location per eventi Villa Gervasio, ha ridato la vita a ciò che era in origine l’antico Albergo del Sorriso datato 1957, ora illuminato dall’elegante ristrutturazione dell’architetto Giuliano Andrea Dell’Uva, dai toni bianchi minimalistici alternati alle policromie delle maioliche in stile Capri. Il tutto in un’atmosfera rilassante a più livelli, dove trascorrere il giusto tempo per sé stessi.

Aperto anche nella stagione invernale, è dalla primavera all’autunno però che Calea regala le migliori esperienze al turista che ama quest’angolo di paradiso, in parte ancora inesplorato e a prezzi abbordabili. Accolti dal benvenuto del suo direttore Biagio Del Giudice, nelle 13 camere (erano 33 prima della recente ristrutturazione) tra suite, matrimoniali delux e superior vista mare, la quiete è d’obbligo per ritrovare lo smalto appannato dalle fatiche quotidiane.

La mattina inizia dal Konka Beach, il lido attrezzato che guarda Capo Miseno e Procida e Capri in lontananza È possibile stuzzicare qualcosa al volo nella buvette o salire al primo piano della struttura principale, per un pranzo veloce o una cena romantica al ristorante gourmet Cordaia, con due menù degustazione e una valida proposta à la carte. Il nome trae spunto dal rinvenimento in zona di semi di lino e di canapa, utili alla coltivazione delle piante da cui estrarre le materie prime per creare corde da navigazione.

Al tramonto la sauna finlandese con vista sull’azzurro del mare unito ai caldi riflessi rossi del sole anticipa l’aperitivo sul roof del Nāma, che in lingua sanscrita significa “mente”, l’altra parte da coccolare dopo il benessere del corpo. Il restaurant manager Michele Gionti offre spunti interessanti per il percorso gastronomico, accompagnato dai cocktail contemporanei della barlady Lucrezia Scotto e da una wine list densa di referenze regionali dal corretto rapporto costo-qualità.

Per semplificare la scelta sono previsti kit da piccoli morsi in abbinamento ai drink, elaborati in base alle preferenze e alla voglia di sperimentare più pietanze. Si parte dai 40 per salire fino a 75 euro per provare, magari, l’analcolico Free Nāma composto da sciroppo di fiori di sambuco, succo di lime e cetriolo.

O l’estivo signature Calea in delicato equilibrio tra gin Caprisius, zucchero e limone, ideale per le serate calde. Per i palati in vena di sensazioni forti, invece, il Pink Nāma da sherbet fatto in casa, pompelmo rosa e tangerine o il Lu-Lucifer a base di vodka al peperoncino, liquore al peperoncino e prosecco.

Per la food selection il classico crudo e champagne o i piatti della carta come la tartare di gamberi e zucchine, fritturina di paranza a chilometro zero e maio agrumata, o cheesburger con pane fatto in casa e patatine. Finale su dessert a base di sfera di namelaka alla fragola su crumble di limone. Un unico concept: tante esperienze da vivere.

A Giungano la XIX Festa dell’Antica Pizza Cilentana: sei giorni di gusto, identità e grande musica popolare

Dal 6 all’11 agosto 2025, il borgo cilentano si accende con la diciannovesima edizione della festa che celebra uno dei simboli più autentici del territorio: l’antica pizza cilentana. Un appuntamento che ogni anno richiama oltre 40.000 persone, tra sapori, tradizioni e concerti sotto le stelle.

Giungano, 30 luglio 2025 – Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, torna uno degli eventi più attesi dell’estate: la Festa dell’Antica Pizza Cilentana, giunta alla sua diciannovesima edizione. Dal 6 all’11 agosto 2025, il borgo di Giungano si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dedicato alla gastronomia, alla musica popolare e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio.

L’evento, organizzato da Pietro Manganelli e Giuseppe Coppola dell’Associazione Cilentum Pizza, continua a crescere, diventando ogni anno sempre più un riferimento per chi desidera riscoprire la vera anima cilentana: quella che profuma di forno a legna, miele locale, formaggi contadini, ortaggi dell’orto e zeppole fritte appena fatte.

“La festa non è solo un evento gastronomico – spiega Pietro Manganelli – ma un momento collettivo di riscoperta culturale e sociale. Mettiamo al centro la nostra pizza cilentana come simbolo identitario, ma con lei raccontiamo tutto un mondo fatto di artigianalità, comunità e rispetto per le nostre radici.”

Giuseppe Coppola aggiunge: “Abbiamo costruito un appuntamento che ogni anno unisce migliaia di persone, ma senza perdere l’autenticità. È un lavoro lungo mesi, che si concretizza in sei giorni di festa vera. Non c’è cilentano che non si senta a casa a Giungano in quei giorni.”

Il menù della Festa

L’antica pizza cilentana è protagonista, preparata con lievitazioni lente, ingredienti semplici e tanto sapere tramandato. Ma non è sola: lagane e ceci, mulegnane mbuttunate, scauratieddi, patate cu a cauzodda, fusilli, antipasti cilentani e dolci come le zeppole cresciute, preparati dalle signore del paese, raccontano un Cilento che si gusta con il cuore.

Forno ospite ogni sera

Ogni sera, al fianco dei forni tradizionali, ci sarà un forno ospite d’eccezione, con importanti pizzaioli chiamati a interpretare l’antica pizza cilentana con la loro visione e maestria:

Pizzeria Mo Veng, Battipaglia

Antica Pizzeria Da Michele

Pizzeria Don Antonio 1970, Salerno

Pizzeria Da Zero, Milano

Pizzeria I Borboni, Pontecagnano

Pizzeria O Scialone, Capaccio Paestum

Anche per i celiaci è previsto un forno gluten free a cura di Fioreglut Mulino Caputo, con diverse pizzerie specializzate pronte a offrire il gusto della tradizione senza rinunce.

Musica, emozioni e Premio Nazionale Giungano Cilentum

Ogni sera ci saranno laboratori sulla storia culinaria del territorio e, per la prima volta, Alfonso Del Forno sarà presente con il “Cumpari Podcast”.

Sotto la direzione artistica di Michele Pecora, la festa offre ogni sera un grande concerto gratuito. La musica popolare incontra l’autoriale, la tradizione si fonde con la contemporaneità in una programmazione che accende le piazze e fa danzare le persone.

In collaborazione con Melissa Di Matteo, il programma musicale diventa un vero viaggio culturale.

Ospiti di questa edizione:

6 agosto: Ciccio Nucera, tamburi e tarante calabresi

7 agosto: I Beddi, folk siciliano

8 agosto: Tanuccio Corona, voce del Cilento

9 agosto: Eugenio Finardi, leggenda della musica d’autore

10 agosto: Roberto Colella, solista dei La Maschera

11 agosto: Dadà, voce potente e sperimentazione

Il programma sarà arricchito da spettacoli itineranti, canti e balli popolari nel borgo, degustazioni tematiche e momenti di confronto culturale.

Durante la serata finale verrà assegnato il Premio Nazionale Giungano Cilentum, riconoscimento dedicato a personalità che hanno saputo raccontare, preservare e innovare la tradizione popolare cilentana e italiana.

Cibo, cultura e sostenibilità

La festa è Plastic Free, accessibile a tutti, con opzioni Gluten Free e con un’attenzione crescente alla sostenibilità e all’inclusione.

I biglietti si acquistano sul posto o online sul sito ufficiale: www.cilentumpizza.it

Non solo pizza: il mercato del gusto

Tra uno spettacolo e una tammurriata, sarà possibile acquistare miele artigianale, formaggi locali, ortaggi di stagione, dolci tipici e altri prodotti del Cilento autentico, direttamente negli stand degli artigiani del gusto.

Evento promosso con il patrocinio di: Regione Campania, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Comune di Giungano.

Un ringraziamento speciale va a tutti i sostenitori: Agrosystem, Aristea, BCC Aquara, BCC Capaccio Paestum, Cilento Delizie, Coca Cola, Convergenze, DI Sessa, Fioreglut Mulino Caputo, La Regina San Marzano, Madant Frutta, Mulino Caputo, Olio Stilla, Paestum Service, Peroni Nastro Azzurro, Planet Horeca Specialist, Royal Paestum, SaCar Forni.

Social media partner: Postcardfrom Cilento, la guida gratuita da tenere sempre con te.

Vi aspettiamo dal 6 all’11 agosto a Giungano per una festa che è tradizione, ma anche futuro. Perché l’antica pizza cilentana non è solo cibo: è cultura che unisce.

Info utili

Dove: Giungano (SA)

Quando: Dal 6 all’11 agosto 2025

Info e programma completo: www.cilentumpizza.it

La pizza dei Caporale è un viaggio tra tradizione familiare e sperimentazione

Dai grandi eventi alla nuova creazione ispirata al ragù di nonna Dora

Pizza tra memoria e territorio: questo il caposaldo della filosofia dei fratelli Giuseppe e Raffaele Caporale, giovani maestri pizzaioli alla guida della pizzeria I Caporale di Casalnuovo, recentemente protagonisti di due importanti appuntamenti gastronomici: il “Gustosissimo – Pomodoro Cannellino Flegreo Tour” a Cuma e “Aspettando il Mio San Marzano” a San Valentino Torio. Due eventi prestigiosi dedicati ai grandi pomodori campani, che li hanno visti ambasciatori di una pizza d’autore capace di coniugare tecnica, identità e amore per la propria terra.

È sempre un onore per noi rappresentare il territorio attraverso la pizza – spiegano i fratelli Caporale -. Partecipare a queste manifestazioni è un’occasione per raccontare, attraverso il gusto, chi siamo e da dove veniamo”. E proprio da questo spirito nasce la loro ultima creazione: la “Pizza Fratelli Caporale”, un omaggio al ragù della nonna Dora e alla tradizione familiare, rivisitata con visione contemporanea.

Un impasto altamente idratato (80%) e lavorato con prefermento tipo biga e lievito madre accoglie un topping che richiama la famosa scarpetta della domenica: pulled pork di manzo (cappello del prete), cotto lentamente per ore e poi mantecato con Parmigiano Reggiano, basilico e olio extravergine d’oliva. Un sapore autentico, ma studiato nel dettaglio, che unisce passato e presente in ogni morso.

“Abbiamo voluto reinterpretare la scarpetta nel ragù proprio come la preparava nonna Dora – raccontano i due fratelli – per dimostrare che anche i ricordi più semplici possono trasformarsi in esperienze gastronomiche raffinate, se accompagnati da studio e ricerca”.

Dalla narrazione del Pomodoro Cannellino Flegreo tra storia e archeologia al Parco di Cuma, fino al confronto con i maestri della pizza nel cuore dell’Agro Nocerino-Sarnese per il San Marzano Solania, i fratelli Caporale si confermano interpreti sensibili e innovativi della cucina campana. In ogni occasione, al centro c’è sempre la famiglia: un valore che diventa ingrediente fondamentale della loro proposta gastronomica. Una pizza, la loro, che non è mai solo un piatto, ma una storia da condividere.

Con un impasto evoluto e topping identitari, Giuseppe e Raffaele Caporale continuano a portare avanti un progetto di crescita che affonda le radici nei sapori dell’infanzia, con lo sguardo rivolto all’eccellenza.