Capri, domenica 15 giugno apre Campanella by Quattro Passi

Comunicato stampa 11 giugno 2025

Nuova partnership tra la famiglia Naldi e lo chef 3 stelle Michelin

Campanella by Quattro Passi, la cucina mediterranea di Fabrizio Mellino a Capri

Sapori autentici tra tradizione e contemporaneità

Il giardino mediterraneo del luxury hotel Pazziella Garden & Suites a Capri accoglie da domenica 15 giugno Campanella by Quattro Passi, il nuovo ristorante firmato dallo chef 3 stelle Michelin Fabrizio Mellino.

Una proposta intima e raffinata per gli amanti dell’alta gastronomia mediterranea. A pochi passi dalla piazzetta di Capri si svela come un prezioso scrigno immerso in un contesto di straordinaria bellezza. Protagonista assoluta è una magnolia secolare, testimone di oltre un secolo di storia, e poi erbe aromatiche e piante mediterranee a fare da sfondo all’esperienza di gusto.

Lo chef Mellino con il resident chef Angelo Fumeto trasformano il giardino in un palcoscenico culinario dove i profumi del mediterraneo si traducono in ricercate creazioni gastronomiche. Ogni piatto racconta un frammento dell’anima di Capri: rosmarino, basilico, limoni si intrecciano in un connubio di sapori che celebrano l’eccellenza enogastronomica campana puntando su materie prime di qualità.

Lo storytelling è fatto di rimandi al passato, di vocazione familiare, di sensazioni e ricordi di ciascuno ma anche di momenti ancora da vivere, lasciandosi catturare dall’atmosfera raffinata del luxury hotel Pazziella, guidato dal general manager Alfonso Saraco, e dalla sua intrigante proposta ristorativa.

IL NOME CAMPANELLA

L’identità del luogo si esprime già nel nome scelto per il ristorante, un simbolo dalle molteplici sfaccettature. Portafortuna dell’isola legato ad un’antica leggenda su San Michele, la campanella è anche un fiore colorato che dà il meglio di sé soprattutto in primavera ed estate.

E la cucina dello chef Fabrizio Mellino, punta sempre a valorizzare i prodotti del territorio nel rispetto della memoria, della stagionalità, della tradizione e della contemporaneità.

Poi Campanella è soprattutto inteso come Punta Campanella, il punto di incontro tra l’isola dove nasce il nuovo ristorante voluto da Francesco Naldi (Ceo di Pazziella Garden & Suites) e della sua famiglia – e Massa Lubrense, regno dello storico Quattro Passi della famiglia Mellino.

“L’idea di dare vita al ristorante Campanella all’interno del nostro boutique hotel con lo chef Fabrizio Mellino – spiega l’imprenditore Francesco Naldi – è nata perché apparteniamo alla stessa generazione e abbiamo una stima reciproca. Intendiamo far vivere ai clienti un’esperienza di viaggio ma anche di gusto. Fabrizio Mellino interpreta la cucina mediterranea come piace a me, posso dire che si sono unite in questo progetto due famiglie campane che hanno lo stesso modo di leggere l’ospitalità”.

“Si tratta di un viaggio sensoriale attraverso i sapori autentici di Capri e della Costiera sorrentina reinterpretati con sensibilità contemporanea. Ogni piatto racconta una storia di mare e di terra, di sole e di passione, celebrando l’eccellenza delle materie prime locali, la sostenibilità e la profonda connessione con il territorio. La tradizione è il punto di partenza, l’innovazione è il mezzo per esaltarne l’essenza, offrendo un’esperienza culinaria indimenticabile che sorprende e delizia”, chiarisce Fabrizio Mellino.

IL MENU

“L’Essenza di Capri Rivelata” a cura dello Chef Fabrizio Mellino, mira a bilanciare la ricchezza della tradizione caprese con l’innovazione e la raffinatezza della cucina contemporanea.

Piatti signature

Fettuccine alla Nerano con zucchine, parmigiano e pepe nero

Scaloppina di vitella al limone con capperi, prezzemolo e il suo fondo

Caprese dal cuore morbido, gelato al Disaronno

Lunch dalle 12.30 alle 15.00

Dinner dalle 19.30 alle 22.30

Pompei: The Roof si rinnova all’ombra del Vesuvio

Habita79 MGallery Pompeii ridisegna lo stile dell’ospitalità in chiave luxury in un contesto panoramico e storico di ineguagliabile bellezza. A pochi passi dal Santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei l’arte si mescola col sacro e gli scavi dell’antica città sepolta dalla lava del Vesuvio completano il quadro con una cornice intrisa di richiami alle varie culture, ivi presenti dalla fondazione degli Osci tremila anni fa sino ai giorni nostri.

La terrazza dell’hotel, che vanta sale per meeting, il moderno centro benessere Nuxe Spa ed il ristorante il Circolo al piano terra, si arricchisce della parte prettamente estiva di The Roof, curato da Ferdinando Longobardi, esperienza in strutture all’estero e dal suo aiuto Giovanni Langella.

Una drink list articolata dove trovano espressione le rivisitazioni di cocktail pre o after dinner in chiave afrodisiaca e vulcanica, con titoli accattivanti quali “79 a.C.”, “Lava”, “Gli amanti”, “Have” e molti altri da abbinare alla cucina smart, anche in modalità da tapas, elaborata dall’Executive Chef Roberto Lepre, gavetta formativa con alcune delle Stelle Michelin più importanti in Italia.

Gestire 23 persone nella lunga brigata di cucina delle tre anime ristorative di Habita79 (The Roof – l’osteria e la pizzeria de il Circolo) non è semplice, ma Lepre riesce a sdoppiarsi e persino triplicarsi all’occorrenza, adeguando le proprie ricette in funzione del cliente e delle occasioni.

Il giovedì, ad esempio, la musica accompagna gli ospiti in terrazza, con un dj set internazionale e l’atmosfera giusta per godersi in relax il tramonto su comode sedute sofà o ai tavoli d’assaggio.

Tra le scelte à la carte adatta a tutte le tasche, intrigante la capasanta ai carboni, con spinacino al burro, nduja e quinoa soffiata, così come il tataki di tonno in salsa ponzu, verdurine primaverili al sesamo e maionese di jalapeno.

Lieve correzione di prezzo per chi preferisce una porzione “regular” non accontentandosi di un semplice assaggio in piccoli morsi.

Si prosegue con ribs di maialino della celebre macelleria Cillo, cotte dolcemente e laccate al bbq su patatas bravas e crudo di verdure alla senape.

Prima dei dessert la prova del nove vinta con l’agnolotto strigliato di pasta fresca al basilico, provolone del Monaco e carciofi di Schito in doppia consistenza, di gran lunga il piatto migliore della serata.

Coccole finali con waffle ripieno di semifreddo alla vaniglia, pralinato di arachidi e mou salato. O un croccante bignè craquelin alla nocciola Mortarella. Presente la cantina Tredaniele a suggellare metaforicamente con i suoi vini il connubio delle due coste della Campania, in un filo rosso di gusto tra Cilento e Pompei.

Sorrento: da Vrasa la “brace” che non ti aspetti

Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia… cantava Vasco Rossi nell’immortale Sally. Equilibrio e follia sono le parole giuste per definire le proposte di Vrasa, locale caldo e intimistico nel centro della “dolce vita” di Sorrento.

Francesco e Fiorenza Gargiulo, fratello e sorella nonché giovanissimi titolari, hanno scelto un altrettanto valida coppia di chef per la gestione della cucina open space. Alberto Di Martino e Raffaele Eroico si sono proposti in doppio, ognuno con le proprie passioni, ma con la possibilità di essere autonomi anche in singolo.

Ricette originali per nulla scontate, incardinate nella tecnica degli asadores sud americani o come le tipiche butchery eleganti di stampo mitteleuropeo, arricchite dal tocco di brace presente anche nei dessert. Da ex fondo agricolo per il riposo di cavalli e vitelli ad un comodo giardino botanico, con tanto di orto e piante da frutto che fungono da splendida cornice al lounge bar. Il concept di Vrasa inizia dal suo esterno, per gustare nelle serate estive un aperitivo rinfrancante dalla calura.

Immersi in un’atmosfera quasi bucolica circondati da mura di un antico bastione, ci si sposta poi nel locale interno, dalle ampie vetrate utili a far trasparire i caldi toni del tramonto. Uno chef table consente ai più romantici di cenare osservando le abilità di chi prepara le pietanze al di là del banco. Tante le degustazioni di vino organizzate durante le stagioni, grazie alle oltre 600 referenze in carta ed all’amicizia consolidata con la Maison Tattinger, eccellenza dello Champagne.

Menu atipico, senza la classica distinzione tra antipasti, primi e secondi. Si utilizza, per un ipotetico percorso degustativo da 4 portate per 79 euro, la classificazione degli elementi base, cominciando dalle proteine per virare alla rovescia verso i carboidrati e la pasta fatta a mano, eccezion fatta per il tubettone di Gragnano a marca Il Re della Pasta. Distinzione finale tra il pescato locale, quinto quarto incluso e un piccolo assortimento di tagli di carne comunque presenti, vista l’anima fuochista del ristorante.

Il logo ricalca un uomo preistorico davanti al fuoco ardente, clima perfetto per iniziare la carrellata degli assaggi dalle cozze alla brace su composta di fiori e zucchine, con peperoncino candito. Una leggera spinta sapida ulteriore avrebbe ottimizzato il connubio stravagante tra la campagna ed il mare. La carbonella utilizzata per tutte le affumicature “in doppia camera” è di legno di faggio, particolarmente richiesta per l’aroma neutro non invadente.

La tartare al chimichurri con barbabietola dolce, salsa al wasaby, chutney e radici di loto è dotata di un pizzicore denso che andrebbe moderato a seconda delle esigenze. Come da tradizione il carciofo in più consistenze, servito col suo fondo di salsa alle foglie e prezzemolo e a parte il gambo laccato al miso di sesamo, che dimostra l’estro gourmet dei fratelli Gargiulo.

Il calamaro velato ripieno di bisque blanche, agretti e lupini di mare, spinge con decisione verso il confine tra saporito e salato, corroborato dall’affumicatura intensa. Straordinario il piatto vegan composto da finocchio alla brace, salsa fatta con le barbette del vegetale, gel all’arancia e shichimi, mix di spezie orientali.

Fantasioso e intrigante, invece, l’invenzione della rana pescatrice in pelle di pollo con taccole, lumache di mare e piselli. Cottura a bassa temperatura del pesce e successivo passaggio sui carboni ardenti. Una pietanza di livello impegnativo, su cui si può lavorare in futuro alla ricerca della variazione perfetta.

Pittorico e gustoso il tortello all’uovo, colorato con nero di seppia ed estrazione di barbabietola, farcito da coda di manzo all’Aglianico. Una visione per gli occhi e il palato.

Finale con “Biancofiore”: una torta paradiso con namelaka e sorbetto al limone, su salsa al limone affumicato e confettura.

Ottimo il contrasto di sensazioni, per una chiosa lontana dai canoni dei dessert stucchevoli di una volta.

VRASA

Via Santa Maria della Pieta’, 30
Sorrento (Na)

info@vrasa.it – tel. 3404273961

Napoli: chef Rosario Avolio e La Tattoria tra i vincitori del programma televisivo Foodish

Melanzane pullastiello, scarola e peperone mbuttunato, polpette con la salsa, parmigiana di melanzane.

Tutto fa pensare a uno di quei pranzi della domenica dove un’infaticabile nonna di origine partenopea profondeva per ore – se non giorni- la propria maestria culinaria per la gioia della famiglia, riunita attorno alla tavola.

Siamo invece a Napoli, nel cuore del quartiere Vomero, più precisamente in Piazza Cosimo Fanzago da La Tattoria, accogliente ristorante glamour in stile “jungalow”, dove lo chef Rosario Avolio propone la cucina della tradizione locale.

Tatto Chef ci accoglie personalmente e ci dà il benvenuto come a casa: è proprio tale atmosfera di ospitalità che vuole ricreare nella sua Tattoria e racconta che la passione per la cucina è nata proprio durante le domeniche passate a cucinare accanto alla nonna.

Aperti i battenti poco più di una anno fa, La Tattoria gioca sull’assonanza tra il soprannome che chef Avolio porta con orgoglio sulla casacca – Tatto, il modo in cui i nipotini lo chiamavano da piccoli, non riuscendo a pronunciare bene la parola zio – e il termine trattoria.

Ma la vera svolta è avvenuta da poco tempo, con il programma televisivo Foodish di Jo Bastianich, che ha incoronato il piatto creato e presentato da chef Avolio per l’occasione: la pasta mista ceci e vongole.

Da quel momento, racconta lo chef, in molti sono arrivati incuriositi da questa specialità. Una famiglia proveniente dal Veneto ha persino previsto, tra le tappe del proprio viaggio napoletano, la sosta a La Tattoria per assaggiare la cucina di Rosario.

Stagionalità degli ingredienti? Certamente! conferma chef Avolio, ma sempre nei limiti della sontuosa cucina napoletana e delle verdure alla base dei propri piatti: a breve non sarà più stagione di scarole, ingrediente principale di uno delle preparazioni più richieste, la scarola ripiena, e verrà introdotto il tegamino peperoncini verdi di fiume, cozze e pecorino.

Ci sediamo a tavola curiosi, con un certo languorino e non veniamo delusi nelle aspettative. Il ricco antipasto servito a centro tavola ci permette di degustare tutte le specialità di Rosario e fare un tuffo nel passato, quando non si contavano le calorie nel piatto e riunirsi intorno alla tavola della domenica era un rito irrinunciabile.

Iniziamo con la famosa melanzana pullastiello, fette di melanzana a doppia frittura, ricomposte intere e  ripiene di provola e salame: farcitura ricca come probabilmente doveva essere quella di un piccolo pollo, ‘o pullastiell appunto in napoletano. 

Proseguiamo con altri due classici imbottiti, o meglio ‘mbuttunati, il peperone e la scarola: il primo goloso, col suo ripieno di provola e prosciutto, la seconda di origine popolare, perché usa una farcitura “povera” di capperi, pinoli, uvetta e, quando possibile, qualche filetto di alice.

Non poteva ovviamente mancare la parmigiana di melanzane, succosa come vuole la tradizione partenopea, anch’essa di molta sostanza, perché le melanzane vengono prima fritte e poi composte in sformato. Per chiudere gli antipasti, il tegamino di polpette succulenti al sugo.

Tatto chef ci accoglie in cucina mentre termina la preparazione del piatto cult della serata: la pasta mista – o meglio la mischiata– con ceci e vongole, vincitore del programma condotto da Jo Bastianich.

Foodish, neologismo destinato a entrare di forza nella nostra lingua, che ci fa pensare a qualcosa di mangereccio e godurioso allo stesso tempo, è il programma dell’imprenditore americano che si propone, in trentuno puntate, di scovare piatti della tradizione del Bel Paese rielaborati da una nuova generazione di chef intraprendenti.

Eccoci pronti al piatto di Tatto chef che ripropone il più classico dei primi di mare, la pasta con le vongole, ma lo fa passando ancora una volta attraverso la tradizione partenopea, che già prevede una preparazione che sposa legumi e mitili, la pasta e fagioli con le cozze.

Nell’interpretazione di Chef Avolio, i legumi utilizzati sono i ceci, più aromatici e delicati, il mitile, la vongola. Un’ultima rimestata nel classico coccio e possiamo gustare un piatto appetitoso, in cui l’avvolgente cremosità, unita alla freschezza delle vongole e a una punta di peperoncino, rendono la preparazione equilibrata e armonica.

Tatto chef ci saluta con un dolce semplice, anch’esso frutto della tradizione familiare: una frolla delicatissima ripiena di crema pasticcera aromatizzata al limone.

Ce ne andiamo pensando alla grande cucina del Sud Italia, intramontabile anche in un’epoca in cui l’attenzione all’alimentazione è quasi da estremisti. Il suo elisir di lunga vita risiede nei concetti di tradizione, passione e convivialità.

LA TATTORIA

Piazza Cosimo Fanzago, 117

80129, Napoli (NA)

Biagio Martinelli, una vita tra il dolce e il salato

Fare dolci è un’arte. Non sono ammesse scorciatoie né improvvisazioni di sorta. Lo studio delle proporzioni, in primis, e poi tanta manualità e passione. Biagio Martinelli non si è mai fermato; una vita spesa tra il dolce e il salato, cominciando da giovanissimo nel laboratorio di casa. Ormai prossimo a quella linea di confine che dalla metà dei trenta fa intravedere il cambio verso gli “anta”, ha accumulato una gavetta impressionante, perché ogni singola proposta deve rispettare i massimi canoni della qualità e del gusto.

Di lui e del suo nuovo concept targato Pasticceria Martinelli avevamo già scritto nell’articolo Aversa: Pasticceria Biagio Martinelli, bontà dolci e salate. Il focus precedente verteva sulla proposta degustazione, soprattutto in chiave salata per aperitivo ad ora di pranzo o al tramonto. Ora invece entriamo nel cuore della “viennoiserie”, ovvero le delizie da forno la cui tecnica di realizzazione si avvicina a quella del pane, distinguendosi dalla pâtisserie che produce dolci alle creme.

Biagio le racconta non senza un pizzico di amarezza per l’ancora scarsa cultura nel servire adeguatamente prodotti che hanno nelle delicate fragranze il loro marchio di fabbrica. Una temperatura sbagliata, l’utilizzo di materie prime inadeguate e le tecniche di lavorazione e cottura fanno realmente la differenza tra ciò che è standard, discrepante e ripetitivo, dal modello di lavorazione uniforme degno di competere con le eccellenze d’Oltralpe.

Un esempio: i croissant a sfoglia vanno serviti ad una temperatura massima oscillante tra i 12 ed i 15°C per non compromettere gli aromi della sfoglia. Sarà il tepore del palato ad amplificarne le scie più dolci ed intense senza sensazioni amarostiche poco eleganti, dato il punto di fusione del burro a circa 28°C. E poi la scelta stessa del burro, magari preferendo quello europeo con l’82% almeno di massa grassa e PH alto, in grado di garantire una buona trama alveolata all’interno del dolce.

Nel croissant classico di Martinelli c’è la sapienza di chi non agisce a caso. La sfoglia si sbriciola con delicatezza tra le mani, pur mantenendo un corpo compatto ed elastico. Il profumo è tipico della lievitazione, con ricordi di grano e di spezie dolci, quasi mielose. Nel pain au chocolate la ganascia al cioccolato è la chiave vincente, setosa e mai stucchevole.

Così come nel pan suisse alla caprese, terminando con la brioche “veneziana”, che va servita calda perché contiene una quantità maggiore di burro. Viene farcita con Cremino Dubai in pasta kataifi, sfogliata e riempita da salsa al pistacchio.

Vinifera 2025: nuova linfa vitale al format ormai inflazionato delle fiere enogastronomiche

Vinifera è un evento organizzato da Associazione Centrifuga, nata a Rovereto nel 2017 come strumento di ricerca, supporto e valorizzazione dello sviluppo sociale e culturale del territorio alpino, con particolare attenzione alla produzione sostenibile in campo agricolo e al consumo responsabile. Leggendo la citazione per le vie brevi, non si potrebbe neppure immaginare quale prezioso tesoro nasconda il lavoro infaticabile dei suoi protagonisti.

Organizzare una manifestazione con la presenza di tutti i produttori in prima persona e valorizzare la formula del mercato – afferma Manuela Barrasso presidente dell’Associazione Centrifuga che organizza l’evento – significa favorire l’incontro e il confronto diretto tra chi produce e chi consuma, il quale ha il diritto di sapere e il dovere di informarsi da chi, dove e come sono stati prodotti gli alimenti che sta acquistando“.

Nel verbo “acquistare”, pronunciato dalla Presidente Barrasso, risiede la nuova linfa vitale per il settore fieristico enogastronomico, che non sta sfuggendo alla crisi complessiva del comparto. In realtà Vinifera non è l’unico evento in Italia a permettere l’acquisto in loco dei prodotti assaggiati dagli avventori. Fondamentale non soltanto per consentire una sorta di piccolo recupero delle spese profuse dalle aziende partecipanti, quanto piuttosto per un rapporto immediato e diretto tra consumatore e rappresentante di filiera. In ulteriore specificazione bisognerebbe poi separare, nelle considerazioni, il settore vino da quello del food e dei prodotti artigianali, che camminano su percorsi paralleli, ma molto diversi tra di loro.

Il filo rosso di Arianna è stato proprio la volontà ferrea di comunicare un intero comparto merceologico, quello del mercato alpino e transalpino, con inserimento di graditi ospiti come una selezione di produttori delle isole minori del Mediterraneo, presenti con i loro vini ai banchi  dopo aver attraversato i mari di Pantelleria, Capraia, Ischia, Isola del Giglio, Ustica, Isola d’Elba, Salina ed uno spazio interamente dedicato ai sidri grazie alla collaborazione con APAS – Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro – e una selezione di birrifici agricoli.

In collaborazione invece con Slow Food Trentino è stato possibile assaggiare salumi, formaggi, confetture e altri prodotti tipici a chilometro zero, comprese le diverse sfumature che offrono i mieli alpini ed un’ampia sezione dedicata ai grani antichi e allo scambio semi, realizzata in sinergia con Coltivare Condividendo e con Rete Semi Rurali. “Il vino è un prodotto della terra, prima che un bene di consumo” – prosegue Manuela Barrasso – “in questa edizione abbiamo quindi scelto di mettere in risalto questo legame primario, dando spazio e visibilità anche agli altri coltivatori della terra, e a chi, nonostante tutto, continua a prendersene cura in maniera rispettosa“.

Nei padiglioni interni ed esterni di TrentoExpo, location accogliente nel capoluogo tridentino, oltre alla possibilità di assaggiare le specialità culinarie preparate dagli artigiani del gusto è stata garantita la partecipazione a masterclass enologiche ed a laboratori didattici promossi dai produttori stessi. Infine, musica, artigianato, un’esposizione fotografica a cura dell’Associazione Fotosintesi Avellana e lo splendido salottino di Baba Associazione Culturale. L’elenco completo dei produttori partecipanti è visionabile al link Mostra Mercato 2025 – Vinifera

La modalità interdisciplinare con cui si è rapportata la seconda edizione di Vinifera, nelle giornate del 22 e 23 marzo 2025, ha rappresentato essa stessa il segreto del suo successo, con l’augurio che possa replicarsi in futuro nell’ottica della cultura del cibo e del vino per gli appassionati e i professionisti del settore. Non poteva mancare, vista la nostra naturale inclinazione verso il mondo del vino, una carrellata di etichette che hanno colto l’attenzione per eleganza, stile e carattere.

Garlider A Velturno, poco sopra Chiusa, si trova l’Azienda vinicola Garlider, che gode di una vista magnifica sulla Valle Isarco e sull’imponente mondo alpino. Christian Kerschbaumer gestisce qui con i suoi genitori, la moglie Veronika ed i figli Anna, Elisa, Philipp e Manuela l’Azienda vinicola Garlider, producendo, su una superficie vitata di 4 ettari, cinque bianchi eccellenti oltre all’unico pinot nero di tutta la Valle Isarco. Nella regione vitivinicola più a nord d’Italia, sono circa 250 gli ettari coltivati a vite, i vini bianchi fanno la parte del leone, mentre fino al 1950 l’80% delle uve coltivate erano a bacca rossa.

Le estati calde vengono spesso accompagnate da condizioni notturne più fresche e ventilate, a volte non agevoli per le maturazioni, motivo per cui i vini di quest’areale hanno sempre nuance delicate e un’impronta minerale energica, quasi tagliente, con poca pomposità nella fase gustativa. Christian lavora col minor intervento possibile in cantina, privilegiando far esprimere al meglio le caratteristiche del varietale anche tramite lunghe soste in bottiglia. Il Müller Thurgau 2021 è ricco di scie fruttate fini e coinvolgenti, dalla mela golden ai richiami di litchi, per chiudere verso erbe officinali e iodio marino.

Nell’ottica dei vitigni autoctoni ereditati dalla dominazione asburgica, il Grüner Veltliner 2021 è polposo e tropicale, tra ananas maturo e mango, mentre il Sylvaner 2021 dimostra tutta la sua gioventù restando fermo su note citrine molto toniche, che evolvono nella selezione “Y” 2019 verso agrumi mediterranei, balsamicità e chiosa sapida lunghissima.

Azienda Agricola Ronco Daniele i suoi antenati coltivavano l’ulivo nel 1800 tra le colline nell’alta Valle Arroscia, nel comune di Ranzo e nell’alta Val Lerrone, più precisamente nel comune di Casanova Lerrone, estremo lembo occidentale della Liguria. Il frantoio andò perduto a causa dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Nei primi anni del Novecento, insieme ai numerosi ulivi, la famiglia iniziò a coltivare per uso personale una piccola vigna nei pressi di Ranzo, si trattava di un vitigno autoctono: il Pigato, che dal 2012 Daniele ha recuperato con amore su declivi esposti al Sud, paralleli al mare.

Dalla piovosa e altalenante 2024 ne emerge un Pigato pieno di polpa matura e calore, accompagnato dalle classiche sensazioni officinali, forse più presenti nella 2023 ma non con la stessa profondità d’assaggio. Eccellente il cru “Rosetum” 2023 al limite del salmastro, che sviluppa essenze idrocarburiche nella torrida 2022.

Interessante, infine, la Granaccia, per molti vista come il futuro dell’areale dati gli attuali cambiamenti climatici e che Ronco lavora solo in acciaio e vetro, al fine di non appesantire il frutto delicato al sapore di fragola e ciliegia matura della 2023, dotata però di maggiore complessità e freschezza in versione 2022.

La cantina Klinger Pilati, sulle colline di Pressano (TN) è circaondata da ettari di vigneti, rinomata per la coltivazione del Gewürztraminer. Nel 1921 il bisnonno Luigi Pilati acquistò Maso Clinga, appena sopra il paese, un maso fondato nel lontano 1500 dalla famiglia tedesca Klinger, nelle vicinanze delle miniere d’argento, che, per secoli, hanno caratterizzato l’area con il risuonare dei picconi (in tedesco risuonare si dice “klingen”, da cui, forse, il nome).

Oggi la famiglia possiede una piccola porzione di vigneti, disposti in questa terra storicamente apprezzata per composizione geologica, esposizione, ventilazione ed altitudine, e nei masi limitrofi, con un’altitudine che va dai 350 ai 500 mslm. Dal 2018 papà Felice, i figli Enzo, Lorena e Umberto, proseguono la tradizione viticola come Klinger Winery. Ma è dalle vigne storiche di Nosiola del 1925 che la famiglia Pilati riesce ad esprimere il grande potenziale del territorio in cui risiedono. Una varietà che ha vissuto momenti di entusiasmo, seguiti da altrettanti opachi, al limite del dimenticatoio. E dire che è l’uva cardine dell’antichissimo Vino Santo, dolce perla enologica trentina di infinita bellezza, ormai scomparsa dai radar della stampa di settore.

La Nosiola 2022 di Klinger Pilati è semplicemente pazzesca, con le sfumature gessose e golose che rimandano ad alcune espressioni magnifiche di Riesling tedeschi, con la differenza del finale quasi mieloso e floreale meglio aderente ai canoni della Nosiola. Note che si esaltano ulteriormente nella 2018 con inserimenti di cedro e arancia candita. Bene anche lo Chardonnay 2021 e il Gewürztraminer 2022 proposti in chiave moderna con breve passaggio in legno e, nel caso del secondo campione, con un residuo zuccherino inferiore ai 3 g/l che non inficia la personalità tropicale del vino.

Reyter ha sede nell’ultima isola di Lagrein rimasta nel quartiere Gries della città di Bolzano. La naturale base dei suoi vini è il particolare terreno alluvionale porfirico e morenico dei fiumi Talvera e Isarco. Rinunciano ad ogni tipo di fertilizzante, provvedendo ad un’attiva biodiversità con semine mirate, cosa che permette ai terreni di diventare autosufficienti.

La difesa del Lagrein e della Schiava è la forza di Reyter, che li presenta entrambi in uno stile misurato, mai ingombrante. Lakrez 2020, rosato 100% Lagrein, da vigne d’età fino a 60 anni, resta 20 ore a contatto con le bucce, con il tipico timbro di piccoli frutti di bosco e petali di violetta.

Straordinario lo Chardonnay 2022 in tonneau, tra sensazioni marine e affumicature da renderlo paragonabile ad alcuni grandi Vin de Reserve francesi. Termina il giro la Schiava 2018 da cloni differenti, ricca di verve agrumata e officinale. Succosa, immediata, gastronomica, tutto ciò che si desidera da una delle regine dell’Alto Adige.

Agricola MoS – dal 2018 Luca Moser e il cugino agronomo Federico iniziano l’attività di vitivinicoltori in Val di Cembra partendo da 6 varietà (Chardonnay, Riesling renano, Schiava, Müller Thurgau, Pinot Grigio e Pinot Nero) in 6 diversi appezzamenti tra Zambana e Lisignano per un totale di appena 1,5 ettari. Tra i terrazzamenti con muretti a secco patrimonio Unesco, se ne contano ben 700 chilometri, la vita del vigneron cembrano non è semplice, ma Luca e Federico riescono ad offrire prodotti di personalità.

Come l’appetitoso Tesadro 2023 da Chardonnay in purezza e sosta in legni nuovi e usati, con evidenzia di frutta secca, toni speziati e finale burroso o il Riesling (Renano) 2023, stuzzicante nelle sue vene d’arancia gialla e mela verde. Tripudio per il Pinot Nero 2023, da tre cloni diversi ed un passaggio per appena il 10% della massa in barrique. Ad un passo immaginario da Pommard, per la palpitazione tannica evidente e invitante, compresa la parte ferrosa di fine bocca.

L’azienda Colombo Sormani nasce da Lorenzo Colombo e Andrea Sormani, originari di Lecco, che hanno abbandonato le loro carriere per inseguire la passione per il vino. Lorenzo, ex elettricista, e Andrea, ex metalmeccanico, hanno iniziato la loro avventura nel mondo vinicolo nel garage, acquistando uve locali. 

Oggi si estende su circa 2 ettari e produce tre etichette. L’intero processo produttivo è improntato sull’agricoltura biologica, con un forte rispetto per la natura e il territorio della Valtellina. Il Rosso della Valtellina 2022 “Risc” è molto agile alla beva, giocando su visciole mature, humus, noce moscata e chiodi di garofano.

Il Valtellina Superiore Docg 2021 “Puntesel” è buono e moderno, con tipica affumicatura e ricordi boschivi del Nebbiolo (Chiavennasca) di queste terre. In edizione anche la loro prima annata de Valtellina Superiore Docg sottozona Sassella 2021 semplicemente unica per il carattere da amarene sotto spirito, spezie dolci, foglie di ribes ed eucalipto e scie ematiche eterne.

Lavazza 1895 presenta il nuovo Specialty Coffee al Gran Caffè La Caffetteria di Napoli

In quale luogo, se non a Napoli, si può celebrare il rito del caffè?

Nella città che di questa bevanda ha fatto un vero e proprio culto, si è svolto il primo evento dedicato all’abbinamento tra caffè e cibo. A fare da sfondo lo storico Gran Caffè La Caffettiera di Piazza dei Martiri dove Guglielmo Campajola, patron del locale, Stefania Zecchi, coffelier e brand ambassador Lavazza 1895, e Gianluca D’Agostino, chef di Joca Restaurant, con la collaborazione di Tommaso Luongo, Presidente AIS Campania, hanno proposto un vero e proprio percorso sensoriale alla scoperta di un modo diverso di avvicinarsi al caffè, non solo nell’abbinamento al cibo, ma anche nelle tecniche di estrazione e servizio.

Una vera e propria scommessa vinta già sulla carta

“Non esiste il caffè napoletano, romano o milanese: il caffè è caffè”, ha esordito Guglielmo Campajola, “la qualificazione Espresso è solo una delle interpretazioni di questa bevanda. Dobbiamo imparare ad approcciarci al caffè con una curiosità ed un entusiasmo diversi a quella a cui siamo abituati”.

Protagonista il nuovo Specialty Coffee di Lavazza 1895: Sol de Yungas, caffè arabica monorigine proveniente da Yungas, in Bolivia, una foresta a 1600 metri sulle Ande, dove la coltivazione del prezioso chicco trova il suo habitat ideale.

Gli specialty coffee sono caffè di qualità eccellente sia per quanto concerne la scelta della materia prima sia nelle tecniche di lavorazione utilizzate lungo tutta la filiera, fino al consumatore finale. Il mercato a livello mondiale rappresenta solo il 5% della produzione di caffè, ma, ci spiega Stefania Zecchi, è una nicchia con un suo potenziale di crescita anche nel fine-dining, in un momento in cui l’attenzione ai danni causati da alcool e zucchero è a livelli di massima allerta.

La valorizzazione di un prodotto come Sol de Yungas avviene attraverso la scelta di  metodi di estrazione diversi da quelli a cui siamo tradizionalmente abituati. Si utilizza infatti la tecnica della percolazione, eseguita a freddo o a caldo, per ottenere una bevanda lunga, di corpo leggero, colore scarico e ricca in caffeina. D’altronde in origine il caffè – quello che secondo leggenda il pastore Kaldi scoprì in Etiopia nella notte dei tempi, osservando le sue capre eccitarsi dopo aver mangiato delle sgargianti bacche rosse – era verosimilmente consumato come una bevanda calda, che non in forma di espresso.

Gli abbinamenti con il caffè

Anche gli abbinamenti con il cibo non sono tra quelli canonici. Il caffè, ha spiegato Tommaso Luongo, non solo è privo di alcol ma presenta delle componenti aromatiche che gli permettono di essere abbinato per affinità a cibi che spesso non trovano un pairing ideale nel vino, come il carciofo, il radicchio o l’aceto. Anche il caffè, infatti, può essere descritto attraverso una ruota di oltre 1500 profili aromatici, che per immediatezza e comodità Lavazza ha ristretto a sei macro-famiglie: frutti dolci, agrumi, erbe e spezie, cioccolato, frutta secca, fiori.

La prima proposta di food – Tentazione mediterranea a base di melanzane con glassa al cioccolato – ha affiancato Sol de Yungas ottenuto in cold brew, da estrazione a freddo.

Questa tecnica prevede l’utilizzo di acqua fredda microfiltrata che, scorrendo goccia a goccia attraverso un rubinetto sul caffè macinato grossolanamente e posto all’interno di un filtro, permette di ottenere dopo circa sei ore, la bevanda.

Al naso e al palato si percepiscono immediatamente frutti di bosco; sentori agrumati invece arrivano in retrolfazione, dopo la deglutizione.  Il boccone di melanzana – disidratata, arrostita, cotta in acqua di pomodoro e glassata con cioccolato fondente 70% e un pizzico di peperoncino –  esalta la tostatura e a sua volta viene esaltato nella vena lievemente piccante.

Estrazione a caldo invece per le successive proposte dello chef D’Agostino. Per questa tecnica si utilizza il chemex, una caraffa in vetro con collo stretto rivestito da un anello in legno, brevettata negli anni ‘40 da un chimico tedesco e conservata anche al MoMA di NY. Il caffè macinato grossolanamente viene  posto in un filtro sulla bocca della caraffa e, con movimenti precisi, irrorato con acqua a 97°. L’estrazione dura circa tre minuti e serve ad aprire aromaticamente la bevanda. In questa seconda preparazione a spiccare sono gli aromi agrumati e le lievi nuance di ribes. Servito in calici da vino, è stato abbinato a due diversi finger food: il cuor di carciofo con neve di ricotta e il radicchio in sinfonia agrodolce.

In abbinamento al carciofo cotto a bassa temperatura, successivamente arrostito e glassato in un liquido ottenuto con le parti di scarto, si amplificavano le note amaricanti della bevanda e del piatto. Più equilibrato l’abbinamento con il radicchio, grazie alla glassatura in aceto, foglie di pepe rosa, dragoncello e arancio candito che hanno permesso nuovamente alla vena agrumata del caffè di emergere.

Il percorso è terminato con una nuova versione di Sol de Yungas, e un abbinamento indiscutibilmente più canonico. Per il cocktail Sol de Yungas, il caffè è stato messo in infusione per una notte. Eliminata la parte solida, il liquido ottenuto è stato miscelato con liquore al caffè, rum scuro invecchiato, sciroppo d’acero, gocce di bitter al cioccolato. L’abbinamento con una savarin con crema al caffè e zest di mandarino, scodellino al cioccolato con crema al caffè e amaretto, cioccolatino caffettiera ha incontrato i gusti dei palati più tradizionali.

“Una delle ironie del caffè”, ha scritto Mark Pendergrast, autore di Uncommon Grounds: the history of coffee, “è che fa pensare. Tende a creare luoghi egualitari, i bar dove le persone possano ritrovarsi, cosicché la rivoluzione francese e la rivoluzione americana furono organizzate nei caffè”.

Che l’approccio a un modo così diverso di bere il caffè proposto a La Caffettiera sia l’inizio di una rivoluzione proprio nella città che dell’espresso ha fatto il suo culto?

GRAN CAFFE’ LA CAFFETTERIA

Piazza dei Martiri, 26

80121 Napoli

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Un Piano nel Cielo by Casa Angelina

Ci sono luoghi in Costiera Amalfitana dove le lancette del tempo si fermano. Paesaggi immersi nella bellezza di una natura a tratti ancora incontaminata. Guardando in giro, si scorgono i fiordi e la macchia mediterranea tipica, con i suoi profumi di zagara fresca ed erbe aromatiche. Il verde di alberi e arbusti mescolato con il grigio della roccia granitica ricoperta dalle pomici vulcaniche ed il blu del mare, che vira verso un candido azzurro quando sfiora il cielo all’orizzonte.

Un Piano nel Cielo, il ristorante una Stella Michelin di Casa Angelina a Praiano, non poteva avere nome più evocativo. La struttura luxury, dotata di incantevoli camere e suite vista mare, oltre una SPA moderna, è a basso impatto ambientale e si cela perfettamente nell’insenatura di una piccola baia sottostante. Un percorso a più livelli che dalla spiaggetta privata risale con una lunga scalinata verso il grande orto botanico e frutetto, fortemente voluto dall’Executive Chef Leopoldo Elefante.

Il buen retiro, dove coltivare ortaggi e primizie da inserire nei piatti del menu o semplicemente per accogliere l’ospite incuriosito dall’approccio romantico che sempre ispira l’amore per la terra. Il rooftop dell’Hotel accoglie invece la sala interna e la magnifica terrazza estiva per poter godere delle meraviglie del tramonto, a lume di candela, assaggiando le proposte in carta.

Sala curata in ogni dettaglio dal manager Andrea Confessore coadiuvato da uno staff professionale e competente, in grado di offrire il miglior abbinamento con il cibo tra una selezione vini ampia ed esaustiva. Corretto il ricarico rispetto al turismo d’élite, che sceglie questo angolo paradisiaco per vacanze all’insegna dell’esclusività e della privacy dal mondo esterno.

Brigata di cucina giovane e con tanta voglia di imparare, che segue i consigli e la filosofia dello chef Leopoldo, amante di ciò che è a chilometro zero da pochi ingredienti e grande esaltazione della materia prima, magari condita con spezie ed erbe officinali. Delicatissimi gli ingressi d’avvio, con un bun dal gusto di montanarina e la ventresca in acqua di pomodoro dell’orto.

Si prosegue con merluzzo ed emulsione di peperoni friggitelli e pomodorini gialli. Piatto bello agli occhi e di forte impatto al palato.

Il risotto con blu di bufala e baccalà rappresenta un classico della cucina partenopea contemporanea, cui segue la linguina di Gragnano con ragù di ricciola, pomodoro e susato amalfitano.

Per la pasta fresca il tortello con cappone, provolone del Monaco e chips di patate viola con riduzione di brodo. L’assaggio migliore della serata, prima dell’arrivo dei secondi e della chiusura con i dessert curati dal talentuoso chef de patisserie Michele di Leva.

Il tempo di provare i lievitati come la focaccia con patate, olio extravergine di oliva di Agerola e origano ed ecco il filetto di pesce San Pietro e salsa di mandorla ed il piccione in tre consistenze (carpaccio, spalla, petto) con funghi, aromatizzato con un formaggio al caffè straordinario per estro e visione.

Duetto di dolcezza con il soufflé alla vaniglia ripieno di salsa d’albicocca e con un gelato oleoso, fichi, noci e polvere di Provolone del Monaco, sempre per rispettare la gastronomia del territorio.

Da poco Un Piano nel Cielo ha riaperto i battenti in vista della nuova stagione dopo la sosta invernale: l’occasione ideale per respirare aria di Paradiso.

I numeri della XIII edizione di Bianco Tanagro

Un’edizione da record, “ma ora è tempo di lavorare uniti per un brand inclusivo”

Comunicato Stampa

Ventimila visitatori, più di 25 ettari specializzati, oltre 20 pietanze a base di carciofo bianco, 22 gruppi di musica popolare e folkloristica, decine di artisti di strada, 4 nuovi ambasciatori del carciofo bianco, 7 intense giornate ricche di attività collaterali, tra cui laboratori gastronomici, convegni, premiazioni, concorsi di pittura, laboratori di riciclo, giochi antichi e visite guidate.

Sono questi i numeri che decretano il successo della XIII edizione di Bianco Tanagro ad Auletta (SA), il festival del carciofo bianco del Tanagro che è ormai un riferimento nel panorama degli eventi gastronomici in Campania.

Alla fine di ogni edizione ci sentiamo sopraffatti dalle emozioni, dagli stimoli e dalla voglia di fare ancora di più. Bianco Tanagro è un progetto corale che sta dando speranza ad un territorio interno, partendo dalla terra si sta stimolando il turismo e la resilienza, stanno nascendo nuove aziende agricole e di trasformazione. Ecco perché è importante per noi lanciare un messaggio di unità con tutta l’area interessata dalla coltivazione del carciofo bianco. Abbiamo un prodotto unico dal punto di vista organolettico e nutrizionale, lo stiamo facendo crescere, dobbiamo essere uniti in suo nome per costruire un nuovo futuro per i nostri paesi d’entroterra. Il carciofo bianco è dell’intera area agricola del Tanagro, di nessun singolo comune che – da solo – potrebbe andare poco lontano. Uniamoci per sognare in grande e lavorare sodo con i nostri giovani utilizzando un brand inclusivo e univoco”, commenta il presidente della Pro Loco Auletta Giuseppe Lupo.

Annunciate le date della prossima edizione di Bianco Tanagro, prevista per due fine settimana: dal 24 al 26 aprile 2026 e dal 30 aprile al 3 maggio 2026.

Farinati: Renato Ruggiero presenta alla stampa il nuovo menu

Con il termine “calimma” in napoletano si rappresenta la confortevole sensazione di caldo che favorisce il sonno, uno stato d’animo in cui ci si sente sereni e a proprio agio. “Non potevo pigliare calimma”, recita Lucariello in Natale in Casa Cupiello, quando si lamenta con la moglie Concetta di non essere riuscito a prendere sonno per il freddo.

Calimma è anche la parola chiave nel menù de Farinati Pizza & More, a indicare il luogo accogliente dove poter trascorrere qualche ora come sentendosi a casa. Nata da un’idea di Renato Ruggiero, Gennaro Del Buono e Giovanni Pianelli, la pizzeria Farinati si trova a Casavatore, periferia nord di Napoli, e ripropone nell’arredo e nel menù la tradizione della città partenopea. L’ambientazione pop ha infatti come tema principale le figure e i semi delle carte napoletane, mentre la proposta food rielabora in maniera moderna i classici della cucina dei monsù. Ne abbiamo scritto recentemente nell’articolo Farinati: fritti, pizza, sinergie, no waste, gluten free… and many more.

Abbiamo avuto l’occasione di visitarla per la presentazione alla stampa del nuovo menù, che verrà lanciato a metà maggio; un menù che varia ogni quattro mesi su base stagionale, ma senza stravolgersi del tutto, ci spiega Renato Ruggiero, proprio per mantenere quel senso di familiarità alla base del concept del locale.

Renato è considerato “il Re dei Fritti” avendo, per due anni consecutivi, guadagnato il podio per il Premio Frittatina dell’Anno dalla guida 50 Top Pizza. Come apertura dunque non poteva mancare una delle sue mitiche frittatine.

Viene proposta la Crunch: fusilli al pesto di basilico e pomodorino semidry. La croccantezza, determinata da due tipi di pangrattato tra cui il panko, si sposa con la cremosità del ripieno e si arricchisce di una sferzata di freschezza grazie al pomodorino. Tocco finale, la foglia di basilico fritto.

Proseguiamo con le proposte pizza, che per l’impasto utilizzano una biga al 50% con lievitazione di trentasei ore. Il risultato è una pasta soffice e alveolata, equilibrata nel gusto. L’assaggio della Paesana con fior di latte, champignon, pancetta paesana e pomodorini secchi, ha nell’equilibrio degli ingredienti la sua chiave della piacevolezza.

Si prosegue con la Nerano al ruoto. Condita con un delicato pesto di zucchine e la doppia cremosità del parmigiano reggiano e del Provolone del Monaco, completa il topping con una manciata di chips di zucchine insaporite con olio alla menta, fiori di zucchina e qualche fogliolina di basilico.

Una Nerano a modo suo, racconta Renato, che attinge sia alla tradizione in base alla quale la fonduta di formaggio di questo sugo era il parmigiano sia a quella che del Provolone del Monaco fa il proprio vessillo. Le zucchine, immancabili, sono in una versione originale alla menta, che regala al piatto una nota aromatica più intensa e ci richiama quelle alla scapece.

Ultimo piatto una vera e propria sperimentazione: zola e zafferano, provola, salame Napoli e rucola selvatica, dalla delicatezza inaspettata, arricchita dal sapore del salame proveniente dal salumificio artigianale Ciarcia di Venticano e all’intensità aromatica della rucola selvatica. Promossa a pieni voti da tutti i presenti.

Chiudiamo la serata con la Torta Lotus a base dei biscotti omonimi, caramello e panna. Un dolce scenografico e semplice. Renato conferma che è proprio questa la tipologia di dessert più scelta nel menù, come la torta Pan di Stelle e il tiramisù. Affondiamo la forchetta nella panna soffice e nel biscotto croccante e torniamo bambini, quando l’essere golosi era un vizio consentito.

FARINATI PIZZA & MORE

Via A. del Giudice, 17

80020 Casavatore (NA)