UN SUCCESSO RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025

Il primo degli eventi annuali organizzati in collaborazione con Adra Srl, di Atena Lucana (SA), azienda specializzata nella produzione e commercio di surgelati, è stato un successo di consensi tra il pubblico degli operatori di settore.

RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025 voleva essere ed è stata la vetrina di numerose realtà nostrane, per presentarsi a chi vive il mondo della ristorazione dietro le barricate del proprio bar, pasticceria, ristorante ed hotel. Caratteristiche essenziali le materie prime offerte di elevata qualità, che si prestano agli usi più vari: dalla pietanza già pronta da scaldare, a parte degli ingredienti stessi di una ricetta vincente.

Un occhio anche ai produttori di macchinari ed elettrodomestici utili per l’attività tra cucine industriali, abbattitori, forni e vetrine frigo. Si è davvero scritta la storia del food in Campania nei giorni del 11 e 12 febbraio 2025, alla presenza delle più importanti Autorità comunali rappresentate da Mario Conte, sindaco di Eboli.

Ripagati gli sforzi di Peppino Cirigliano, uno dei titolari di Adra Srl e del suo responsabile marketing Emiliano Perillo: <<l’occasione per far conoscere e connettere diversi intermediari al fine di raggiungere un vantaggio competitivo per l’intero comparto. Una selezione ampia dei nostri Partner strategici nella commercializzazione dei surgelati freschi di alta gamma. Un passo avanti nel comprendere l’opportunità di rivedere il concetto stesso di cucina tradizionale e gourmet, con l’accesso a materie prime spesso difficili da rinvenire non solo neii punti vendita italiani, ma anche esteri>> dichiara il founder Peppino Cirigliano.

<<Quattro mesi di duro impegno alla ricerca della giusta location come il Palasele di Eboli e del supporto di chef famosi arrivati a testare i prodotti con la propria inventiva durante gli show-cooking organizzati per la platea. Presentate novità e tendenze di mercato, per costruire insieme relazioni e far crescere insieme il fatturato con un occhio indispensabile al consumatore finale>> rincara Perillo.

Colori, profumi e sapori che hanno pervaso i corridoi della fiera, tra banchi d’assaggio con marchi blasonati dell’agroalimentare e dell’enogastronomia d’Italia. La speranza, per il futuro, di ripetere eventi di tale portata, comprendendo anche una sezione per gli abbinamenti tra cibo e vino, richiesta fortemente dal mercato.

Restare sempre connessi e all’avanguardia significa Resto al Food Ho.Re.Ca. Expo 2025. Arrivederci al prossimo anno ed alle prossime iniziative di Adra Srl.

Il Museo Diocesano di Genova ha ospitato la quarta edizione dell’evento “I Vini del Cuore”

Grande successo di pubblico ed operatori del settore.

l 2 e 3 Febbraio, il Museo Diocesano di Genova ha accolto con entusiasmo l’evento “I Vini del Cuore”, un’esperienza unica dedicata agli amanti del buon vino e della cultura enologica, che ha visto riconosciuto il patrocinio da Regione Liguria. Un record di presenze, più del doppio dello scorso anno.

L’evento ha offerto ai partecipanti un’opportunità senza pari di immergersi nel mondo affascinante dei vini pregiati, esplorando una vasta gamma di etichette provenienti da rinomate cantine italiane selezionate nelle quattro edizioni della guida social e da altre, invitate appositamente dagli organizzatori e di ospitare 5 cantine della Georgia e una cantina del Sud Africa, dal cuore italiano.

La manifestazione è stata inaugurata domenica 2 Febbraio alle ore 12 alla presenza del Console della Georgia Natalia Kordzaia e allietata da alcuni brani suonati alla viola classica da Giulia Ermirio.

“I Vini del Cuore” non è stato solo un’occasione per degustare grandi vini, ma anche per approfondire la conoscenza sulle diverse varietà, le tecniche di produzione e le tradizioni vinicole. Gli appassionati hanno avuto l’opportunità di interagire direttamente con esperti del settore, scambiare opinioni e scoprire segreti nascosti dietro ogni bottiglia.

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi produttori, sommelier e appassionati di vino, creando un vivace e coinvolgente scambio di esperienze e conoscenze. Ogni sorso è stato un viaggio sensoriale attraverso terre lontane e sapori unici, arricchendo il palato e lo spirito di tutti i presenti.

“I Vini del Cuore” si è distinto per la sua atmosfera accogliente e raffinata, dove la passione per il vino è stata celebrata in tutte le sue sfumature. Gli ospiti hanno potuto godere di degustazioni guidate, masterclass e momenti di convivialità, creando legami e ricordi indimenticabili.

Tamar  Tchitchiboshvili, Wine Ambassador della Georgia, ha affascinato con tre tipologie di vini in anfora in degustazione alla masterclass di domenica alle 13; Thomas Niedermayr insieme al maestro assaggiatore Onav Emanuele Omodei hanno fatto il punto e chiarezza sui vitigni PIWI e sulle potenzialità dei vini che si possono ottenere. L’ultima masterclass della giornata di domenica è stata tenuta dagli Ambassador Antonio e Annamaria Iaccarino della Enoteca Parliamo di Vino di Latina: hanno saputo coinvolgere i presenti raccontando l’avventura di un gruppo di amici italiani che hanno iniziato a produrre vino in Sud Africa e più precisamente nella zona di Paarl.

Domenica 2 Febbraio inoltre abbiamo insignito dell’onorificenza “Premio Paolo Revello 2025” il vino della cantina Podere Sabbioni ottenuto da Maceratino di ribona: il premio è dedicato a una figura importante del mondo del vino genovese e questo il riconoscimento vuole premiare un vino emozionante, sostenibile e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.

Una targa speciale, in ricordo della giornalista Suzanne Branciforte, è stata consegnata al grande enogiornalista ligure Virgilio Pronzati, comunicatore che ha promosso il territorio e le eccellenze enogastronomiche della Liguria.

I partecipanti hanno avuto l’opportunità di votare il proprio “vino del cuore” tramite apposita cartolina e a breve verranno annunciate le cantine che andranno di diritto nella quarta edizione della guida stessa, prevista per l’autunno 2025.

L’appuntamento con la manifestazione I Vini del Cuore è già stato indicativamente fissato per il prossimo 1 e 2 Febbraio 2026 a Genova.

L’evento si è appena concluso con grande successo, lasciando un’impronta indelebile nel cuore di tutti coloro che vi hanno partecipato. I VINI DEL CUORE-ASSOCIAZIONE AMPELOS ringraziano tutti gli intervenuti, i partner e i collaboratori che hanno reso possibile questo straordinario viaggio nel mondo del vino.

Ringraziamo la Regione Liguria per il sostegno e in particolare modo il Vice Presidente Alessandro Piana e tutto il suo staff, al nostro partner Ice Store, A Veeno e ad Accessori da Vino.

Per ulteriori informazioni su eventi futuri e iniziative della guida I VINI DEL CUORE si prega di visitare il sito web ufficiale all’indirizzo ivinidelcuore.it o contattare direttamente l’ufficio stampa.

Grandi Langhe 2025 – Atto Primo

N.d.r.: Volevamo stupirvi con effetti speciali e invece di un solo articolo, sullo straordinario evento di successo Grandi Langhe, abbiamo raddoppiato gli sforzi dei redattori, perché c’era davvero tanto da narrare. Inizia Adriano Guerri con un breve report che sarà ampliato, nel prossimo appuntamento, dalla collega Claudia Marinelli. Buona lettura.

Un successo annunciato per la prestigiosa Anteprima piemontese “Grandi Langhe 2025”, svoltasi nei giorni 27 e 28 gennaio 2025, nella mirabile cornice delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino. Ubicazione strategicamente perfetta, posta vicino alla stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, comodamente raggiungibile con qualunque mezzo di trasporto.

L’Evento

In questa edizione è aumentata notevolmente la presenza degli espositori, circa 500 dietro ai desk di assaggio, contenti di far degustare i loro capolavori e orgogliosi di raccontare la loro terra. I banchi di sono stati allestiti in ordine alfabetico: oltre alla sala principale sono state aperte al pubblico altre due sale in funzione dell’elevato numero di espositori. 

Per la prima volta, inoltre, una sala è stata riservata esclusivamente alla stampa con servizio effettuato da sommelier, con qualche punta di miglioramento per il futuro prossimo. Presenti tutti i produttori del Piemonte, rendendo così la kermesse più articolata e  appassionante.

Organizzazione curata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio di Tutela del Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine e con il supporto di Regione Piemonte ed il sostegno di banca d’Alba, Coalvi, Nocciola Piemonte e Pulltex. L’anteprima è rivolta a buyers, importatori, ristoratori, enotecari, giornalisti e wine blogger nazionali ed esteri, i quali numerosi hanno mostrato il pass agli addetti ai lavori.

L’annata di Barolo in anteprima presa in esame è il 2021, quella di Barbaresco e Roero la 2022. Come consuetudine una excursus tra i produttori e un approfondimento con le aziende mha dato la possibilità di degustare vari vini ottenuti da uve autoctone, in primis “Sua Maestà” il Nebbiolo.

I migliori assaggi tra quelli effettuati

Barolo  Lazzarito Riserva 2019 Ettore Germano 

Barbaresco Faset  2021 Michele Chiarlo 

Virna Borgogno – Barolo Cannubi 2022 

Fratelli Serio & Battista Borgogno – Barolo Cannubi  Riserva 2019

Agricola Marrone – Barolo Pichemej 2021

Barolo Cerequio 2021 Vietti 

Barolo Rocche dell’Annunziata Riserva 2019 Paolo Scavino

Barolo Bussia 2021 Fogliati 

Barbaresco Basarin 2021 Adriano Marco e Vittorio 

Nebbiolo d’Alba Cascinotto 2022 Alario Claudio 

Grignolino del Monferrato Casalese Buslin Noblesse 2021 Tenuta Ca’ Davite 

La Sardegna di Vinodabere 2025 – qualche numero utile per spiegare il successo dell’evento

La Sardegna è una terra di straordinaria bellezza naturale e biodiversità, caratterizzata da una varietà di paesaggi unici che spaziano da coste mozzafiato a montagne selvagge, da pianure rigogliose a colline coltivate con cura. Il clima mediterraneo, con inverni miti ed estati secche, e i venti che soffiano sull’isola influenzano profondamente il territorio, rendendolo ideale per l’agricoltura e, in particolare, per la viticoltura.

La regione vanta una lunga tradizione vinicola, che affonda le radici nella storia millenaria dell’isola. La viticoltura qui non è solo una pratica agricola, ma un elemento culturale e identitario. Grazie alla varietà dei suoli dai terreni sabbiosi delle coste a quelli argillosi e calcarei delle colline e all’esposizione al sole e ai venti marini, la Sardegna offre condizioni ideali per la produzione di vini di alta qualità.

47 aziende e più di 200 vini in degustazione

Sabato 18 e domenica 19 gennaio, all’Hotel Belstay di Roma, è stato possibile incontrare numerosi produttori sardi (47 aziende), rappresentanti delle molteplici aree produttive dell’isola, vere e proprie sub-regioni del vino sardo all’evento di successo La Sardegna di Vinodabere. Con oltre 200 referenze in assaggio tra bianchi, rosati, rossi, vini dolci, ossidativi e perfino bollicine, mi sono immerso nella ricchezza enologica dell’isola, conoscendo i vignaioli che la animano esplorando nel calice lo stato dell’arte della viticoltura sarda, ormai riconosciuta a livello internazionale. Tanti i produttori con cui mi sono fermato a parlare ed ho avuto l’onore di farlo proprio insieme al Direttore Maurizio Valeriani e al giornalista Dario Cappelloni, entrambe grandi esperti di questa bellissima regione.

Il percorso degustativo è stato un vero viaggio sensoriale attraverso le produzioni di territori iconici come Alghero, Anglona, Gallura, Mamoiada, Mandrolisai, Ogliastra, Oliena, Orgosolo, Oristanese, Romangia, Sulcis e il Sud Sardegna. Ogni calice offriva una narrazione unica del terroir, intrecciando tradizione, cultura e innovazione.

La tradizione vinicola si integra perfettamente con la bellezza naturale della Sardegna, creando un connubio unico tra uomo e natura. Le cantine, spesso situate in contesti paesaggistici di rara bellezza, offrono esperienze di enoturismo che permettono di scoprire non solo i vini, ma anche la cultura, la storia e la cucina locale. La Sardegna, dunque, non è solo una terra da visitare per la sua natura incontaminata, ma anche un territorio da assaporare, dove la biodiversità si riflette nei profumi e nei sapori dei suoi vini d’eccellenza.

Un evento che celebra le eccellenze vitivinicole sarde

L’evento La Sardegna di Vinodabere, organizzato dall’omonima testata giornalistica enogastronomica, è giunto alla sua terza edizione e rappresenta ormai un punto di riferimento per il settore enologico sardo. L’occasione per far conoscere il profondo legame che unisce la viticoltura al territorio. I suoli, i venti e il clima della Sardegna conferiscono ai vini un’identità inimitabile, raccontata attraverso esperienze immersive e incontri con i produttori. Ogni cantina presente ha una storia da raccontare, fatta di dedizione, tradizioni tramandate e rispetto per la natura.

La guida di Maurizio Valeriani

La doppia giornata di degustazioni si è distinta per la guida esperta del giornalista Maurizio Valeriani, Direttore di Vinodabere, che ha esplorato l’isola in lungo e in largo, scoprendo realtà meritevoli di essere raccontate e assaporate. Grazie alla sua esperienza, la kermesse ha offerto una vetrina delle cantine sarde, tra cui spiccano le eccellenze che stanno riscuotendo grandi successi nel mondo della ristorazione e dell’hotellerie.

Amarone Opera Prima – l’annata 2020 del grande Rosso della Valpolicella

Nel centenario dalla nascita del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, arriva la presentazione alla stampa dell’annata 2020 dell’Amarone della Valpolicella, il grande Rosso del Comprensorio veronese. La zona di produzione della denominazione copre l’intera fascia pedemontana della provincia di Verona, interessando 19 comuni – 5 nella zona classica e 14 nella zona DOC – e circa 30.000 ettari. Il suo territorio confina ad ovest con il Lago di Garda, mentre a est e a nord è protetta dai Monti Lessini.

Secondo il disciplinare di produzione il territorio è suddiviso in tre zone ben distinte

  • La zona DOC con i comprensori del comune di Verona e le valli di Illasi, Tramigna e Mezzane.
  • La zona Classica, formata da cinque aree geografiche, ovvero l’areale di Sant’Ambrogio di Valpolicella e di San Pietro in Cariano, le vallate di Fumane, Marano di Valpolicella e Negrar di Valpolicella.
  • La zona Valpantena, che comprende l’omonima valle.

Un Consorzio ricco di storia e cambiamenti, seppur relativamente giovane nel conferimento della funzione cosiddetta “Erga Omnes” prevista dalla Legge, a salvaguardia dell’areale nei confronti anche delle aziende non associate. Una decisione probabilmente sofferta e discussa, come lo è l’attuale clima produttivo vitivinicolo. I vini della Valpolicella, in primis l’Amarone, hanno visto momenti altalenanti di grande successo con quotazioni elevate e ritorno sui propri passi verso le origini, fase attualmente in corso.

Si chiede, in prospettiva, un alleggerimento delle potenze caloriche e della densità materica imposta da certe scelte commerciali a cavallo tra metà anni ’90 e prima decade del 2000; adesso il mercato globale tende a guardare, per motivazioni che non staremo qui a discutere, verso residui zuccherini nettamente bassi a favore di bevute più agevoli anche nell’abbinamento quotidiano con il cibo. Il che non significa sacrificare l’identità preziosa di un vino riconosciuto in tutto il mondo come l’Amarone della Valpolicella – nato peraltro come versione secca del passito Recioto – quanto più semplicemente contestualizzarlo con maggior cura al territorio e alle varietà d’uve prescelte dal Disciplinare come Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara ed altre ammesse.

Gli assaggi previsti in sala stampa hanno evidenziato proprio la fase di interregno tra chi è rimasto più realista del re mostrando estrazioni e opulenze fuori scala e chi, invece, ha cominciato da tempo a seguire le nuove prospettive, con prodotti decisamente gustosi, dotati di freschezza e sapidità: in poche parole agili da bere. Buona comunque la qualità media offerta e positiva l’impressione generale sull’annata, confermata più fresca rispetto ad altre anche dal report rilasciato dallo stesso Consorzio. Qualche perplessità sulle tante tipologie previste tra DOC e DOCG della Valpolicella (molto simili in alcuni casi), sull’esigenza di suddividere l’Amarone tra annata e Riserva e sulla ridotta adesione e comunicazione di campioni che escono in etichetta con indicata la sottozona Valpantena.

Abbiamo assaggiato alla cieca in panel insieme al giornalista Maurizio Valeriani (Direttore Responsabile di Vinodabere) e al critico enogastronomico Alfonso Mollo tutti i 77 vini disponibili, di cui solo 16 campioni di botte, qualcuno di essi peraltro già sorprendente.

Di seguito l’elenco dei migliori posto non in ordine di preferenza

Costa Arènte – Amarone della Valpolicella Valpantena 2020

Pasqua Vigneti e Cantine – Amarone della Valpolicella Famiglia Pasqua 2020 (campione di botte)

Ca’ La Bionda – Amarone della Valpolicella Classico Ravazzol 2020

Montezovo – Amarone della Valpolicella 2020

Marion – Amarone della Valpolicella 2020

Villa Canestrari – Amarone della Valpolicella Riserva Plenum 2020 (campione di botte)

Corte Saibante – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Secondo Marco – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Fattori – Amarone della Valpolicella Riserva 2020

Massimago – Amarone della Valpolicella Conte Gastone 2020

Bottega – Amarone della Valpolicella Il Vino degli Dei 2020

Santa Sofia – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Cavedini – Amarone della Valpolicella 2020

Azienda Agricola Boscaini Carlo – Amarone della Valpolicella Classico S.Giorgio 2020  

Ca’ dei Frati – Amarone della Valpolicella Pietro Dal Cero 2020

Tezza Viticoltori in Valpantena – Amarone della Valpolicella Valpantena 2020

Roccolo Grassi – Amarone della Valpolicella 2020

Salvaterra – Amarone della Valpolicella Classico 2020

Cantine di Verona S.C.A. – Amarone della Valpolicella Torre del Falasco 2020

Famiglia Furia – Amarone della Valpolicella 2020 (campione di botte)

Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani – Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2020

Corte Figaretto – Amarone della Valpolicella Valpantena Musa del Figaretto 2020

Accordini Igino Winery – Amarone della Valpolicella Classico Le Bessole 2020

Zeni 1870 – Amarone della Valpolicella Classico Vignealte 2020

Benazzoli – Amarone della Valpolicella Classico 2020

RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025

Comunicato Stampa del 28 gennaio 2025

Da RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025 si scrive la storia del food in Campania. Un evento imperdibile nei giorni 11 e 12 febbraio 2025, presso gli ampi spazi a disposizione del Palasele di Eboli (SA), dove i professionisti del settore avranno l’opportunità di connettersi con le principali aziende produttrici di prodotti alimentari. Saranno presentate novità e nuove tendenze del mercato, per costruire insieme relazioni e far crescere il proprio business.

Durante i due giorni di fiera, oltre alla degustazione dei prodotti in esposizione, ci saranno eventi a tema grazie alla partecipazione di Chef e professionisti del settore. Tra show-cooking e interviste, i partecipanti arricchiranno le loro conoscenze con nuovi stimoli ed idee, acquisendo informazioni e conoscenza sul mercato della ristorazione italiana, incluse le tendenze del momento. Due giorni ricchi di contenuti, per esprimere al massimo la propria passione con un unico obiettivo: raggiungere la piena soddisfazione del consumatore finale.

Da RESTO AL FOOD HO.RE.CA. EXPO 2025 gli espositori saranno veri protagonisti e storyteller, condividendo esperienze e desideri. Ogni stand diventerà una vetrina di eccellenza, un luogo dove presentarsi e presentare i prodotti o le ultime creazioni, agli occhi del pubblico di professionisti desiderosi di scoprire novità.

Dal momento in cui le porte del Palasele di Eboli si apriranno, infatti, i visitatori saranno accolti da un’esplosione di aromi, colori e suoni che celebra la diversità e la creatività nel settore food. Non è solo una fiera: è un viaggio sensoriale nel cuore dell’ospitalità, per restare sempre connessi e all’avanguardia in vista del futuro.

Vi aspettiamo al Palasele di Eboli nei giorni 11 e 12 Febbraio 2025 con il seguente programma:

Martedì 11 febbraio 2025

Ore 9:00 Apertura dei lavori e registrazione
Ore 10:00 inizio del viaggio sensoriale con degustazioni
Ore 12:00 workshop con ospite
Ore 13:00 show-cooking con le aziende espositrici
Ore 18:00 chiusura dei lavori

Mercoledì 12 febbraio 2025

Ore 9:00 Apertura dei lavori e registrazione
Ore 10:00 inizio del viaggio sensoriale con degustazioni
Ore 12:00 workshop con ospite
Ore 13:00 show-cooking con le aziende espositrici
Ore 18:00 chiusura dei lavori

Per partecipare e ottenere il ticket di ingresso gratuito alla manifestazione basta compilare il modulo al seguente link:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeQ3C2BD4XihOri4TuHJppf3Spv8jAkvJi0QgU-zF_eWVEYJw/viewform

Per qualsiasi esigenza i contatti sono i seguenti:

Email: eventi@adrasrl.it
Telefono Segreteria: +393287265751

“Eccopinò 2025” e l’Appennino Toscano si tinge di Pinot Nero

Impossibile non tener conto delle varie espressioni enologiche celate in Italia. Vitigni, denominazioni, territori, un universo di connessioni dove la sopravvivenza stessa dei produttori è legata a doppio filo alla comunicazione e con le Amministrazioni pubbliche. Si capisce ancor maggiormente quanto sia stato duro lo sforzo per unire visioni e areali distinti come nell’Associazione Appennino Toscano, nata nel 2012 sempre in continua trasformazione.

Il presidente Cipriano Barsanti guarda con ottimismo al futuro, non nascondendo timori legati alla situazione economica mondiale: “Nelle nostre valli – Lunigiana, Garfagnana, Mugello, Casentino, Valtiberina – che dal confine con la Liguria si susseguono fino ai limiti dell’Umbria – il vino ha fatto parte di un’agricoltura marginale, di sussistenza e tradizione, raramente di cospicui investimenti e pianificazioni. In questo quarto di secolo forse qualcosa è cambiato. Dopo i primi esperimenti, la coltivazione del Pinot Nero è diventata una possibilità d’impresa e di occupazione, tanto che sono nate nuove aziende e alcune già esistenti hanno esteso a questo vitigno la propria attività”.

Il Pinot Nero, perché di questo si tratta ad Eccopinò 2025, ha sfumature e caratteristiche ben distinte da zona a zona. Ma siamo certi che il discorso non sia più ampio, guardando anche ad altre uve coltivate o all’attrattività turistica di cui sono intrisi luoghi ancora in parte inesplorati? Veicolare, dunque, l’Appennino Toscano e non il varietale è la vera mission, creando possibilmente unione tra diverse entità locali dalla ristorazione, al settore hospitality per finire verso visite guidate e degustazioni a tema.

Un problema cardine di molti territori che cercano il volano per proporsi con la giusta veste all’attenzione di mercati esigenti. Il sodalizio tra le 4 vallate è un ottimo punto d’inizio, ma un potenziale limite nel gestire conflittualità dovute ai numeri in crescita. Tuttavia è altresì la strada maestra da seguire per evitare la frammentazione e relativa scomparsa degli attori in gioco, anche per rendere onore, bisogna ammetterlo, alla qualità media davvero interessante dei vini in rassegna, con meno picchi assoluti d’eccellenza, ma tanta concretezza.

Vini dotati di piacere di beva, immediatezza di contenuto e carattere, gioia stessa del sorso contemporaneo. Il consumatore medio è infatti stanco di riflessioni oltre misura su potenziale, vibrazione e chissà quante altre fesserie a chilometro zero. All’estero poi sono discorsi totalmente privi di significato: il vino o è ben fatto e da subito godibile o semplicemente è fuori dal concetto vendita. E poco importa il prezzo.

Il percorso intrapreso dall’Associazione Appennino Toscano forse parlerà, un giorno, anche di Riesling, di Trebbiano, di Olio Extravergine d’Oliva e di altre eccellenze dell’agroalimentare. Una sfida dura, ma non impossibile osservando l’aumento degli ettari e degli associati iscritti rispetto ai blocchi di partenza.

Per adesso, che Pinot Nero sia, del doman… c’è qualche certezza! Veniamo agli assaggi proposti durante la manifestazione allestita nello storico Spazio Brizzolari, dove arte moderna e vino si sono incontrati in un profondo abbraccio all’insegna della bellezza.

Macea – Macea 2021 – l’azienda di Barsanti condotta assieme al fratello e al nipote è un cardine al confine tra Lunigiana e Garfagnana, nella media valle del Serchio. Lavoro sul Pinot Nero e su 39 autoctoni non iscritti a registro, seguendo le indicazioni del compianto prof. Scalabrelli luminare dell’agricoltura toscana. Il vino è confortante, ricco di frutti di bosco e fuori dagli schemi per il minimo interventismo in cantina. Basta solo saper attendere. Genio e sregolatezza.

Casteldelpiano – Melampo 2019 – Sabina Ruffaldi propone una versione densa e materica di Pinot Nero, nato su terreni alluvionali. Esperienze in altri settori, si sono adattati benissimo alla coltivazione della vite e dell’ulivo con riadattamento di camere restaurate per godere del respiro bucolico della Lunigiana. Tenerezza d’insieme.

Tenuta Baccanella – Baccarosso 2021 – Giulio Cappetti è un vulcano di emozioni. Straordinario l’en primeur 2024 assaggiato durante la cena al Bistrò Pasta e Pasticci con dei deliziosi tortellini al bollito di carne. La mano delicata dell’enologo David Landini si sente, anche se la 2021 risulta un pelo macchiavellica nel voler ricordare il sogno di Giulio: fare del Mugello la nuova Borgogna. Concetrazione di frutto, qualche tannino irsuto, ma la goduria di beva della giovane 2024 non viene eguagliata. Irrefrenabile.

Fattoria di Cortevecchia – Primum 2018 – famiglia di industriali esportatori in tutto il globo. A Sandro Bettini sembrano riuscire bene diverse cose: intriganti i Metodo Classico di pronta uscita (il pioniere nel Mugello per questa tipologia), sia Blanc de Noir che Rosè. Bello come un chiaroscuro di Caravaggio il Primum, legato all’annata più fresca rispetto alle recenti. Temperante.

Il Rio – Ventisei 2019 – il migliore di giornata. Commentando con Fabio Pracchia – redattore Slow Wine e conduttore della masterclass, sembra che la 2019 abbia davvero una marcia in più rispetto ad altre vintage. Ma qui il lavoro dell’ex ciclista dilettante Paolo Cerrini è impareggiabile. Tra i primi a crederci sul serio, ripropone in vigna l’antico sistema d’allevamento a Lyra detto localmente “biforca mugellana”, utile per evitare ustione dei grappoli in estate e gelate in primavera. Eleganza, colori tenui e tanta salinità finale, quasi infinita. Un Maestro.

Terre di Giotto – Gattaia 2020 – cru tra i più alti dell’areale a quai 600 metri. Michele Lorenzetti ha esperienza da vendere in qualità di consulente enologico per diverse realtà italiane. Con la sua piccola cantina è riuscito nell’impresa di eguagliare la ricchezza cromatica e tannica del Pinot Nero in stile Pommard. Nuance ferrose, frutto denso e scuro e tanta sapidità sul finale. Da ascoltare con pazienza; stravagante e ironico invece il suo Riesling Renano in purezza, vinificato in cemento contenitore in cui Michele crede fermamente. Visionario.

Bacco del Monte – Monteprimo 2021 – Azienda giovane condotta dalla famiglia Bacci, che nel 1985 si trasferisce “al Monte”. Bassi solfiti e zero filtrazioni, il suo vino ha stoffa da vendere, ma abbisogna ancora di tempo per migliorare alcune spigolosità nel controllo della potenza. Ne riparleremo.

Borgo Macereto – Il Borgo 2021 – Ben 20 gli ettari complessivi, di cui 6 vitati sulle colline tra Mugello e Valdisieve. Biologici da sempre, il loro Pinot Nero dimostra coerenza e adesione al varietale, dal primo all’ultimo sorso. Scuro nel finale speziato, potrebbe guadagnare agilità in futuro, ma siamo ai primi vagiti. Impavidi.

Fattoria il Lago – Pinot Nero 2022 – Un tempo di proprietà dei Marchesi Vivai-Bartolini-Salimbeni, posta ai confini del Chianti Rufina, ne eredita le caratteristiche principali. Altezza e arenaria uguale acidità e tannini fitti, bilanciati da lievi surmaturazioni delle uve che donano corpo al vino in maniera naturale. Elegante e saporito biglietto da visita.

Frascole – Pinot Nero 2019 – Dal 1992 le famiglie Lippi e Santoni lavorano terreni aspri e ripidi a 500 metri d’altezza. Siamo tra Mugello e la Rufina, qui si parla anche di Sangiovese che Frascole sa enfatizzare al meglio. Il loro Pinot Nero è uno dei migliori degustati, con quell’evoluzione al sapore di tamarindo ed erbe officinali tipica e identitaria. Averne.

Ornina – Ornina 2019 – Azienda conosciuta sin dagli albori, quando lo stile biologico e biodinamico prevaleva, a volte, sul piacere di beva. Marco Bigioli ha fatto tesoro della propria storia ed i campioni proposti oggigiorno sono fini e serbevoli. Degno rappresentante del Casentino, al pari di altri big come Vincenzo Tommasi e Federico Staderini che hanno fatto scuola in Toscana. Lungimirante.

Fattoria Brena – Sopra 2020 – Giancarlo Bucci da San Pietro a Dame sopra Cortona guarda tutti dall’alto con i 700 metri d’altezza dei suoi poderi. La Val Tiberina da una parte e la Valdichiana dall’altra, da eroico viticoltore ha resistito alla tentazione di andar via, convincendo altri colleghi a venire accanto a lui recuperando suoli incolti ora vantaggiosi per l’andamento climatico. Undici cloni di Pinot Nero, parte francesi e parte italiani, un vino che sa di grafite, chiodi di garofano ed affumicature, sovrastate da golosità di bocca al sapore d’arancia sanguinella. Stoico.

L’Irpinia fuori dall’Irpinia

Incontrare l’Irpinia fuori dall’Irpinia nell’evento organizzato da Gambero Rosso. Una serata interamente dedicata alle tre grandi DOCG campane della provincia di Avellino (Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi), con banchi d’assaggio e una masterclass ricca di piacevoli scoperte. Avevamo già reso conto degli spunti di riflessione nell’articolo del collega di redazione Alberto Chiarenza: Roma incontra i vini dell’Irpinia.

Mancava all’appello proprio la degustazione guidata aperta a operatori del settore e stampa nazionale ed estera, che ha visto la conduzione di Lorenzo Ruggeri – direttore di Gambero Rosso – Teresa Bruno, Presidente del Consorzio Vini d’Irpinia, e Marzio Taccetti, editor di Gambero Rosso.

“Oggi siamo a Roma” – sostiene Teresa Bruno – “ma le iniziative proseguiranno a Milano e poi negli Stati Uniti, nell’impronta del nome scelto per la nuova sede del Consorzio: Opificio delle DOCG e delle DOC d’Irpinia”.

Situazione climatica, morfologia del territorio e vendemmie lente e prolungate rendono l’Irpinia una regione altamente vocata alla viticoltura. Tuttavia i tre areali delle DOCG permettono di fatto, a ciascun borgo, di esprimere terroir con caratteristiche precipue, da cui il complesso mosaico vitivinicolo presente.

Nove i vini, tre per ciascuna delle DOCG presentate all’evento, con lo scopo di rappresentare e descrivere, senza la pretesa di essere esaustivi, le loro caratteristiche principali, a nostro avviso ancora troppo poco conosciute fuori dai confini della Campania.

LA “RESISTENZA” DEL FIANO DI AVELLINO

Partiamo con il Fiano di Avellino degustato in tre distinte vendemmie: 2023, 2022, 2020. Un vino che spesso raggiunge e supera i due decenni di vita; merito dell’acidità e dello svilupparsi di un ventaglio olfattivo che dai sentori fruttati e floreali, si evolve fino a chiare percezioni minerali, idrocarburiche, affumicate.

Ciascun areale è poi in grado di imprimere un timbro di base e un’evoluzione completamente differenti ai singoli vini. Così Colli di Lapio 2023 di Clelia Romano, elegante e pulito nelle nuance di nespola e frutta a polpa bianca è attraversato da un lievissimo sbuffo gessoso;  Alimata 2022 di Villa Raiano già evidenzia la tipica nuance fumee al palato, in maniera materica e avvolgente. Erre Riserva 2020 di Tenuta Sarno 1860 vibra al sorso agrumato, così preciso e verticale da essere quasi in controtendenza con le scie idrocarburiche pienamente sviluppate.

IL “SAPORE” DEL GRECO DI TUFO

Completamente diverso il registro con cui si esprime il Greco di Tufo, nonostante i comuni compresi nella DOCG siano spesso a una manciata di chilometri di distanza da quelli del Fiano di Avellino. Ci troviamo in una dimensione più piccola costituita da terreni di maggior scheletro, ricchi di marne, fossili e, non da ultimo, materiali sulfurei in molti punti.

Mineralità salina e acidità in combinazione ed equilibrio determinano vini di corpo e struttura oltre che saporiti. Ancora una volta tre campioni in degustazione, da tre zone differenti, per sottolineare le diverse espressioni ed interpretazioni delle cantine.

Vigna Breccia 2023 di Montesole ha naso definito di frutta matura e bocca salata e materica, mentre Cutizzi Riserva 2022 di Feudi San Gregorio si presenta più aggraziato nei sentori di frutta e fiori bianchi e nel sorso più avvolgente. Chiudiamo con Riserva Vigna Serrone 2022 di Cantine di Marzo, espressione di un equilibrio perfetto tra freschezza e sapidità che definisce un sorso armonico ed elegante. Caratteristica comune le sensazioni iodate che a diverso grado chiudono il sorso e riportano a chiari sentori marini.

LA “POTENZA” DEL TAURASI

Il Taurasi negli ultimi anni ha ricevuto una profonda rilettura che, senza nulla togliere alle caratteristiche e all’essenza del grande vino irpino, è di fatto tra i grandi rossi italiani.

Una parola è d’obbligo nel vocabolario del Taurasi, il tempo: quello necessario al tannino ad aprirsi e distendersi e, conseguentemente, a tutte le altre componenti ad armonizzarsi in maniera sinfonica. Frutto di uve Aglianico, il Taurasi esce a non meno di tre anni dalla vendemmia (quattro nella versione riserva), anche se molti produttori attendono tempi più lunghi. L’uso del legno nella fase di invecchiamento definisce le caratteristiche di un vino austero e rigoroso, ideale per accompagnare la cucina tradizionale irpina costituita da zuppe arricchite da cotiche, ragù e carni a lenta cottura.

La degustazione ci ha permesso di andare indietro nel tempo e toccare tre diverse annate: 2018, 2016, 2014. Rue 333 2018 di Nativ si evidenzia con un naso di spezie dolci, erbe aromatiche e note empireumatiche che ricordano la cenere di camino, al palato il tannino preciso e sottile è sostenuto da freschezza ben evidente; visciola sotto spirito, tostature e cioccolato fondente caratterizzano la Riserva 2016 di Petilia, dal tannino incisivo al palato, a tratti ancora lievemente verde, e chiusura coerente sul frutto. Infine Vigna 5 Querce 2014 di Salvatore Molettieri, elegante e sontuoso senza cedere nessun punto alla potenza: al naso si rincorrono sentori tostati e speziati di pepe e noce moscata e poi foglia di tabacco, torba e nuance dal sottobosco; in bocca entra quasi in punta di piedi, poi si espande e rimane compatto, avvolgente e infine chiude lunghissimo su note di cacao: un’ode alla complessità del Taurasi.

La Sardegna di Vinodabere: personalità e affermazione della “Sarditas” enoica

La rassegna di quest’anno sulle eccellenze vitivinicole della Sardegna è stata sapientemente organizzata sul campo dal direttore di Vinodabere Maurizio Valeriani, coadiuvato da Daniele Moroni all’Hotel Belstay di Roma.

Più di 200 vini esposti e degustati assieme a elementi gastronomici tipici come pecorino, miele e pasticceria sarda.

La location, su un unico piano, era mappata per areali vitivinicoli, consentendo un esame davvero comparativo dei vitigni celebrati in tutta la regione, come Cannonau, Vermentino e Bovale.

Dall’Oristanese ad Anglona e Gallura, procedendo verso Mamoiada, Mandrolisai e Oliena, in una ideale sequenza geografica di visita, l’ÍSULA offre fin da questo primo segmento un dato culturalmente evidente e riconoscibile: vini molto, molto identitari e diversificati, accomunati da costanti intensità di gusto e mineralità.

Non ce n’è uno che resti anonimo, non una singola banalità nei quasi 50 produttori presenti: il “colloquio virtuale” con essi risulta agevole seguendo il loro ardente desiderio di spiccare tra tutti.

Una sana competizione intrisa di “Sarditas” del mondo, tra vigneron pienamente consapevoli perché forieri di varietà e identità originali e pronunciate. Si respira aria di cultura improntata all’individualità. Come una ruga sul viso, intagliata da venti diversi, i tratti somatici dei vini Sardi sono oggi più riconoscibili che mai.

Procedendo nell’ideale viaggio da Ogliastra a oltre Romangia fino al sud dell’isola, si coglie un bisogno di distinzione che troviamo espresso nei caratteri marcati di ogni prodotto.

Ma la celebrazione diventa semplicemente sublime all’arrivo nel Sulcis, forse il segreto enoico meglio conservato della Sardegna. Il Carignano è qui proposto nelle sue forme migliori, vocate ad accompagnare l’alta gastronomia.

Tannini non sempre gentili, ma certamente di infinita armonia con la peculiare mineralità combinata di terra e di mare, che pongono il degustatore di fronte a un oggetto distinto ed eccezionale per corredo aromatico e gustativo.

Mai, come nelle elaborazioni di gente che fa ancora la storia di questo vitigno tra i quali Santadi e Sardus Pater, ritroviamo una “Sarditas” non più ignorabile. La sua identità è acclamata, indimenticabile alla memoria olfattiva e gustativa. È la Sardegna, il suo mare e la sua terra che dicono “Il Mediterraneo siamo noi, eccoci!”.

E diventa naturale chiedere a membri di spicco del Consorzio del Carignano del Sulcis a che punto sia l’evoluzione della denominazione da DOC a DOCG. Cosa resta da fare per cristallizzare nel disciplinare le originalissime caratteristiche di queste viti a piede franco, immerse ad alberello nelle sabbie e di un’età media attorno ai 60 anni, elaborate con un’eleganza di respiro internazionale.

Le difficoltà, di qualsiasi natura esse siano compresa la carenza di volontà ferrea, impongono però uno stop a un percorso altrimenti maturo e consapevole di questo areale. E se è già successo col Vermentino di Gallura, risulta oltremodo inspiegabile la desistenza (o per meglio dire la resistenza) di alcuni a compiere il giusto passo in avanti.

Il Presidente del Consorzio Antonello Pilloni è un gentiluomo novantenne e prodigo di saggezza, ben accompagnato da chi come Raffaele De Matteis e sa bene quanto tale passaggio sia ormai tangibile.

A questa forte e contraddittoria presa di coscienza si accompagnano, invece, parti originalissime di produzione vitivinicola come Jerzu e l’Ogliastra, con Alberto Loi dai vini incredibilmente tradizionali e ricchi di personalità. O come Depperu e le sue interpretazioni della Gallura più nobile, ricca com’è di sabbie da disfacimento granitico.

E ancora, come Isola dei Nuraghi e i Cagnulari, in purezza o assemblati con Vernaccia e Cannonau, dell’azienda Silvio Carta – che spicca in ogni caso per l’originalità dei suoi vini nel comprensorio di Oristano.

La Sardegna di Vinodabere: memoria liquida di chi ama le terre e la gente di una splendida Isola capoluogo di ogni civiltà del Mediterraneo.

Castelli Romani: debutta la Rete d’Impresa di Filiera “V.I.P.”

Vino, Innovazione e Pane: tre parole che racchiudono la missione della nuova Rete d’Impresa di Filiera dei Castelli Romani “V.I.P.”, presentata ufficialmente il 13 dicembre nella prestigiosa cornice di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma. Un progetto che punta a valorizzare le eccellenze enogastronomiche locali e a promuovere uno sviluppo integrato del territorio, grazie al finanziamento della Regione Lazio e alla partecipazione di 21 aziende della zona.

L’evento, riservato a operatori del settore, media e istituzioni, ha visto la partecipazione delle principali figure coinvolte: dalla presidente della rete, Nina Farrell, al vicepresidente Paolo Iacoangeli, passando per i rappresentanti del CAT (Centro Assistenza Tecnica di Confesercenti) e i sindaci e assessori dei comuni che compongono la filiera produttiva intercomunale.

Un progetto che fa rete per il territorio

L’idea alla base della Rete V.I.P. nasce da un concetto semplice ma rivoluzionario per il territorio: unire le forze delle piccole e medie imprese per creare una filiera produttiva integrata e competitiva. La presidente Farrell ha sottolineato con entusiasmo l’importanza del progetto:

“Un ringraziamento al Comune di Genzano per l’ospitalità, a Confesercenti per aver ideato questa rete, e a tutte le istituzioni coinvolte. Questo progetto rappresenta un passo fondamentale per la valorizzazione delle nostre eccellenze locali e la creazione di nuove opportunità economiche. La collaborazione è la chiave per trasformare il nostro territorio in un punto di riferimento per il turismo enogastronomico.”

Il vicepresidente Iacoangeli ha poi illustrato la composizione della rete: 21 aziende che spaziano dai produttori di vino e olio ai forni artigianali, passando per agriturismi e realtà innovative, come un’azienda agro-ecologica che coltiva erbe officinali e prodotti botanici edibili.

“La Rete V.I.P. vuole essere un simbolo di cooperazione e sviluppo. Troppo a lungo i nostri produttori si sono concentrati solo sui propri interessi, senza cogliere le opportunità che l’unione può offrire. Con questo progetto vogliamo dimostrare che fare rete significa crescere insieme, migliorare la competitività e valorizzare le nostre tradizioni.”

Le prime attività, un inizio promettente

Nonostante il debutto ufficiale sia avvenuto pochi giorni fa, la rete ha già intrapreso diverse iniziative per promuovere il territorio e le sue eccellenze. È stato lanciato un sito web (www.retevip.it) e sono attivi profili social su Facebook e Instagram, con l’obiettivo di rafforzare la visibilità online.

Nel corso dell’autunno 2024, la rete ha organizzato e partecipato a eventi di grande rilievo, tra cui le Degustazioni VIP in Terrazza a Genzano, durante la Festa del Pane, e la manifestazione Beviamoci Sud a Roma, dedicata ai vini del Centro-Sud Italia. Durante questi eventi, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di degustare i prodotti delle aziende della rete e di scoprire le peculiarità del territorio.

La presentazione si è conclusa con la consegna delle targhe ufficiali alle aziende partecipanti e un banco d’assaggio che ha permesso agli ospiti di degustare i vini locali e le specialità gastronomiche del forno Fermenti 2020 di Genzano.

Obiettivi futuri, tra turismo, formazione ed eventi

Il 2025 si preannuncia come un anno ricco di appuntamenti per la Rete V.I.P. Tra gli eventi in programma spicca la presentazione ufficiale a Roma, prevista per il 2 e 3 febbraio presso lo spazio WeGil, che includerà masterclass, banchi d’assaggio e un workshop dedicato al progetto. La rete parteciperà inoltre alla Rome Wine Expo a marzo e si prepara a realizzare una guida esperienziale per il turismo enogastronomico nei Castelli Romani.

La guida, ideata in collaborazione con la casa editrice La Pecora Nera, proporrà percorsi tematici che uniscono degustazioni e attività culturali. Tra le esperienze suggerite: una giornata a Genzano tra panificazione e visite alle cantine locali o un workshop sulla cottura alla brace a Lanuvio, abbinato ai migliori vini del territorio. L’ambizione della rete non si limita al turismo. Sono infatti in programma corsi di formazione per ristoratori e iniziative di mobilità sostenibile, oltre alla partecipazione a fiere nazionali come Vinitaly. Il progetto non è solo un’iniziativa economica, ma anche un modello culturale e sociale. Lo ha sottolineato Iacoangeli, parlando del valore simbolico di questa rete:

“Unire le forze significa non solo valorizzare i nostri prodotti, ma trasformare i Castelli Romani in una destinazione d’eccellenza per chi ama il vino, il pane e la bellezza del nostro paesaggio. Lavoriamo insieme per costruire un futuro sostenibile e ricco di opportunità.”

Anche le istituzioni hanno espresso il loro sostegno. Il sindaco di Genzano, Carlo Zoccolotti, si è detto orgoglioso di aver creduto fin dall’inizio in questa iniziativa, mentre l’assessore di Velletri Cristian Simonetti ha evidenziato le opportunità legate al Giubileo 2025 e al riconoscimento dei Castelli Romani come Città Italiana del Vino 2025.