Giacomo Garau: inaugurata la nuova sede della pizzeria Olio&Basilico a Vitulazio

LA PIZZA CONTEMPORANEA DI GIACOMO GARAU APRE LA NUOVA SEDE “OLIO&BASILICO” A VITULAZIO PER OMAGGIARE LA TRADIZIONE DELLA PIZZA DELL’ALTO CASERTANO E RAFFORZARE LA SUA APPARTENENZA ALLA CITTA’ DI BELLONA, STORICAMENTE SIMBOLO DELLA PIZZA AMERICANA

Comunicato Stampa

Tradizione e creatività si incontrano nel nuovo progetto imprenditoriale di Giacomo Garau, autore della pizza contemporanea in Campania. Di origini sarde e cittadino adottivo di Bellona, Garau omaggia con la nuova apertura di “Olio&Basilico” la città simbolo della pizza americana e rafforza il valore culturale delle origini della pizza. La nuova sede “Olio&Basilico” ha aperto ufficialmente i battenti domenica 15 dicembre 2024 a Vitulazio (CE), per proseguire i passi della storica pizzeria di Calvi Risorta nell’Alto Casertano, dove la pizza è ormai un’arte riconosciuta ovunque. 

Sperimentazione e contaminazioni nel linguaggio della lavorazione di Garau che decide, nuovamente, di portare avanti la sua impronta cosmopolita, dall’impasto alla selezione meticolosa delle materie prime, senza mai tradire l’autenticità della tradizione della pizza campana e la sua cifra stilistica innovativa e la sua metodologia di dettagliato artigiani della pizza contemporanea. Nel suo riproposto e rinnovato disegno di Olio Basilico, Giacomo mette insieme gli elementi della tradizione pizzaiola casertana, della storia che unisce Bellona agli States e del suo metodo assennato di studio, perfettibilità, e continua ricerca. Oggi, la città custodita dalla costola montuosa dei Monti Trebulani si è distinta per la sua visione innovativa del mondo della pizza, confermandosi capitale di una delle più iconiche tendenze gastronomiche.

Nelle definite traiettorie progettuali, Garau intende rinnovare il suo legame con la città di Bellona, promuovendosi ambasciatore della pizza contemporanea ma con approccio evoluzionistico partendo dalla vera tradizione e dagli ingredienti locali.  Anni di studio accurato dell’impasto da biga, ricercatezza degli ingredienti che rappresentando la cultura e l’eredità gastronomica dell’Alto Casertano. 

E’ la voglia di promuovere il territorio e la città che mi ha accolto a voler continuare e fissare una nuova sfida. Aprire a Vitulazio, città che confina con Bellona, simbolo della pizza americana, ha acceso in me la volontà di voler affiancare una parte essenziale quando si parla di pizza: la tradizione. Gli Stati Uniti rappresentano innovazione, modernità e futuro, l’Alto Casertano è tradizione, cultura e storicità – dichiara Giacomo Garau –  Ho sentito un richiamo forte a volere di unire due mondi così diversi ma così fondamentali l’uno per l’altro. La pizza contemporanea, che da sempre studio e ripropongo con accuratezza, e la città dove vivo, chiudono perfettamente il cerchio dei miei passi professionali

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The Tasting Room: il fine dining di Villa Eden a Merano

Una cena gourmet in un hotel di lusso può essere il regalo migliore per staccare la spina dalle ansie quotidiane a lume di candela. Farlo a Merano, dove le bellezze naturali regnano sovrane ed il tempo sembra scorrere in maniera diversa, non ha prezzo.

Osservando Angelika Schmid e Hannes Illmer, titolari di Villa Eden, oasi salutistica incastonata tra le montagne altoatesine, comprendiamo il significato di fare ciò che si ama nella vita. Cura nei particolari, accoglienza e piccole attenzioni in ogni gesto, fanno sentire il cliente a proprio agio, con quel tocco d’eleganza che non guasta mai.

Trattamenti benessere supportati da medici e operatori specializzati, ampia Welness SPA e camere spaziose ed insonorizzate, consentono un relax autentico, a misura d’uomo. Alternare passeggiate nel parco a percorsi trekking, accompagnati da una rilassante nuotata nelle due piscine o un trattamento corpo completo di massaggi, beauty farm e programmi di remise en forme personalizzati, sono solo alcuni dei buoni propositi per eliminare le tossine dello stress e della sedentarietà.

Un piacere del corpo e dello spirito che non può prescindere dalla corretta educazione alimentare attraverso menu dedicati, con materie prime ricercate a tutto vantaggio della longevità e dello star bene con se stessi. Per chi vuole godere di esperienze gastronomiche, senza badare necessariamente alla bilancia, non resta che lasciarsi guidare dal personale nell’articolata colazione internazionale tra dolce e salato ed una ricca scelta di pietanze cotte per iniziare la giornata con il piede giusto.

In tale contesto di charme abbiamo scelto di raccontarvi la cena provata al ristorante gourmet The Tasting Room di Villa Eden, curata dall’Executive Chef Marcello Corrado, esperienze in vari stellati italiani, dopo gli inizi e la gavetta d’eccellenza proprio nel salernitano, raccolto il timone lasciato dal visionario Raffaele Vitale a Casa del Nonno 13.

La sala prevede massimo 4 tavoli per un totale di 10 coperti, replicabili nell’incantevole veranda esterna durante la stagione estiva. Innovativo e professionale l’aiuto del direttore operativo Giovanni Baccaro, anch’egli campano giunto a Merano dopo un lungo apprendimento in giro per il mondo. Il cocktail ideato al tavolo è quell’attenzione particolare che colpisce e prepara al sorriso i commensali pronti per iniziare il percorso culinario.

Abbiamo scelto il menu degustazione “Local Homage” di 8 portate, cominciando dagli appetizer composti da bonbon al cioccolato bianco e cavolfiore, waffle di grano arso e tonno affumicato con rapa rossa e cipolla di Tropea, molto invitanti.

Proseguiamo con un piatto di rara complessità: la barbabietola in diverse interpretazioni con sorbetto alla cipolla, radicchio e ravanelli. Esempio vegano in cui il sorbetto spicca per eleganza e dolcezza, ben corroborato dalle note agrodolci del sedano rapa e dalla consistenza della barbabietola.

Lo storione della Val Passiria con spinacino ed il suo caviale bianco è un’ottima idea, aderente alla cucina di pesce da sempre presente in Alto Adige. Al mare si preferisce, per reperibilità a km zero, il pescato di lago e fiume, tenero e meno sapido da giocare bene ai fornelli in un’adeguata consistenza finale.

Il petto di Quaglia alla Rossini con tartufo è il tocco rétro che non si trova facilmente nelle carte dei ristoranti moderni. La selvaggina ha un valore importante in queste vallate e la quaglia è stata lavorata a regola d’arte, con originalità nell’abbinamento.

Segue Ramen altoatesino di spaghettini di segale, aglio, funghi shiitake e brodo di gallina affumicato al fieno che dimostra grande equilibrio. Con un pizzico ulteriore di sensazione umami sarebbe stato perfetto.

Più complesso al gusto il festone del pastificio Vicidomini con ragù di piccione cotto e crudo. Una ricetta che esula dal resto della proposta, come un sentiero parallelo rispetto a quello attraversato fin ora. Lascia qualche perplessità sul finale amarostico del sedano rapa.

Agevole e fortemente radicato sul territorio il petto d’anatra arrosto, con riduzione speziata di carote e olivello spinoso, accompagnato da polenta di Storo. Ricalca la cucina di montagna invernale, tanto apprezzata e ricercata dai clienti.

Tutto a base di latte di capra il dessert composto da cioccolato bianco, fiordilatte, yogurt e cremoso con sablè breton al cacao. Sapore deciso e salato, dinamico e che non cela l’aromaticità tipica della capra. Ottima fine cena, coccolati dalle atmosfere magiche di Merano e di Villa Eden. Servizio impeccabile e carta dei vini ben dosata, che include anche le superbe etichette delle tenute Castel Rametz e Castel Monreale, entrambe appartenenti alla famiglia Schmid e di cui parleremo in un prossimo articolo.

Valdo Experience in Podesteria, brindiamo con le bollicine italiane più bevute al mondo

Durante le feste si stapperanno 355 milioni di bottiglie di Spumante italiano, soprattutto all’estero, dove il prodotto tricolore sembra decisamente più osannato che in casa. Il 2024 è stato un anno record per la bollicina nostrana: i dati da poco riportati dall’Osservatorio del Vino Uiv-Ismea ci comunicano un giro d’affari che supera il miliardo di bottiglie, di cui 700 milioni sotto le Denominazioni “Prosecco”.

Necessario il giusto approfondimento di un tema, spesso trasceso da tutto un mondo di Sommelerie e Critica italiana, come se essere un fenomeno commerciale, uno status-symbol sia una sorta di peccato originale. Non vogliamo generare polemica; la nicchia, la chicca, merita di essere difesa, attenzionata, coccolata, ma troppo spesso si fa finta di non vedere “l’elefante in una stanza” o il lavoro di gente che ha stoffa da vendere. Rappresentare grandi numeri è difficile, significa prendersi la responsabilità di migliaia di famiglie che ruotano intorno al prodotto e cura altresì del territorio. Senza dimenticare che proporzionalmente anche le difficoltà e le responsabilità diventano maggiori.

L’occasione è arrivata con Valdo Food and Wine Experience, evento organizzato in collaborazione con Gambero Rosso, che ha visto l’Azienda Valdo e un’altra proprietà aziendale, “I Magredi” salire sul palco della splendida location de La Podesteria di Gazzola (Piacenza) e duettare con i piatti studiati in accompagnamento con competenza dallo Chef Patron Matteo Bergomi. Una serata condotta da Nicola Frasson con la partecipazione di Gianfranco Zanon, enologo di Valdo, che con sincerità, orgoglio, professionalità e competenza ci ha presentato il suggestivo ventaglio di qualità della sua gamma.

Valdo porta la desinenza della sua collina di Elezione, Valdobbiadene, dove nasce nel 1926 sotto il nome Società Anonima Vini Italiani grazie ad Albano Bolla, capostipite di una famiglia storica per la Denominazione Prosecco Superiore. Una storia secolare, rappresentativa del Made in Italy nel mondo, apprezzata e radicata con un mercato Globale che ha portato a estendersi con sedi logistiche in America e Germania, diventando di fatto una realtà di scala mondiale.  

Numeri e dati importanti, Valdo annovera trofei come il Best Producer Sparkling Wine Trophy del 2020, l’8° posto nella classifica inglese “Global Wine Brand Power Index Wine Intelligence”, che, uniti ai premi Miglior spumante biologico del Valdo Prosecco Bio DOC, alla medaglia d’oro MUNDUS VINI BIOFACH e al premio Best Organic Sparkling Wine 2021 ci fanno capire l’impostazione culturale, che attraverso un codice etico e un vademecum di sostenibilità, permettono di portare avanti un progetto virtuoso, in sintonia con i territori e le Amministrazioni locali.

Ora lasciamo che i calici parlino, iniziando dalla Ribolla Gialla Spumante Brut Millesimato i Magredi, altro marchio aziendale di Valdo. Ci spostiamo nelle Grave del Friuli, coi suoi suoli alluvionali magri e asciutti, detti Magredi, fondamentali per caratterizzare il profilo di un vitigno versatile e ricco di acidità, che si lascia caratterizzare molto dal suo suolo di elezione, ecco allora al naso aprirsi con ampie falcate di frutta bianca, poi glicine iris e una nota iodata, salina in sottofondo. La bolla è fine, merito dei 3 mesi di affinamento sui lieviti, al sorso ci ritorna in mente quella nota iodata, che fa sentire il territorio e gioca in simbiosi col mondo zuccherino rendendo il finale lungo e agrumato.

Il secondo vino ha rappresentato un vero e proprio un volano per l’azienda: la Cuvèe di Boj Valdobbiadene Docg Brut 2023 che prende nome dalla valle dei buoi della vallata a San Pietro di Barbozza. Il perlage fine e durevole riporta allo stile aziendale, che con gli affinamenti sui lieviti (qui abbiamo 5 mesi) e con la sapiente gestione dello zucchero, sapientemente amalgamato con la massa, si caratterizza per profondità e finezza dei prodotti. Varietale da pera abate e mela golden, poi note floreali di glicine su un fondo di miele d’acacia. Bella la tensione in bocca, lo zucchero è lieve e amplia la cremosità della bolla, è una carezza, mediamente sapido, dal piacevole finale fruttato.

Segue Viviana – Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG DRY, un omaggio di Pierluigi Bolla alla madre Viviana, un Cru dell’impervia e assolata collina di Cartizze. Su questi fondi argillosi e rocciosi la Glera mostra la sua finezza, con un naso delicatissimo che si colora dei toni del tropicale con sbuffi d’ananas, fiori d’acacia e gelsomino, in un sottofondo varietale di mela golden e mandorla dolce. Vellutato al palato, la tessitura acida è perfettamente integrata con l’impalcatura zuccherina e ci lascia un finale da macedonia di frutta fresca coerente e appagante.

Inizia così il percorso di abbinamento ai piatti dello Chef Bergomi, che “coniuga il delicato sapore del mare alle robuste delizie della terra, creando unici viaggi nel gusto” all’interno della sua Podesteria, il luogo del Podestà, un luogo e un nome dai retaggi alto medievali, che fa da cornice a questo viaggio.

Impepata di Cozze su Crema di Fagioli Cannelini e ditalini croccanti

Abile gioco di aromaticità consistenze, la cozza è la protagonista indiscussa del piatto, arricchita dalla tendenza dolce e dalla larghezza offerta dalla crema e dalla piacevole croccantezza e sapidità della pasta. Un piatto versatile che ben si presta a questo doppio abbinamento proposto.

Valdobbiadene Rive di San Pietro di Barbozza Extra Brut – Valdo il nome ci riporta subito ai fianchi scoscesi che delineano le colline di Valdobbiadene, ripide, quasi verticali tanto da definirle viticoltura Eroica e vendemmiate manualmente. I toni brillanti paglierino del calice, il perlage persistente attirano subito l’attenzione. Note fruttate di frutta bianca fresca e sbuffi agrumati delineano un naso varietale, ricordi iodati che ci portano al sorso, perfettamente coerente, la cui sapidità da vigore e lunghezza a un sorso di grande pulizia ed eleganza, i cui altri pilastri sono la grande acidità e l’assenza di zuccheri. 9 mesi sui lieviti.

Valdobbiadene Brut Metodo Classico Vigna Pradase Millesimato – Valdo un vino che evoca un luogo definito la “Biblioteca del patrimonio della biodiversità” dell’azienda, dove antichi cloni di Glera, Perera, Bianchetta e Verdiso sono stati messi a dimora e compongono questo metodo classico 24 mesi sui lieviti. Un vino coerente, varietale, appagante, dal fine perlage con riflessi verdolini. Al naso toni floreali, ginestra e acacia seguono lievi toni di salvia e scorza d’arancia, sorso pieno, di buona mineralità.

Risotto allo spumante con crema di zucca e olio al melograno

Un piatto semplice caratterizzato dai suoi elementi complementari, i dolci tocchi di freschezza e frutta dell’olio e la pienezza della zucca. In abbinamento il Valdobbiadene Brut Cuvèe del fondatore Millesimato – Valdo, il vino dedicato a Sergio Bolla ha uno stile unico, un perlage fine e un colore brillante e dorato ci comunicano la lieve sosta in barrique di rovere francese al naso i toni varietali giocano con sfumature di miele di tiglio e crema di nocciole, uno spettro ampio. Anche l’assaggio è pieno e dai toni fruttati, freschi, merito della sosta di 12 mesi sui lieviti e della piccola percentuale di Chardonnay che caratterizza questa cuvée. Un abbinamento armonico giocato sulle freschezze.

Petto di Anatra, salsa di Cachi e zenzero e purè di zucca

Piatto giocoso, l’anatra succulenta e dalla bella persistenza si amalgama e si rinfresca con i suoi condimenti, creando un sorprendente equilibrio con il Friuli Grave Refosco dal Peduncolo Rosso – I Magredi in abbinamento. Sfumature violacee mostrano subito gioventù, schiettezza e una fermentazione in solo acciaio. Il naso riporta alla frutta sotto spirito, alla mora selvatica, alla viola e al pepe nero. L’assaggio ci riporta subito al terreno e al varietale, sapido, asciutto, i tannini sono lievi ed eleganti.

Torta Sbrisolona

Chiusura dolce e tipica abbinata al Moscato Rosa Spumante Dolce Ca’ Lisetta – I Magredi, sfumature corallo, bel perlage, al naso è aromatico con rimandi alla fragolina di bosco, melagrana, rosa e spezie dolci. Sorso dolce di viva acidità, finale lungo di zucchero filato e sorbetto ai frutti di bosco.

Abbiamo visto tante sfaccettature di qualità per la bollicina tricolore, una visione di azienda moderna e sostenibile e un bel gioco con piatti di diversa forza, cercando di uscire dallo stereotipo per dare valore a chi si sta impegnando a rappresentare l’Italia in tutto il mondo.

(N.d.a. Dedico questo articolo a uno dei miei Maestri, il Professor Franco Graziosi, venuto a mancare in questi giorni, uno dei miei primi riferimenti, Degustatore per le guide dei Vini, pilastro di Ais Como per oltre 30 anni e grande conoscitore di enogastronomia, Grazie Professore).

Pizza & Falanghina: Gambero Rosso ed i vini del Sannio raggiungono le pizzerie nel mondo intero

Sannio Consorzio Tutela Vini, presidente Libero Rillo, punta con la Falanghina a un’affermazione dei vini campani su scala internazionale. Con l’entusiasmo che da tempo circonda l’intero ciclo della varietà, dal produttore al buyer e al consumatore, con il coinvolgimento di Gambero Rosso, nasce un’interessante iniziativa nel mondo della comunicazione enogastronomica, per collegare la Pizza, cibo italiano di culto nel mondo e la Falanghina.

Il progetto vede la luce durante la pandemia, ma proprio dall’intesa con Gambero Rosso e oggi, con Lorenzo Ruggeri nuovo direttore della testata, inizia ad essere percepito come spinta alla ripresa dei consumi popolari e di qualità. “Pizza & Falanghina” è nel tempo divenuto l’araldo di novità atte a ravvivare le pizzerie italiane europee. Centinaia di iniziative locali e una costante, determinata dedizione al suo successo hanno, ormai al principio del 2025, raggiunto molti degli obiettivi preposti.

Un esempio di cui viene dall’appuntamento svoltosi a Roma a “TAC THIN AND CRUNCHY” la nuova pizzeria di Valentina Zuppardo e del Maestro Pier Daniele Seu. Difficile immaginare un luogo migliore a Roma per riproporre il progetto: ambiente volutamente dadaista, creazioni di pizza estremamente cromatiche e leggerissime al gusto, ispirazioni eterogenee a offrire un menù elegante e diverso.

Ad esempio la Frittata della Domenica: una pizza bassa, azzimata e croccante, leggera, che propone crema di passata di patate e cipolle e pecorino, su un lettino di tenui foglie di carciofo. 

Oppure la classica napoletana “Provola e Pepe”, storica ma proposta in versione romana: bianca, con spezie e il suadente sentore fumée della ricotta affumicata, applicata prima e dopo gli inserimenti gustosi di pomodorino e basilico verde e rosso, a chiudere con pecorino spolverato e sesamo e una riduzione di soia con foglie di cavolo. 

L’esordio della degustazione è tuttavia  una occasione per la Falanghina in versione spumantizzata, da collegare a un bell’esempio della creatività di Pier Daniele Seu, che reinventa il concetto tutto romanesco dei “frittini” e crea due oggetti di puro interesse culinario.

La Frittatina di Pasta e Fagioli per ribaltare in 3D il concetto stesso di farne una originale versione in Supplì della pasta e fagioli. Gentile la consistenza dell’interno rispetto alla corteccia panata, che regge il vuoto camera occupato alla base dal tubetto col fagiolo coeso dal tomino di capra filante. È che bello il conflitto irrisolto tra il sentore di birra della pastella con la purea di fagioli, appena appena mediato da foglie di sedano.

E subito dopo, la Polpetta di Cecio Bollito che ripete la trasformazione in solido, grazie al guscio in pastella, di un piatto entry della cucina romana.

Si punta al connubio tra la salsa verde di sedano e timo con prezzemolo, aglio, sminuzzati e amalgamati con riduzione di aceto, e il bollito di carne bianca, a reggere la consistenza della crema di ceci che dà la struttura all’arancina. Un tentativo estroso e coinvolgente, grazie al match con le bollicine di Falanghina del Sannio “Jannare“ La Guardiense Brut.

La diversità di pizze assaggiate, tra le quali risalta quella Broccoli e Salsiccia interpretata con il ciauscolo marchigiano, offre il fianco al ruolo degustativo della Falanghina proprio come nell’intenzione del progetto. Il compito tocca a “Helza” di Pietrejonne, una Falanghina Metodo Classico, di colore giallo paglierino dal riflesso leggero dorato e brillante, di media consistenza e particolarmente giovane. Il match è spinto dalla fragranza lievitosa percepita nel vino, dai sentori di mughetto e erba, per poi virare verso banana e una dominante di gelso, dal finale di leggera ginestra infusa a un minerale calcareo. Al gusto è decisamente vegetale, conferma al palato di ginestra ed erbe ma emerge legittimamente la leggera nota agrumata mista a basilico, tipica della Falanghina del Sannio.

Ferme e ricche di personalità gli altri campioni che succedono alle bolle, nella degustazione delle varie selezioni di Pier Daniele Seu. Identitas 2023 di Cantina di Solopaca è una Falanghina classica con nota leggermente sfumata e balsamica,  giallo dorato con riflessi ambrati leggeri; al naso offre fiori gialli e legno faggio bagnato, mughetti ed erbe balsamiche e leggera sensazione di fiori di pero. Al gusto è glicemica e agrumata, strutturata con mineralità in equilibrio con la nota alcolica, tufacea eppure fresca: è ancora  giovane per apprezzarne l’equilibrio che verrà in almeno un anno di affinamento in bottiglia, ma c’è da dire che questa referenza appartiene alla “Selezione Oro” dal fiume Calore, dove il Consorzio ha scelto 5 vini di riferimento a rappresentare tutto il corso del fiume.

La seconda è di Aia dei Colombi Falanghina 2023 da Guardia Sanframondi. Offre al naso e al gusto più concentrazione e densità: al colore giallo paglierino dai riflessi dorati, brillante, accoppia maggior consistenza, un deciso aroma agrumato e leggermente legnoso di faggio, con finale di salvia e basilico. Sapientemente agrumata, fruttata di gelso e vegetale di ginestra,  con una sfumatura eterea e un finale di leggero fumè.

Il consorzio sannita gioca quindi una parte operativa centrale, nella degustazione odierna come nel progetto, assolvendo a due compiti strategici: mantenere unite le precedenti 5 denominazioni locali, generando progetti come questo con Gambero Rosso, e poi associare al gusto sulle tavole di tutti i ristoranti una DOC cavallo di battaglia del vino italiano nel mondo, la Falanghina, e la pizza, che è sia innovativa sia vera identità italiana nel mondo.

E ne ha ben donde, dati i numeri:

Il Sannio ha 10mila ettari vitati e molteplici zone geologicamente diverse e ora alluvionali, ora vulcaniche. Il ruolo e la forza di cooperativa de La Guardiense a Guardia Sanframondi consiste nella capacità di promuovere assieme tutte le produzioni di questo benedetto alveo geologico e agricolo. La produzione vitivinicola nel Sannio è infatti quasi la metà della produzione campana, toccando l’85% prodotto di Falanghina rispetto al totale della regione Campania.

Arte e Cultura a Casal della Mandria, il luogo del cuore dello Chef Giuseppe Verri

Se ognuno provasse a immaginare un luogo della propria infanzia, dove ogni oggetto diventa creazione in un impeto dadaista condito di tecnologia, troverebbe naturale che un artista come Giuseppe Verri abbia fatto una playhouse della sua tenuta Casal della Mandria a Lanuvio. Dalle composizioni postmoderne, scultoree così come pittoriche, si è immediatamente accolti all’arrivo nel suo nuovo luogo del cuore, che sorprende non solo per il complesso di sculture che abbraccia il visitatore, avvolto in dimensioni e colori di oggetti distribuiti in un caos calmo tra opifici e ristorante.

La sorpresa è proprio Giuseppe, ospite entusiasta non già di esibirsi ma di farti trovare in mezzo a tutto quel che riesce a creare dalle forme ai colori ai piatti in tavola. Giuseppe Verri, noto come “Verrigud”, non si è mai risparmiato sulla creatività, i suoi oggetti applicati ti avvolgono come la sua cucina: un ingegnere di formazione ma uno scultore e pittore di estrazione, possono mai fare uno Chef protagonista della gastronomia del Lazio?

Risposta positiva: una selezione di ottimi vini, in mezzo ad affreschi e quadri, invita alla tavola imbandita di sue creazioni.

Il suo concetto di ristorante, a lunghe tavolate, si fonde con l’esperienza agricola dei luoghi dell’agro Pontino, e le sue piccole coltivazioni di ortaggi sono materia con cui plasmare pietanze che attingono ad eccellenze dai diversi territori vicini. Nella speciale cornice architettata da Carol Agostini, l’evento odierno raccoglie ed ospita eccellenze alimentari e vinicole tra Campania, Lazio e Toscana, con un bell’accento offerto dall’Oltrepò Pavese.

La cucina di Giovanni Verri diventa veicolo di trasporto per i funghi prodotti a Lanuvio nella tenuta dei Fratelli Milletti, per le carni “Mandriani” dei Fratelli Villani dell’Agro Nocerino-Sarnese, per i napoletanissimi sughi e le vellutate di Vestalia, per i salumi dell’Oltrepò Pavese “GranVarzi” offerti dalla Tenuta Borgolano con i suoi vini.

La composizione di arti e di vini presenti esprime un forte legame con la terra di lavoro: la “Bimba che raccoglie i Fiori” di Giuseppe rimanda la mente dall’Asprinio d’Aversa di Petra Marzia alla Bonarda dell’Oltrepò Pavese di Tenuta Borgolano. In direzione contraria, i “Polusca” contadini guerrieri e viaggiatori in ferro riportano il cuore dal Buttafuoco delle Colline Pavesi al Taurasi  dell’Irpinia.

Giuseppe Verri è uno Chef ha pensato in maniera postmoderna piatti della cultura agricola, ricomponendoli e prestandoli a gusti nuovi – come la Tartare di Manzo a base della frutta sminuzzata. La sua interpretazione è la sua missione, ossia naturalmente ricomporre l’esistente: la sua ”Maza”, focaccia di Grani Rari con lievitazione di ben 15 giorni, offerta con Crema di Friarielli e Ricotta di Battipaglia, oppure con Zucca Verde marinata e Guanciale Napoletano.

L’intenzione di Giuseppe e di Carol è di avviare una serie di eventi come questo, a combinare arti e mestieri culinari, inondandoli di vini di volta in volta presi tra le eccellenze delle terre di lavoro in Italia.

Ma non solo vini: questa volta abbiamo visto, ad esempio, un volto di Montalcino e della prossima Val d’Orcia che non è il Brunello ma la Birra e i prodotti della terra come Miele e del forno come il Panettone, tutti distinti dalla presenza dello Zafferano coltivato in loco dall’azienda Maccari.

Insomma un crescendo di sorprese articolate tra Paccheri col Guanciale di Mandriani, gli Spaghettoni al Sugo Napoletano di Vestalia – il cui carattere distintivo sta nei pomodori locali così come negli accenti di Aglianico infuso nella ricetta.

Vestalia accompagna anche i Paccheri serviti da Giuseppe Verri con la loro Genovese Napoletana distinta dalla Cipolla Ramata di Montoro e dall’Olio EVO di sola Coratina.

A chiudere, una composizione dolce di Biscotto fatto in casa con la Frutta al Naturale de “La Golosa” di Montelparo nelle Marche – una vera delizia ostinatamente biologica e priva di ogni possibile contaminazione.

Segue  -note degustative dei vini:

  1. Petra Marzia “Marcianus” Asprinio D’Aversa – Spumante Charmat lungo

Al sentire di gelsomini e fiori gialli si sovrappone una fragranza di cipria al naso subito corroborata nel gusto da grano e farina, accentati di oliva. Il palato avverte la caratteristica pungenza mista a concentrata mineralità dell’Asprinio.

Uno charmat lungo scelto con saggezza garantisce la persistenza della fragranza dovuta alla sosta sui lieviti. Buono e persuasivo, ideale su dolci leggeri e formaggi morbidi.

  1. Tenuta Borgolano “Donna” Bonarda dell’Oltrepò Pavese – 2009

Pregio conferito al naso da un immediato sentore di pout-purri e di essenze eteree, per un colore granato che rimanda a riflessi tipici del Marsala. Un’esperienza degustativa resa piena dal connubio con Salami di Varzi e Pancetta Pepata. La potente persistenza, data dall’invecchiamento di una Croatina in purezza già raccolta surmaturata, offre una boccata pregna e arricchita di tannini nobili. Si accompagna bene a secondi di carne bianca ma anche a paste come uno Spaghettone di Gragnano al Sugo Napoletano Vestalia.

  1. Petra Marzia “Parlami” Taurasi DOCG – 2017

Colore granato intenso e semitrasparente, leggera unghia tendente al viola.

I sentori di marasca e prugna sono in piena esposizione olfattiva, il che è davvero sorprendente per un 2017 e lascia ai margini, felicemente, la percezione di sottobosco poi ripreso al palato. Il gusto inizia con una leggera nota agrumata a far da accento a un bouquet di viole e fiori rossi, pout-purri, con spezie e legno saggiamente mitigati dal passaggio in altra botte. La freschezza al palato fa davvero tentennare la lettura dell’annata: questo Taurasi appare destinato a un invecchiamento lunghissimo e per nulla afflitto dalla particolare alcolicità tipica. I tannini sembrano appena desti, gentili ma robusti. Il corpo è presente ed equilibrato, leggera prevalenza acida che accompagna un gusto prolungato e relazionato alla persistenza del fruttato. Tratti floreali e vegetali ne corredano il finale. Una creazione davvero ben riuscita, sembra un trait d’union tra classico e moderno quale risultato di meno estrazione e più equilibrio nella fattura. Pairing su carni rosse, come la Costata alla Brace.

  1. Tenuta Borgolano “Dekameron” Buttafuoco – 2019

Eccellente combinazione di uvaggi pregiati dell’Oltrepò Pavese con forti influenze piemontesi: 60% Croatina, 25% Barbera dell’Oltrepò, 15% Vespolina. Ed è quest’ultima a caratterizzare da subito il naso, con ciliegia e fragola e frutti di bosco, seguiti  bacche e fiori rossi ed erba di sfalcio tipici di Barbera e Croatina. Si percepisce già un mite passaggio in legno, con spezie e vanillina. Al gusto abbiamo una preponderanza della confettura di ciliegie, buona la morbidezza glicerica contrapposta a tannini: un blend tutto in equilibrio tra gioventù e affinamento. Finale vegetale contornato da sfumature liquorose. Ideale per secondi succulenti, dallo Stufato alla Cassoeula.

I vini di San Felice presentati al ristorante gourmet Pipero a Roma

Una giornata che ha celebrato l’incontro tra due eccellenze italiane: San Felice ha presentato la sua rinnovata collezione di vini presso il rinomato ristorante una stella Michelin Pipero a Roma. L’evento, organizzato da Antonella Imborgia Direttore Marketing e Axelle Brown Videau Responsabile Comunicazione, ha segnato un momento significativo nella storia dell’azienda toscana, che ha scelto uno dei templi della gastronomia capitolina per svelare al pubblico la nuova veste grafica delle sue prestigiose etichette.

La collaborazione con la “winedesigner” Federica Cecchi ha dato vita a un progetto artistico che va ben oltre la semplice estetica: ogni etichetta è stata concepita come un racconto visivo che narra l’impegno di San Felice verso la biodiversità e il suo profondo legame con il territorio toscano.

Pipero, sotto la guida del carismatico Alessandro Pipero e dello chef Ciro Scamardella, ha offerto la cornice perfetta per questo evento. Il locale, insignito della stella Michelin, rappresenta infatti quella stessa fusione tra tradizione e innovazione che caratterizza la filosofia di San Felice. La celebre carbonara, reinterpretata in chiave contemporanea, ha dimostrato come l’eredità culinaria italiana possa evolversi senza perdere la sua autenticità, proprio come i vini di San Felice.

San Felice si presenta come un mosaico di realtà che si completano a vicenda. Il Borgo San Felice, premiato con la stella verde dalla Guida Michelin, non è soltanto un Luxury Resort, ma un vero e proprio santuario del lifestyle toscano. Le tenute, strategicamente posizionate nelle tre denominazioni più prestigiose della regione – Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri – rappresentano il meglio della tradizione vitivinicola toscana.

Il fiore all’occhiello della presentazione è stata la linea Vitiarium, frutto di oltre vent’anni di ricerca e sperimentazione nel campo dei vitigni autoctoni, grazie alla consulenza enologica di Leonardo Bellaccini. Quattro i vini che raccontano altrettante sfaccettature dell’anima di San Felice: Il Borgo Chianti Classico DOCG, che porta in etichetta una mappa storica del borgo vista dall’alto, La Pieve Chianti Classico DOCG Gran Selezione, impreziosito dal decoro dell’antica Pieve del 714, il Pugnitello Toscana IGT, emblema dell’innovazione e della ricerca, e lo In Avane Chardonnay Toscana IGT, unico bianco della collezione.

La scelta di presentare queste nuove etichette da Pipero non è stata casuale. L’approccio di Alessandro al mondo della ristorazione, noto per la sua capacità di combinare professionalità e convivialità, rispecchia perfettamente la filosofia di San Felice: eccellenza senza ostentazione, tradizione che sa rinnovarsi, attenzione maniacale ai dettagli che non dimentica mai il piacere dell’ospitalità.

Il pranzo ha rappresentato anche un’occasione per ribadire l’impegno nella tutela della biodiversità. L’azienda non si limita infatti alla produzione vinicola, ma gestisce un vero e proprio ecosistema dove convivono uliveti, orti, colture e foreste. Un approccio olistico che trova la sua massima espressione nel progetto Vitiarium, vero e proprio laboratorio a cielo aperto per la conservazione e lo studio dei vitigni autoctoni toscani.

Questa presentazione ha dimostrato come San Felice stia tracciando un percorso innovativo nel panorama vitivinicolo italiano, dove la tradizione non è un vincolo ma un trampolino di lancio verso il futuro. Le nuove etichette, con il loro linguaggio visivo sofisticato e contemporaneo, raccontano una storia di eccellenza che affonda le radici nel passato ma guarda con decisione al futuro.

Carlo De Biasi, Direttore di San Felice, ha sottolineato la filosofia di una realtà che racconta il territorio toscano attraverso i suoi vini che sono la vera essenza dei luoghi da cui provengono. L’incontro tra San Felice e Pipero ha quindi celebrato non solo il vino, ma un’idea di Italia che sa valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale attraverso l’innovazione e la ricerca continua dell’eccellenza.

“Valdo Food&Wine Experience” da Scicchitano a Napoli

Il Gambero Rosso anche questa volta ama sorprenderci, organizzando un piacevole appuntamento enogastronomico nel capoluogo partenopeo. Metti una sera a cena con gli operatori della ristorazione campana, al primo piano di un palazzo dell’Ottocento di Via Foria a Napoli: il ristorante “Innovative, nuovo concept e appendice dello storico “’a figlia d’ ‘o marenaro”.

L’Innovative nasce quattro anni fa dall’idea di Giuseppe Scicchitano, terza generazione di una famiglia di ristoratori, in quanto figlio di Nunzio Scicchitano e Assunta Pacifico, che dal 1943 sono famosi in città per la loro iconica zuppa di cozze, e non solo.

Per accedervi siamo dovuti entrare dal loro ristorante e salire al primo piano dove subito siamo rapiti da uno splendido Cocktail Bar che fa da sfondo ad un ricco ed elegante banco frigo del pescato; ci addentriamo in una serie di eleganti ambienti dove potersi accomodare per gustare l’evoluzione gastronomica di questa storica famiglia napoletana, in chiave moderna e gourmet, ad opera dello chef Sergio Scuotto.

Abbiamo parlato di serata enogastronomica, ed infatti ad accoglierci, oltre al padrone di casa, c’è Nicola Frasson della Gambero Rosso (esperto Degustatore e Redattore dei Vini) che ci presenta Gianfranco Zanon (Direttore Tecnico della Valdo Spumanti e Vice Presidente del Consorzio) e Matteo D’Agostino (Responsabile del Marketing Strategico della Valdo) venuti a parlarci della famiglia Bolla, titolare della Valdo Spumanti dal 1938 e anch’essa, come per gli Scicchitano, alla terza generazione di un marchio storico legato indissolubilmente al territorio di appartenenza, Valdobbiadene, del quale ha saputo diffondere in Italia e nel mondo, la cultura del Prosecco, cercando di portare nei calici, a loro dire, delle bollicine facili da bere ma mai banali – easy to drink.

Il percorso enogastronomico comprende anche due vini della Magredi, cantina del Friuli-Venezia Giulia che da sempre produce vini a Denominazione di Origine Controllata “Friuli Grave” a Domanins in provincia di Pordenone. Anche la Magredi, da sempre legata al nome di una famiglia storica del territorio, la Tombacco, da quest’anno è stata acquisita dalla famigliaBolla.

Gianfranco Zenon prende la parola per precisare che questa serata di” Food&Wine Experience” si intende per il Vino in Tavola. Vini contemporanei e mai scontati presentati volta per volta negli abbinamenti con le ricette di casa Scicchitano

Si inizia con dallantipasto: il gambero pop, un gambero fritto con effetto crunch dovuto al tipo di panatura, posato su una grossa chips di polpo e riso acquerello, il tutto guarnito con gocce di maionese; una piacevole combinazione, che con la grassezza e la tendenza acida della maionese si esalta e trova il perfetto equilibrio con il sorso di una prima bollicina delle Grave del Friuli de “I Magredimetodo charmat brut millesimato 2023 da ribolla gialla, dai profumi delicati di fiori e agrumi, freschissimo in bocca, lascia una scia piacevolmente aromatica. Risulterà il miglior abbinamento della serata.

Si passa ai primi piatti: risotto con crema di zucca e zenzero a donare uno sprint alla spiccata tendenza dolce dell’ortaggio, guarnito con cubetti di taleggio e scampi scottati. Ottima la cottura e la mantecatura e del risotto, gradevole l’abbinamento con un DOC Friuli Grave Sauvignon 2023I Magredi”, non spinto sul varietale vegetale, ma più fruttato ed erbaceo. Sorso piacevolmente fresco e sapido, sottile e nervoso a contrastare la dolcezza e la grassezza del piatto.

Seguono gli ziti alla lardiata di mare (con lardo di colonnata); un sugo colorato dal pomodoro San Marzano e arricchito di vongole e tartufi di mare, straccetti di calamari, tentacoli di polpi e gamberi. Interessante. Buono anche questo abbinamento con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante metodo charmat extra brut millesimato 2022 “Rive di San Pietro di Barbozza” della Valdo. Un 100% di uve glera provenienti delle pendici delle ripide colline che caratterizzano il territorio di quelle che non sono altro che le UGA di Conegliano, le “Rive”. Bollicina suntuosa e dal perlage fine, e a detta di Gianfranco, un dosaggio zero più che un extra brut. Al naso frutta matura a cui non manca una parte agrumata di mandarino; nitido e preciso in bocca, sostenuto da una piacevole scia sapida che chiude il sorso e crea un buon legame sia con la tendenza dolce del piatto che con la tendenza acida del pomodoro.

Il primo dei secondi piatti: focaccina farcita con crudo di tonno e mozzarella di bufala campana, arricchita con maionese al lime ed erbe spontanee. Ottimo il gioco tra morbidezza e fragranza della focaccia che esalta il boccone. Riuscito in parte l’abbinamento con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante metodo charmat brut millesimato 2022 “Cuvée del Fondatore”. Uno charmat lungo ottenuto dal 90% di Glera e un 10% di Chardonnay. Si distingue la lavorazione per un passaggio di circa sei mesi in barrique di primo e secondo passaggio della base chardonnay. Uno spumante che al naso ci sussurra il passaggio in legno con profumi di frutta matura, spezie sia di vaniglia che di pepe bianco, miele e nocciola; un sorso equilibrato con ritorni di frutta e spezie.

Infine il trancio di spigola con contorno di ortaggi nella loro essenza, il tutto su un fondo di vellutata di patate. Il più difficile degli abbinamenti finora provati, con un DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco metodo classico brut millesimato 2020 “Vigna Pradase”. Metodo classico sboccato a giugno 2023 e ad oggi con già oltre un anno in bottiglia ottenuto da 85% Gglera e un saldo del 15% di uve autoctone quali Bianchetta, Verdisio e Perera, che fino al 1800 erano le uve più coltivate a Valdobbiadene. Profumi floreali di ginestra e acacia, un agrume pompelmo rosa; fresco e di buona struttura.

Si chiude con il fiore all’occhiello storico del territorio di Valdobbiadene, la DOCG Conegliano Valdobbiadene Superiore di Cartizze metodo charmat Dry “Cuvéè Viaviana Valdo” in versione classica che, a dispetto del dosaggio riportato in etichetta, è più morbida che vellutata. Un misto di sensazioni fruttate sia al naso che in bocca da abbinare al dessert: soffi di millefoglie con crema diplomatica e di frutti di bosco rossi e neri, su di una colatura di cioccolato bianco dorato.

Ristoranti d’Italia 2025: la Guida del Gambero Rosso si rinnova seguendo l’evoluzione della ristorazione italiana

Un’edizione nuova, nei linguaggi e nella lettura, che vuole catturare l’essenza di un settore in trasformazione: nuovi concept che mescolano gli stili di ristorazione e un’attenzione sempre crescente alla scelta delle materie prime sono le principali tendenze che emergono.

Niko Romito si conferma in cima alla classifica delle 52 Tre Forchette insieme a Enrico Crippa che sale in vetta. 6 nuovi ingressi tra le eccellenze, 22 i Premi Speciali con due novità: Cioccolato. L’abbinamento sorprendente e la cantina più bella da visitare. 

Roma, 21 ottobre 2024 – Ristoranti che si reinventano bistrot, trattorie che abbracciano lo stile contemporaneo, enoteche che sperimentano nuovi concept culinari: il mondo della ristorazione sta vivendo una metamorfosi che riflette un cambiamento profondo nel modo in cui gli italiani vivono l’esperienza culinaria fuori casa. Un’esperienza sempre più influenzata da ritmi di vita frenetici e dall’onnipresenza della tecnologia che riduce la capacità attentiva. Sono queste le principali tendenze che emergono nella nuova Guida Ristoranti d’Italia 2025 che segna una svolta presentandosi rinnovata nella grafica – con immagini di paesaggi e dei piatti regionali della tradizione – e nella lettura – con nuovi simboli – come il razzo per le avanguardie e lo smile per il miglior rapporto qualità/prezzo – per condurre il lettore in un viaggio attraverso l’evoluzione della ristorazione italiana, celebrando tradizione, innovazione e creatività. 

Tempi più stretti e ricette più snelle: i tre ingredienti per piatto sono ormai legge non scritta, via le presentazioni barocche e servizio meno ingessato, che si accompagna alla ricerca di ingredienti freschi e locali – commenta Lorenzo Ruggeri, direttore del Gambero, in apertura – I clienti cercano ambienti accoglienti e un’esperienza più informale”.

I numeri della Guida

Sono 2.425 i locali censiti dalla Guida, tra ristoranti, trattorie, wine bar, bistrot, locali internazionali. 400 le novità che debuttano quest’anno. 

Le Tre Forchette

A guidare la classifica delle Tre Forchette, star della ristorazione italiana, anche quest’anno c’è Niko Romito con il suo Ristorante Reale a Castel di Sangro (AQ), insieme a Enrico Crippa con Piazza Duomo ad Alba (CN) che ottengono un punteggio di 97 centesimi. Seguono con un punteggio di 95 centesimi, il ristorante Atelier Moessmer Norbert Niederkofler e Osteria Francescana di Massimo Bottura che scende di un gradino, pur confermandosi nell’Olimpo degli chef, distinguendosi anche per il Premio Speciale Novità dell’Anno con il suo Al Gatto Verde a Modena. Rispetto al 2024 salgono a 52 le Tre Forchette, sostenute dal partner TRENTODOC, con l’ingresso di 6 nuove eccellenze, sempre più giovani e creative: tra le avanguardie spiccano il Ristorante Dina di Alberto Gipponi a Gussago (BS) e I Tenerumi del Therasia Resort di Davide Guidara a Vulcano (ME). L’argine a Vencò di Antonia Klugmann a Dolegna del Collio (GO) si distingue anche come Forchetta Verde per il suo impegno nei confronti della sostenibilità. Tra le altre novità: Andrea Aprea Ristorante a Milano, Dalla Gioconda a Gabicce Mare (PU),  daGorini a Bagno di Romagna (FC).

I Tre Gamberi

Sono 40 le trattorie che ottengono il massimo punteggio dei Tre Gamberi, con partner Feudo Maccari: locali sempre più protagonisti di un fenomeno di cross-contaminazione che li vede adottare tecniche raffinate tipiche dell’alta cucina, arricchendo l’esperienza culinaria di proposte che trascendono le etichette convenzionali. 8 le novità, tra cui Arieddas – La Cucina della Marmilla che debutta per la prima volta quest’anno. Tra le proposte più all’avanguardia spicca La Madia a Brione (BS), mentre Agra Mater a Colmurano (MC) è anche Gambero Verde per la sua grande attenzione all’ambiente.  

Le Tre Bottiglie e i Tre Mappamondi

11 i Wine Bar premiati con le Tre Bottiglie, con sponsor Petra, che vede Enoteca della Valpolicella a Fumane (VR) fare il suo ingresso; mentre 8 i Tre Mappamondi che offrono una cucina etnica reinterpretata in chiave contemporanea e contraddistinta dalla ricerca di materia prima di qualità. 2 le novità: il cinese Il Gusto di Xinge a Firenze e Vero – Omakase Rooftop a Nola (NA). 

Le Tre Tavole

Nella nuova edizione, le Tavole mandano in pensione le Cocotte per raccontare la piena trasformazione in atto nei bistrot con offerte veloci, ma curate: sono 11 le insegne a ottenere il massimo punteggio, offrendo sapori semplici, tradizionali in location curate ed eleganti. 7 le novità: Ahimè a Bologna, Al Callianino a Montecchia di Crosara (VR), Epiro a Roma, Nana Piccolo Bistrò a Senigallia (AN), Nidaba a Montebelluna (TV), Scannabue a Torino, Silvano Vini e Cibi al Banco a Milano.

I 22 Premi Speciali 

  • Cuoco Emergente: Antonio Lerro del Riva Restaurant del View Place Hotel – Numana (AN);
  • Novità dell’anno, partner Partesa: Al Gatto Verde, Modena;
  • Il Ristoratore dell’anno, partner Cantele: Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini, Stefano Terigi del Giglio, Lucca;
  • Miglior proposta di piatti di pasta, partner Pastificio dei Campi: Osteria Arbustico all’Hotel Royal, Capaccio Paestum (SA);
  • Miglior pane in tavola, partner Petra Molino Quaglia: Il Colmetto, Rodengo Saiano (BS);
  • Ristorante che valorizza al meglio l’olio evo italiano, partner Frantoio di Santa Téa: Campiello, San Giovanni al Natisone (UD);
  • Menù degustazione dell’anno, partner Goeldlin Chef: Podere Belvedere Tuscany, Pontassieve (FI);
  • Miglior proposta vegetariana, partner Consorzio Vini Alto Adige: Cucina Villana a Villa Fenicia – Ruvo di Puglia (BA), Antica Osteria Nonna Rosa – Vico Equense (NA);
  • Miglior pre-dessert, partner Ice Team 1927 Cattabriga: Sustanza, Napoli, per lo spaghetto cotto in un vino ossidativo, olio al ginepro e scorza di agrumi bruciati ed erbe balsamiche;
  • Pastry Chef dell’anno, partner La Bella Estate Vite Colte: Elena Orizio della Trattoria Contemporanea – Lomazzo (CO), Valentina Marzano del Viandante – Rubiera (RE), Antonio Colombo del Votavota – Ragusa;
  • Miglior Carta dei Vini, partner Tenuta Sette Ponti: Del Belbo da Bardon – San Marzano Oliveto (AT), Il Capanno – Spoleto (PG), Locanda Mammì – Agnone (IS);
  • Miglior proposta al bicchiere, partner Ruggeri & C.: Villa Maiella, Guardiagrele (CH);
  • Miglior proposta di bere miscelato, partner Bibite Sanpellegrino: Simone Corsini presso Il Piccolo Principe del Grand Hotel di Piemonte, Viareggio (LU);  
  • Miglior carta dei distillati, partner Grappa Ceschia: Osteria Nuova, Anzio (RM);
  • Miglior servizio di sala, partner Casolaro Hotellerie: Pascucci al Porticciolo, Fiumicino (RM);
  • Miglior sommelier, partner Roberto Sarotto: Zaira Peracchia;
  • No food waste, partner Krombacher: Reis – Cibo libero di montagna, Busca (CN);
  • Qualità prezzo, partner Cesari – Valpolicella: 
  • Le Vigneron – Arvier (AO);
  • La Locanda del Falco – Valdieri (CN);
  • La Loggia – Camogli (GE);
  • Il Colmetto – Rodengo Saiano (BS);
  • VI.OR di Villa Ormaneto – Cerea (VR);
  • Lerchner’s in Ruggen – San Lorenzo di Sebato/Sankt Lorenzen (BZ);
  • Nerodiseppia – Trieste;
  • La Risulta – Perugia;
  • Dogma – Roma;
  • Zunica 1880 – Civitella del Tronto (TE);
  • Locanda Mammì – Agnone (IS);
  • Oasis Sapori Antichi – Vallesaccarda (AV);
  • Origano Cibo e Vino – Palmariggi (LE);
  • Antica Osteria Marconi – Potenza;
  • L’Osteria dei Frati – Roncofreddo (FC);
  • Da Fagiolino – Cutigliano (PT);
  • Agra Mater – Colmurano (MC);
  • Osteria Zero – Taurianova (RC);
  • Terrazza Costantino – Sclafani Bagni (PA);
  • Amano – Cagliari.
  • Tradizione futura, partner Inalpi: 
  • Agnese Loss di Osteria Contemporanea – Gattinara (VC);
  • Daniele Rebosio di Hostaria Ducale – Genova;
  • Tommaso Bonseri Capitani di Mountain Lodge del Sunny Valley Kelo Mountain Lodge – Valfurva (SO);
  • Emin Haziri di Procaccini Milano – Milano;
  • Chiara Pannozzo di Bue Nero – Verona;
  • Silvia Banterle di Stilla – Colognola ai Colli (VR);
  • Elvis Dedi di San Martino 26 – San Gimignano (SI);
  • Carlotta Delicato di Delicato – Contigliano (RI);
  • Gianluca Mangiapia di John Restaurant a Casa Madre – Afragola (NA);
  • Francesca Barone di Fattoria delle Torri – Modica (RG).
  • Cioccolato. L’abbinamento sorprendente, partner Domori: Cracco in Galleria, Milano per la crema al cioccolato, lenticchie alla vaniglia e piselli;
  • Miglior piatto con lo speck, partner Recla: Anna Stuben dell’Hotel Gardena, Ortisei/Sankt Ulrich in Gröden (BZ) per la sella di capriolo con broccoli estivi, finferli e speck dell’Alto Adige;
  • La cantina più bella da visitare, partner Enoteca Esselunga: La Stüa de Michil dell’Hotel La Perla – Corvara in Badia/Corvara (BZ).

Gambero Rosso è la piattaforma leader per contenuti, formazione, promozione e consulenza nel settore del Wine Travel Food italiani. Offre una completa gamma di servizi integrati per il settore agricolo, agroalimentare, della ristorazione e della hospitality italiana che costituis

cono il comparto di maggior successo, a livello internazionale, per la crescita dell’economia. Unico nel suo format di operatore multimediale e multicanale del settore, Gambero Rosso possiede un’offerta di periodici, libri, guide, broadcasting (Sky 415 e 133) e web OTT con cui raggiunge professionisti, canali commerciali distributivi e appassionati in Italia e nel mondo. Gambero Rosso Academy è la più ampia piattaforma formativa professionale e manageriale per la filiera agroalimentare, della ristorazione, della ospitalità e del turismo. Gambero Rosso offre al sistema produttivo italiano un programma esclusivo di eventi di promozione B2B per favorirne il costante sviluppo nazionale e internazionale. www.gamberorosso.it e www.gamberorossointernational.com

“Bada che Gota” e la gota cotta non ha più segreti

Nell’incantevole cittadina di Colle di Val d’Elsa (SI), a poca distanza dalle torri medievali di San Gimignano,  il 13 ottobre si è svolta la seconda edizione di “Bada che Gota”.

Visto il successo della scorsa edizione, il Comune in collaborazione con Aps Equilibrio e la Pro Loco, hanno organizzato di nuovo questo appassionante evento per valorizzare una specialità tipica locale: la gota cotta. Presenti ben 24 ristoratori lungo la via che da Piazza Duomo si estende verso il Baluardo; inoltre, birrifici e cantine per poter fare assaporare al meglio le varie preparazioni con questa singolare eccellenza colligiana.

Colle di Val d’Elsa gode di fama planetaria per essere il comune più importante per la produzione di vetro cristallino. Molto famoso inoltre per aver dato i natali ad Arnolfo di Cambio, al quale è stata dedicata la piazza principale ed il ristorante gourmet Arnolfo, due stelle Michelin, gestito dai fratelli Gaetano e Giovanni Trovato.

Il nostro tour è iniziato dalla RCR (Royal Cristal Rock), eccellenza del territorio per la produzione di bicchieri e prodotti affini. Abbiamo avuto la possibilità di vedere tutte le fasi di produzione del vetro, dai forni ai macchinari di soffiaggio, pigiatura, cernita e confezionamento dei prodotti finali.

Ci siamo spostati poi  al Museo di Santo Pietro, ex convento che vanta oggi varie opere di pittori celebri. La terza tappa è avvenuta alla Torre di Arnolfo, attualmente non aperta al pubblico; è allo studio un piano per la ristrutturazione e realizzazione di una terrazza panoramica con alcuni spazi dedicati all’artista Gino Terreni che li ha vissuto e dipinto diverse opere d’arte.

Dopo tanta arte, non poteva mancare una fermata per una pausa ristoratrice al Ristorante Il Frantoio, in piazza Duomo. Come suggerisce il nome le sale sono ricavate in un antico frantoio del 1800. Un ambiente elegante con  ottimo servizio e una cucina attenta ad utilizzare materie prime locali, ben realizzate e ben presentate.

La Gota Cotta è un prodotto di  salumeria che viene bollito in acqua non salata, a base di guancia o pancetta di maiale. Prodotto dai macellai di Colle di Val d’Elsa e solo da essi Toscana. La gota viene bollita per un periodo minimo di tre ore, poi cosparsa di sale e pepe ed altre spezie (processo adottato anche per la stagionatura) e quindi riposta in frigo o cella frigorifera per almeno una notte, prima di poter essere utilizzata. Da consumarsi preferibilmente entro una settimana, ma se messa sottovuoto si allunga il periodo fino a due mesi.

Un prodotto che può essere utilizzato per centinaia di preparazioni culinarie, sia con antipasti, panini, primi piatti e secondi piatti sia a base di carne sia di pesce.

“Bada che Gota”… bada che evento!

Il Circolino by Sadler, Il Club del Gusto a Monza

Quando si parla di Monza la prima cosa che salta alla mente è sicuramente il GP d’Italia; qualcuno conosce il parco e la sua splendida Villa Reale; altri, forse più avvezzi alla storia, ricordano le gesta della Regina dei Longobardi, Teodolinda, e della sua Corona Ferrea, custodita nel Duomo cittadino; altri ancora il personaggio di manzoniana memoria della Monaca di Monza

Monza è una bella città sotto molteplici aspetti e anche quello enogastronomico non è da meno, soprattutto dopo una new entry: Il Circolino by Sadler, Il Club del Gusto.

Il locale si trova in pieno centro storico, proprio lì dove una volta c’era il famoso Circolo Anita Garibaldi, un baretto che conoscevano tutti, dove si giocava a carte e a biliardo e si trascorrevano delle ore in compagnia. Ho avuto l’occasione di pranzare al bistrot, di cenare al ristorante, di fare colazione al caffè e di deliziarmi con la mixology del cocktail bar.

Il locale trae ispirazione dagli storici circolini italiani degli anni Venti e Trenta dove i dadi, le carte e il fumo la facevano da padrone. Il progetto è di tre imprenditori brianzoli. Mario e Stefano Colombo, padre e figlio, e Federico Grasso che hanno riportato a nuova vita una location storica della città rimasta per anni inutilizzata.

Alta ristorazione con il coinvolgimento di Claudio Sadler, chef dell’omonimo ristorante Stella Michelin di Milano, e cucina affidata al Resident Chef Lorenzo Sacchi che, dopo numerose esperienze nell’alta ristorazione estera, è rientrato nella natia Monza.

Ecco le mie esperienze:

  • Il Caffè un luogo dove l’atmosfera è raffinata e accogliente, alle pareti una combinazione di elementi bohémien e carte da gioco rendono questo bar caffè elegante dove ogni dettaglio è curato per garantire non solo un’ottima qualità del caffè, ma anche un’esperienza di relax e stile, rendendolo un luogo ideale per incontri, pause dal lavoro o semplicemente per godere di un momento di piacere personale. La selezione di dolci e pasticcini attira l’attenzione degli ospiti, le brioches sono super!
  • Il Bistrot dall’atmosfera informale, si trova subito all’ingresso accanto al bancone del bar. Un ambiente conviviale e un’offerta pranzo e cena veloce. I tavolini del bistrot hanno i piani con le tavole da gioco degli scacchi e del backgammon.

Le ricette riprendono il concetto delle tapas spagnole: tanti piccoli e gustosi assaggi, eccone solo alcuni: croquetas di Jamón Ibérico (un delizioso stuzzichino che regala la combinazione di sapori intensi e consistenza cremosa); pan brioche, burro, rafano e acciuga del Mar Cantabrico (l’accostamento di questi ingredienti crea un’esperienza culinaria affascinante, in cui il dolce del pan brioches si sposa perfettamente con il sapore deciso delle acciughe e la piccantezza del rafano); carpaccio di alalunga, pesca, basilico ed infusione di pomodoro (un piatto raffinato e fresco, perfetto per valorizzare la delicatezza del pesce. La dolcezza della pesca si sposa perfettamente con la sapidità dell’alalunga e la fragranza del basilico, mentre l’infusione di pomodoro aggiunge un tocco di freschezza e un piacevole contrasto).

Il bistrot offre anche il brunch della domenica con i grandi classici internazionali come uova, bacon e pancake, sandwich e toast accompagnati da caffè, tè e cocktail.

  • Il Ristorante gourmet si presenta come un luogo di incontro affascinante, dove l’arte e il design si fondono per creare un’atmosfera unica e accogliente. Le decorazioni murali sono caratterizzate da pannelli con pattern geometrici, che donano un senso di modernità e dinamicità agli spazi. I tavoli, con piani in grès che riflettono un’elegante finitura, sono circondati da bordi in legno che aggiungono calore e naturalezza all’ambiente. Le sedie, in un vibrante stile pop art, sono rivestite in velluto, offrendo non solo estetica ma anche comfort.

Varcare la soglia del ristorante fa entrare in una dimensione fatta di cultura culinaria e di attenzione per i dettagli, una vera filosofia ai fornelli che si basa sulla combinazione di tradizione e innovazione. I piatti non solo deliziosi, ma anche visivamente spettacolari. Ogni portata è una sinfonia di sapori e consistenze, pensata per sorprendere e deliziare il palato. Qui si può godere di un’esperienza culinaria unica.

Di seguito alcune pietanze proposte nel menù: presa Ibérica alla brace, finferli, albicocca e mojo rojo (un’espressione culinaria che combina ingredienti spagnoli e italiani in un’armonia di sapori. La presa iberica è un taglio di carne di maiale pregiato proveniente dai maiali iberici, noto per la sua tenerezza e il sapore ricco. L’accostamento con i finferli e l’albicocca crea un interessante contrasto con il salato della carne); ravioli di baccalà mantecato (un piatto interessante che unisce sapori tradizionali e innovativi. La farcitura di baccalà mantecato, cremosa e saporita, viene abbinata a una salsa di curry rosso, che aggiunge una nota speziata e aromatica. Le cozze, con il loro sapore di mare, arricchiscono ulteriormente il piatto, mentre il peperone crusco, tipico della cucina meridionale, aggiunge un tocco croccante e un sapore affumicato); torrija, mango, zafferano e yogurt (una ricetta che combina la dolcezza delle torrijas, la freschezza del mango, l’aroma unico dello zafferano e la cremosità dello yogurt, creando un dessert bello da vedere e delizioso da gustare).

Un plus del ristorante è la cucina a vista che contribuisce a donare un tratto distintivo al locale, esperienza bellissima ammirare la danza degli chef ai fornelli. Le due cantine create su misura sono un esempio di eleganza e funzionalità, ideali per ospitare la vasta selezione di etichette di vini. Ogni cantina è progettata per mantenere le temperature ottimali per diversi tipi di vini.

Il Circolino di Monza vanta anche un incantevole giardino di circa 350 metri quadrati, perfettamente incastonato vicino al fiume Lambro. Questo spazio verde è caratterizzato da una varietà di piante che conferiscono un’atmosfera accogliente e rilassante. In prossimità della zona ristorante, si trova un piccolo orto di erbe aromatiche, dove basilico, rosmarino, prezzemolo e altre piante aromatiche prosperano.

Ci si trova bene in questo luogo vivace e accogliente, dove l’eleganza di un ristorante gastronomico si unisce al calore di un caffè e alla vivacità di un cocktail bar, il tutto sotto lo stesso tetto. Questo format innovativo si propone come la meta ideale per ogni esigenza e ogni momento della giornata. Questo format, quindi, non è solo un ristorante, un caffè o un cocktail bar, ma un vero e proprio hub di socializzazione e gastronomia.

Non resta che provarlo!