Pizzeria La Vita è Bella a Casal di Principe: solo nella legalità si può puntare alla qualità

Terra dei Fuochi, tre parole che incutono solo paura e dolore. Oltre 1000 gli ettari di estensione, un centinaio di comuni e quasi 3 milioni di abitanti tra le Province di Napoli e Caserta. Ad aggiungere benzina sul fuoco, metafora purtroppo quanto mai adatta, la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato lo Stato Italiano, per fatti contestati nei decenni precedenti la denuncia del 2013, per non aver agito con tempestività e dovizia di comunicazione nei confronti dei cittadini esposti al rischio elevato di tossicità e morte.

Dimentichiamo spesso problemi simili vissuti in Campania; li nascondiamo come si fa con la polvere sotto il tappeto, ma ogni tanto riemergono a ricordarci quanto è difficile stare in questi luoghi dove la malavita ha ostacolato qualsiasi attività lecita. E con la stessa ipocrisia di quando usiamo certe definizioni, per parlare di qualcuno che non sentiamo da tempo, preferiamo l’allocuzione “ha avuto un brutto male” persino per la nostra regione, vista come un corpo bellissimo, destabilizzato da tremende malattie per fortuna combattute oggi a colpi di legalità e rispetto per l’ambiente circostante.

Il coraggio di crederci

Ci vuole coraggio, ma non è per tutti si intende; chi rompe il ghiaccio diventa poi un esempio virtuoso per gli altri. Antonio Della Volpe, con la sua La Vita è Bella a Casal di Principe (CE), ha rischiato in proprio, se non altro nello scommettere con fiducia l’effetto che avrebbe prodotto sulle coscienze degli avventori, timorosi e incuriositi, il progetto “Rinascita”.

Valorizzare terre un tempo appartenute alla cosiddetta Campania Felix e imprenditori che hanno rilevato aziende sequestrate alla Camorra, faceva parte dei sogni di Antonio, che masticava di cucina già dai trascorsi al Grand Hotel Parker’s nella brigata dello chef Vincenzo Bacioterracino e all’Hotel Eden di Roma.

Nel 2007 vede la luce il primo locale “La Vita è Bella” a Trentola Ducenta, in cui proporre ristorazione e pizza, perfezionandosi poi nel 2015 al corso presso l’accademia di un mulino, per conseguire il successo della Pizza World Cup due anni dopo. Nel giugno 2021, insieme al cognato Amedeo Galoppo, che lo affianca al forno, Della Volpe decide di aprire il secondo “La Vita è Bella” stavolta a Casal di Principe.

Le aziende restituite alla legalità, selezionate nel Menù Rinascita Cap. II

Vicinanza al territorio e nuove collaborazioni, come le zucche della Fattoria sociale Fuori di Zucca di Lusciano, i funghi cardoncelli della Cooperativa sociale Terra Felix di Succivo e la confettura di melannurca e cannella de Le Ghiottonerie di Casa Lorena di Casal di Principe. E poi i presenti della prima ora, come la mozzarella di bufala campana Dop del caseificio della Cooperativa sociale Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra di Castel Volturno, i pomodori datterini dell’azienda Diana 2.0 di Villa Literno e i vini della Cantina Vitematta di Casal di Principe.  

La Fattoria sociale Fuori di Zucca coinvolge in modo attivo persone con svantaggio psico-sociale; la Cooperativa sociale Terra Felix è un acceleratore di attività e di progetti culturali e sociali a vocazione ambientale. Le Ghiottonerie di Casa Lorena, infine, è nata da un’idea della Cooperativa sociale E.V.A. che sostiene donne e bambini vittime di violenza e di cui abbiamo di recente evidenziato il comunicato della lodevole iniziativa intitolata Raccolta delle arance della Reggia di Caserta con la cooperativa Eva. Nel menu Rinascita Cap. II trovano spazio anche gli ortaggi dell’azienda agricola Lamberti di Orta di Atella e la birra “Rinascita” del birrificio artigianale Karma di Alife.

La proposte de La Vita è Bella

Si parte con un fritto squisito: l’Arancino di Sorrento, realizzato con riso Acquerello, grattugiata di limone, riduzione di basilico e pomodorino confit, servito su fonduta di parmigiano reggiano.

La Mia Montanara, pizza fritta ripassata al forno con ragù di maialino casertano, rimanda al ricordo del pane intinto nella salsa fatta dalle massaie. Il famoso cuzzetiello napoletano che tanto faceva arrabbiare le mamme, per quel boccone gustoso rubato dai figli fuori dall’orario di pranzo. Il piacere di fare le cavie a tali delizie ripagava persino dell’inevitabile colpo di mestolo sulle mani, scagliato da parte del genitore.

Altra pizza iconica che necessita di perfezione stilistica è la Salsiccia e Friarielli. Come per la storica Margherita, anche questa consente agevolmente di testare la bravura del maestro pizzaiolo. Della Volpe esegue il compito da manuale, ma il vero protagonista per realizzare questo piccolo capolavoro è la scelta della materia prima. Il broccolo è saporito, per nulla amaro, e si sposa bene con la carne e la provola.

Il Padellino alla Genovese rappresenta la tecnica pura nella lievitazione dell’impasto, con utilizzo di farina 0, pre-fermento di almeno 18 ore a temperatura controllata senza mai sforare nei tempi, evitando la rottura della maglia glutinica con conseguente acidificazione. Il pessimo risultato sarebbe quel classico odore di lievito, quasi ammoniacale, che accade spesso nelle lavorazioni artigianali casalinghe. La digestione verrebbe compromessa, provocando sete e pesantezza al cliente finale. Qui, invece, i sapori restano ben delineati e la genovese viene esaltata al meglio (seppur leggermente indietro di cottura).

Finale intrigante con la rivisitazione della Polacca Aversana, resa a mo’ di pizza in doppia cottura, con una crema pasticcera sublime arricchita da confettura di melannurca e cannella, senza utilizzo della amarene. Il menu prevede anche un’ampia sezione di proposte senza glutine. La gente attendeva qualcuno che puntasse sul territorio in un contesto difficile; siamo certi che molti altri hanno seguito e seguiranno lo stesso percorso, cancellando per sempre, un giorno, le pagine buie e amare del passato. 

Pizzeria La Vita è bella

Via Circumvallazione

Casal di Principe (CE)

Tel. 3881268927

Pizzeria da Mimì ad Aversa festeggia i suoi primi 60 anni

In Campania la cultura del mangiar bene è diffusa a macchia di leopardo. Te ne accorgi appena entri in un locale, dagli arredi e dalle piccole cose che formano il concept imposto dal titolare. Esistono luoghi che sembrano, solo in apparenza, lontani dall’evoluzione moderna della gastronomia e che poi si rivelano autentici pionieri visionari. Un risvolto agrodolce di un settore in grande fermento, che agita da un po’ l’Italia stessa.

Una storia che ha vissuto in parte anche la pizzeria da Mimì di Aversa, giunta al traguardo onorevole di 60 anni d’attività e attualmente guidata dai fratelli Antonio e Vincenzo Molitierno. Ad aprire il locale nel 1964 a pochi passi dal centro storico con l’insegna “I tre fratelli” sono il papà (Mimì) e gli zii di Antonio e Vincenzo. Nel 1982 due dei tre fratelli si spostano verso altre attività lavorative e Mimì, insieme alla moglie Alba, resta unico titolare del locale che cambia nome prendendo quello attuale. Nel 2019 avviene il passaggio di testimone ai figli anche se Mimì e Alba continuano a essere presenti in modo costante nel locale seppur con discrezione.

Dopo la ristrutturazione durata 18 mesi, il locale riapre con maggiori spazi e una proposta più ampia. Non significa dimenticare il passato, comprese le ricette che hanno fatto scuola come il pollo al forno con patate, i crocché e la pizza in teglia. Significa dare un’immagine diversa, accogliente, calorosa e contemporanea.

Antonio e Vincenzo hanno conservato con amore gli insegnamenti dei genitori, puntando a loro volta sull’innovazione. Si sono adeguati, con elasticità, alle tendenze e ai gusti della clientela ormai preparata e pronta a verificare, con gli strumenti della comunicazione, ogni elemento del racconto culinario. Immancabile, quindi, l’idea di un menù degustazione che non parli solo di pizza, magari con abbinamenti intriganti tra vino con l’azienda Masseria Campito, e la birra artigianale del Birrificio Karma.

Persino i cocktail, con l’esperto barman Gaetano di Laora a spingere in alto l’asticella del pairing miscelato. E non è detto che l’eccezione non diventi in futuro una sana regola valida per ogni stagione. La degustazione delle ricette, organizzata per la stampa dalla giornalista Laura Gambacorta, ha fatto comprendere ancor di più, casomai ce ne fosse bisogno, che gli imprenditori della ristorazione in Campania hanno inventiva, spirito di sacrificio e passione. Nulla però sarebbe realizzabile senza le materie prime di un territorio articolato e unico nel suo genere, invidiato da tanti e sovente dimenticato da chi ci vive…

La Tradizione su stecco (Salsiccia e friarielli napoletani avvolti in pasta fillo su una base di crema di ceci), è realizzata in chiave fusion con una pastella da frittura che ricorda quelle orientali, ben corroborata dal contrasto broccoli – crema di ceci.

Il Pacchero napoletano è fantasia allo stato puro, con il ripieno morbido di pollo cotto al forno secondo l’antica tradizione di Mimì, provola e pecorino, impanato in crumble di torinesi.

Efficace la Margherita Aversana (Pomodoro San Marzano Dop, mozzarella di bufala campana Dop, parmigiano reggiano Dop 30 mesi, basilico fritto e olio extravergine d’oliva), anche se fuori dagli schemi convenzionali di chi desidera maggior compattezza di sapori in quest’autentico cult.

Straordinaria, invece, la pizza Identità napoletana (Mozzarella di bufala campana Dop, maialino cotto a bassa temperatura, pesto di rucola, crema pasticcera salata e di papaccelle napoletane), che evoca per osmosi quei ricordi teneri da madeleine vissuti da Proust pensando alla sua gioventù. Parimenti chi è nato al Sud non può dimenticare i profumi della cucina delle nonne, tra cipolla, peperoni, ragù e fritture varie.

Il padellino multicereale con germe di grano Zafferano e ‘nduja (Fiordilatte, patate allo zafferano profumate al rosmarino, capocollo e ‘nduja di Spilinga), è verace dall’inizio alla fine, forse troppo nell’ardente scia piccante.

Infine il “dessert” proposto nella classica chiusura pasto partenopea: il formaggio. La pizza 5 Casi (Mozzarella di bufala campana Dop, blu di bufala, cacioricotta cilentano presidio Slow Food, caciocavallo antico di Gragnano, fiocchi di crema cacio e pepe, olio extravergine d’oliva e all’uscita confettura di antico pomodoro cannellino flegreo) rientra nel concetto di “pannosità” utile a stemperare definitivamente la fame, indicando alla mente che è giunto il tempo per alzarsi dalla tavola sazi e soddisfatti.

Alla luce di quanto assaggiato, non stupisce che Gambero Rosso abbia inserito il locale nella Guida delle Pizzerie d’Italia 2025 con 2 spicchi. Finale tra chiacchiere, sorrisi e l’eccellente cocktail Sherlock a base di mezcal, soda, bitter alla cannella e garnish di blu di pecora.

Pizzeria da Mimì

Via Salvatore Di Giacomo, 52

Aversa (CE)

Tel. 338 8867603

www.pizzeriadamimi.it

Aperto solo la sera.

Giorno di chiusura: martedì

Le Marche in scena a Firenze con un omaggio a Rossini tra musica, sapori e tradizione

Per “Fuori di Taste” una cena spettacolo organizzata da LINFA in collaborazione con il giornalista Leonardo Romanelli

Teatro del Sale

Via dei Macci, 111r – Firenze

Domenica 9 febbraio al Teatro del Sale a Firenze , inoccasione del calendario di “Fuori di Taste”, si svolgerà una serata straordinaria per celebrare le eccellenze enogastronomiche e culturali delle Marche.

L’evento organizzato da LINFA, Azienda Speciale della Camera di Commercio delle Marche promotrice di 31 realtà enogastronomiche che prenderanno parte alla XVII edizione di Taste, sarà un tributo al noto compositore marchigiano Gioacchino Rossini, figura iconica non solo nella musica ma anche nella gastronomia, di cui era grande estimatore ed interprete creativo.

LINFA proporrà un “Fuori di Taste” in cui la cultura, la musica ed i sapori della regione si incontreranno per dare vita ad un’esperienza unica. Rossini, marchigiano di nascita e buongustaio per vocazione, amante del cibo e genio della musica, sarà il filo conduttore della serata al Teatro del Sale. Protagonisti dello spettacolo saranno il soprano Valentina Corradetti, il baritono Giacomo Medici e il pianista Massimiliano Caporale, con la partecipazione straordinaria di Leonardo Romanelli, in un dialogo tra note liriche, teatro e suggestioni gastronomiche.

Dopo lo spettacolo, riservato a stampa ed operatori, gli ospiti saranno invitati ad un buffet, che renderà omaggio alla ricchezza enogastronomica delle Marche, preparato dagli chef del Teatro del Sale.

Il menù, ispirato alla tradizione rossiniana, sarà così composto

-Acciughe al Forno

-Cavolfiore in Besciamella con Tartufo Nero pregiato di Roccafluvione

-Insalata di Ravanelli

-Insalata di Lesso

-Crema di Ceci

-Finocchi Gratinati

-Noccioline di Semolino in Brodo

-Maccheroni con Cacio e Burro e Tartufo Nero pregiato di Roccafluvione

-Filetto alla Rossini con purè

Buffet di Dolci:

-Crostatina con la frutta secca

-Torta di Carote

-Panna e Cialdon

La serata sarà arricchita da un collegamento in diretta con uno chef marchigiano per esplorare il legame tra cucina e territorio. Modererà il collegamento il giornalista  Leonardo Romanelli.

Lo Spettacolo “Il fagotto di Rossini”

Lo spettacolo prenderà il via con una divertente performance musicale e teatrale, dove un soprano, un baritono, un pianista e l’attore, guideranno gli spettatori attraverso un paesaggio immaginario e sorprendente.

Tra i momenti clou della serata, il duo “I Gatti di Rossini” incanterà con la loro esecuzione, seguita dalla potente voce del baritono che interpreterà “Udite Udite O Rustici” di G. Donizetti. La soprano, invece, darà vita a “Il Brindisi” di G. Verdi, creando un’atmosfera di festa e celebrazione.

Il copione prevede inoltre incursioni letterarie con estratti da Rabelais e Rossini, evocando riflessioni profonde sul piacere del cibo e sull’arte del vivere. Gli artisti interagiranno con una tavola imbandita, rendendo il cibo protagonista indiscusso dello spettacolo.

Tra note di “Opera Buffa” e i celebri versi di Anacreonte, il pubblico sarà accompagnato in un crescendo di emozioni che culmineranno con le esibizioni di grandi opere come “Fin Ch’han Dal Vino” di W. A. Mozart e “Ah! Quel Diner Je Viens De Faire” di J. Offenbach.

La magia della serata sarà arricchita da un tocco di mistero con le “Pozioni Magiche,” e da un omaggio alla convivialità e alla gastronomia, narrato con maestria da attori e cantanti.

A Taste a Firenze, che si terrà dall’8 al 10 febbraio alla Fortezza da Basso, parteciperanno aziende partner di LINFA:

MOLINO AGOSTINI (pastificio)

ANISETTA ROSATI DAL 1877 (distillati)

AZIENDA AGRICOLA LA GOLOSA        (marmellate)

BACALINI I COTTI DELLE MARCHE (galantina)

COUNTRY PIG (salumi)

ELGA DESIGN (taglieri)

FILOTEA (pasta)

GIORGIO POETA (miele)

I SETTE ARTIGIANI (panificazione)

IL PANARO FOOD (panificazione)

ITALIA TARTUFI (tartufi)

LA CAMPOFILONE SOCIETA’ AGRICOLA       (pasta)

LA CERCA TARTUFI BIO (tartufi)

LA CERQUA TARTUFI (tartufi)

LA PASTA DI ALDO            (pasta)

LA PASTA DI CAMPOFILONE MARILUNGO (pasta)

CANTINE DEL CARDINALE        (vino)

METODO MASSI (pasta)

MIGLIORI OLIVE ASCOLANE (olive)

MOLINO PAOLO MARIANI           (farina)

MOSAICO – FOOD EXPERIENCE (pesce gourmet)

ORLANDI PASSION          (caffè)

PASTA SANTONI (pasta)

PASTIFICIO AGRICOLO MANCINI         (pasta)

PICENA GASTRONOMIA (galantina)

RE NORCINO (salumi)

ROBERTO CANTOLACQUA PASTICCERE    (pasticcere)

SAN MICHELE ARCANGELO (vino e composte)

SCRIPTORIUM GIN azienda agricola (distillati)

SPINOSI (pasta)

SYNBIOFOOD         (composte e dolci)

La partecipazione all’evento, riservato a stampa ed operatori, è solo su invito.

Programma della serata

• Registrazione ospiti: 18:30 – 19:00

• Spettacolo musicale: 19:00 – 19:40

• Buffet salato e networking: 19:40 – 21:00

• Collegamento con chef marchigiano: 21:00 – 21:30

• Buffet dolce e networking: 21:30 – 22:00

Info e prenotazioni

Per informazioni: leonardoromanelli@tiscali.it

Siti web: www.teatrodelsale.com | www.linfaaziendaspeciale.it | www.leonardoromanelli.it

Social:

• Facebook: Teatro del Sale, linfaaziendaspeciale, realLeonardoRomanelli

• Instagram: @teatro_del_sale, @linfamarche, @leonardoromanelliofficial

Ufficio Stampa

Roberta Perna – www.robertaperna.comwww.studioumami.com  

pr.enogastronomia@gmail.com – Tel. 329.9293459

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Oasis Sapori Antichi

Innovazione, parola a volte abusata, priva di una specifica identità. Cosa significa realmente innovare nel contesto del ristorazione, un mondo articolato dove è più facile cadere nelle banalità (di gusto e di idee si intende)? Da Oasis Sapori Antichi a Vallesaccarda (AV), ad esempio, potrebbe essere semplicemente l’offrire un menù gourmet da una stella Michelin anche nella versione mezza porzione, riducendo i prezzi ma non la resa e l’agilità di un pranzo che non sia una “abbuffata”.

Per offrire un concetto chiaro e semplice, non servono mille lievitati tra pane e affini quando la concretezza e i sapori li si possono già rinvenire nel piatto. Non servono neanche numeri spropositati di assaggi per capire lo stile e la filosofia di un luogo nato sull’essenzialità. Da avamposto di ritrovo culinario, crocevia tra tre regioni – Campania, Basilicata, Puglia, ai viaggi all’estero per imparare, i fratelli Fischetti sdoganano ormai qualsiasi canone e stereotipo di accoglienza.

Il clima familiare di un’antica trattoria, mai disgiunto da una scelta fine degli arredi e un servizio impeccabile e carezzevole. Con Pietro Carmine si può conversare di olio extravergine d’oliva, prodotti locali e usanze tipiche, con un velo di malinconia per il segno dei tempi moderni. Ad Euplio (per gli amici Puccio) il garbo nel consigliare la miglior pietanza o, semplicemente, discutere della mise en place ricercatissima. Infine con Nicola si possono apprezzare le innumerevoli etichette in carta vini, con vecchie annate conservate con cura maniacale quasi introvabili per rapporto prezzo-qualità.

Scopriamo così che in cucina prosegue il DNA dei Fischetti, all’inizio con Giuseppina Pagliarulo e poi con sua figlia Michelina, la primogenita dei fratelli Fischetti. Piatti signature sempre presenti come il raviolo al ragù o il caciocavallo “impiccato”.

Ma il vero talento si intravede nella proposta delle zuppe stagionali, che mutano in base alle materie prime presenti; dalle castagne ai funghi, per finire verso porri, patate e frutta secca.

Il carpaccio di filetto di vitello introduce l’ospite verso le linguine al burro affumicato di vacca jersey, colatura di alici, alici salate di menaica, nocciole avellane e limone o il tubetto con verze e fagioli, entrambi modificabili all’istante su richiesta.

Immancabile anche il maialino bianco con papaccelle all’aceto, mosto cotto di aglianico e sentori di arance o, in alternativa, l’agnello in differenti cotture e il coniglio alle olive e amarene. E perché no baccalà con crema di patate all’olio, peperone crisco ed aglio dell’Ufita, moneta di scambio nei commerci di queste terre dai tratti ancora inesplorati.

Chiusura in dolcezza su frutto della passione, con la sua acqua e gelato al caramello, degno di un’autentica “Oasis” di Sapori Antichi.

Oasis Sapori Antichi

Via Provinciale, 8/10
83050 Vallesaccarda (AV)
Telefono – 0827 97021 – 97444
Fax 0827 – 97541
Mail – info@oasis-saporiantichi.it

Chiuso il mercoledì, giovedì e sere dei festivi.

Ciro Savarese reinventa il piacere di stare in pizzeria con il Menù Evoluzione 2.0

Finalmente torna protagonista il piacere di stare a tavola! Lo affermiamo senza timori: la corsa all’assaggio rapido, al pasto veloce per raggiungere i propri ozi od occupazioni varie non è contemplata nel nuovo Menù Evoluzione 2.0 di Ciro Savarese.

Le origini

Ciro Savarese (classe ’78) proviene dalla famiglia Oliva, che ha scritto la storia della pizza a Napoli. Si avvicina al mondo dell’arte bianca sin da bambino seguendo le orme del nonno Ciro e del padre Giuseppe e, nel novembre del 2002, comincia il suo percorso in solitaria aprendo ad Arzano Anema & Pizza, inizialmente solo con servizio da asporto.

Nel tempo si sono aggiunte altre due sale che consentono a Savarese di diventare un importante riferimento non solo per Arzano. A novembre del 2018 inizia il totale restyling del locale che alla riapertura prende il nome del titolare divenendo “Pizzeria Ciro Savarese”, conseguendo presto i 2 spicchi nella Guida delle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso.

Ciro Savarese Lab

Nel 2023 un altro tassello al progetto imprenditoriale: l’apertura di Ciro Savarese Lab, interamente dedicato alla produzione artigianale “top quality” di fritti della tradizione napoletana per forniture ad aziende ristorative di tutta Italia. Ben 15 tipologie di fritti tra crocchè, frittatine e arancini, che il cliente finale deve solo rivestire con la giusta panatura e friggere.

Il Menù Evolutione 2.0

La proposta, dal valido rapporto qualità prezzo pari a 40 euro a persona (acqua inclusa, vini e bevande escluse), è stata arricchita per l’occasione da una selezione vini a carattere regionale, scelti per la presentazione ufficiale alla stampa. Previste incursioni a tema non solo nel vasto mondo dei lievitati, ma anche tra fritture, carne e persino dessert.

Il tutto per garantire al cliente l’assaggio di ricette utili a stimolare il piacere di stare a tavola, senza andare di fretta; una ricerca del tempo perduto, quello che non si concede mai a noi stessi, specialmente quando si tratta di eccellenze enogastronomiche.

Ciro Savarese infatti, aiutato dalla moglie Anita e dai figli Alessandro e Angelo, propone divagazioni in tema internazionale, non ragionando sempre su materie prime locali. Ne nasce un viaggio di sapori ricco di contaminazioni in chiave moderna.

Fulgido esempio l’amuse-bouche, arancino di riso acquerello con zafferano e chorizo de bellota su salsa al formaggio iberico di pecora. O il crocchè di patate d’Avezzano al baccalà con maio al limone e gel di frutta esotica. L’inizio del percorso degustativo conferma la valenza del fondere ingredienti e tecniche differenti in cucina, per non adagiarsi sugli allori.

L’arrivo delle pizze è reso ancor più gradito dalla versione classica “Regina Margherita” con impasto napoletano tipo 0, condita da pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala campana e parmigiano reggiano 24 mesi.

Ben presentata la pizza alla pala “Viaggio in Lucania”, esperimento ardito dei Savarese per la complessità nel dover unire il fior di latte con peperone crusco, fonduta di canestrato di Moliterno, lonzarda di maiale e riduzione d’Aglianico del Vulture. Manca poco alla perfezione, magari attraverso un maggior controllo della spinta sapida finale.

Le Genovese di carne con cui è farcito il mini bun è realizzata secondo l’antica tradizione partenopea, con i migliori tagli ideali per avvicinarci al gran finale: il capolavoro padellino di mare con impasto alla ‘nduja, insaporito da baccalà in oliocottura, scarola riccia, salsa di mozzarella, maionese alla soia e melagrana. Il miglior piatto della serata, che esprime il concetto futuro degli impasti aromatizzati.

La torta caprese con cioccolato monorigine del Perù – distretto di Pachiza – mandorle di Toritto presidio Slow Food, salsa alla vaniglia e gel di lamponi chiosa un momento di estrema rilassatezza: quella voglia di sorridere e parlare di cibo, senza pensare per forza allo stress dei tempi moderni.

Un ringraziamento alla giornalista Laura Gambacorta, in qualità di ufficio stampa, per l’ottima organizzazione della serata.

Pizzeria Ciro Savarese

Via Napoli, 208

Arzano (Na)

Tel. 081 5732673

www.cirosavarese.it

Ciro Savarese Lab

Via Taormina, 9

Arzano (Na)

Tel. 379 1985795

www.cirosavareselab.it

Una piccola realtà vinicola sui Castelli Romani: Azienda Agricola Le Rose

A due passi dai laghi vulcanici di Nemi e Albano, lungo la via Appia Vecchia che congiunge Velletri a Genzano, si trova l’Azienda Agricola Le Rose. Nata nel 2003 prende il nome dalla strada poderale che attraversava la proprietà, rigogliosa di cespugli di rose.

Con la vendemmia del 2006, la cantina di Cataldo Piccarreta è stata la prima realtà vinicola in Lazio ad aver ridato piena dignità alla coltivazione del vitigno Fiano, qui presente fin dall’antichità e perfettamente a suo agio sui terreni a matrice tufacea.

Oggi Le Rose conta ben otto ettari e mezzo di vigne, tra Fiano, Malvasia Puntinata, Bombino Bianco, Grechetto, Verdicchio, Petit Manseng, Cabernet Sauvignon e Cesanese; produce una media annuale di circa 50 mila bottiglie, suddivise su sette etichette, avvalendosi della consulenza enologica di Luca D’Attoma.

Biologici da sempre, tutte le etichette escono sul mercato come IGP Lazio avendo scelto sin da subito di imprimere una propria identità al di fuori dei disciplinari Castelli Romani e Colli Lanuvini.

I vini subiscono il medesimo processo di sviluppo, con tempistiche diverse a seconda del vitigno: chiarifica del mosto a 6° per esaltare i caratteri di finezza ed eleganza, fermentazione in acciaio, e successivo passaggio prima in botti da 20 ettolitri, poi in vasche di cemento; affinamento in bottiglia.

La più recente novità aziendale è stata l’apertura – in piena epidemia Covid – del ristorante, con lo scopo di valorizzare i prodotti, in abbinamento a una cucina regionale rivisitata. Un’ampia sala, minimal negli arredi, accogliente e luminosa grazie all’effetto serra delle grandi vetrate affacciate sulle vigne e sul terrazzo, teatro in estate di eventi serali a sfondo musicale. Si scorgono in lontananza, a circa venti chilometri, il mare e le Isole Pontine, tutte ben distinguibili, tranne Ventotene, coperta dal promontorio del Circeo.

Abbiamo avuto l’occasione di degustare le proposte del ristorante, in abbinamento ad una piccola selezione vini. In cucina lo chef Simone Marotti prepara piatti stagionali e ci spiega che il menù, basato su materie prime a chilometro zero, cambia quasi mensilmente. Oltre al vino, anche olio, pane e pasta, così come molte erbe aromatiche e ortaggi provenienti dagli orti sempre di proprietà.

Il coregone del lago di Nemi diventa antipasto sfizioso nella sfera con salvia fritta, mostarda di vino e frutti rossi mentre le puntarelle alla romana accompagnano il carpaccio di manzo marinato al ginepro, con scaglie di pecorino romano DOP.

Tra i primi risaltano gli spaghettoni con carciofi alle tre consistenze, menta e pecorino romano DOP, gli gnocchi di zucca alla romana su pecorino romano DOP e granella di nocciole tostate, le mezzemaniche al ragù di pesce di lago con olive e capperi, ma non deludono i grandi classici della cucina romana, come la pasta alla carbonara.

Il filetto di coregone ritorna tra i secondi in una versione rivisitata del saltimbocca alla romana, qui servito con prosciutto crudo di Bassiano e gel di melograno; mentre la guancia brasata al Faiola rosso è di bufala della pianura pontina, per ottenere una consistenza più morbida e delicata.

In abbinamento abbiamo degustato tre etichette: Colle dei Marmi IGP Lazio Fiano 2022, che esce a due anni dalla vendemmia e profuma di caramella d’orzo e miele d’acacia, buccia di mandarino ed erbe aromatiche, il sorso, tondo e avvolgente ma al contempo agile, fa a braccetto con il pesce. La Faiola IGP Lazio bianco 2022, blend di bombino, grechetto e verdicchio, è pungente nel naso di mela golden e zest di limone, spruzzati di pepe bianco e cardamomo, fresco e sapido in bocca è il compagno ideale della crocchetta di maiale nero sfilacciato.

Infine Tre Armi IGP Lazio Rosso 2023, unione tra Cabernet Sauvignon e Cesanese, ricorda il cassis e l’eucalipto, con radice di liquirizia e foglia fresca di tabacco; in bocca il sorso ancora teso, di beva piacevole e tannino finissimo, incontra bene la guancia di bufala.

Piccola curiosità finale: tutte le etichette dei vini sono la riproduzione di disegni presentati nel 1977 all’esame di maturità artistica dalla moglie di Cataldo.

AZIENDA AGRICOLA LE ROSE

Via Ponte Tre Armi, 25

00045 Genzano di Roma (RM)

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: O Me o il Mare Restaurant

Gragnano (NA), regno della pasta che ne ha condizionato persino lo sviluppo urbanistico con vicoli e viuzze concepite per consentire il passaggio degli zefiri fondamentali per la tecnica dell’essiccatura. Gragnano che ha visto di recente il ritorno di due stelle della ristorazione: chef Luigi Tramontano e la moglie Nicoletta Gargiulo.

Luigi, già stella Michelin in passato in altre strutture della Costiera; Nicoletta espertissima nella gestione della sala e nella selezione vini, miglior sommelier d’Italia per l’Associazione Italiana Sommelier nel lontano 2007. Insieme hanno deciso di sbarcare con un locale in proprio – O Me o il Mare Restaurant – e sbancare i canoni della gastronomia con assoluta competenza, eleganza, rispetto delle materie prime e del cliente al tavolo.

Tre i menù degustazione a disposizione, con eventuali opzioni singole tra le varie componenti: “Essenza” da 105 euro e 6 portate, “Linfa” da 125 euro e 7 portate e “A mano libera” da 9 portate per 150 euro totali, abbinamento vini escluso. Possibile ridurre il numero di proposte su richiesta e previa prenotazione. Abbiamo optato per la giusta via di mezzo con “Linfa”, ricco di tradizione rivisitata in chiave mediterranea.

Convincente l’inizio con i delicati entrée tra i quali: bao al vapore con buttata, maionese di alici e alici o croccante di kuzu a mo’ di impepata di cozze e, infine, bonbon al provolone di Monaco in carrozza.

Il toast di spigola pescata all’amo mantiene croccantezza ed equilibrio, con il corretto mix tra emulsioni e sensazioni tenaci della sfoglia esterna.

Grande classico l’espresso di crostacei con bisque royale al cioccolato, salsa thai, cipollotto e riso fritto, dal retrogusto deciso e piccante, tipico timbro della cucina a chilometro zero di chef Tramontano.

E altrettanto tipica è la mischia francesca (ammesc’ francesca detto in napoletano), ovvero la pasta mischiata in brodo di polpo, colorata e briosa che richiama ai sapori di una volta, com’era la pasta c’a barzanella con pomodoro in più consistenze, seconda pietanza dedicata all’oro giallo di Gragnano, dal finale quasi di umami dovuto alla riduzione del ragù.

La scelta di carne è a base di maialino, razza nobile per la Campania, da cui sono state ricavate tre parti in cotture differenti, unite al fondo di cottura, una rarità ormai nei condimenti anche per la lunga e complessa preparazione, che da O Me o il Mare Restaurant trova sempre spazio.

Finale sul dessert dedicato ad un frutto tipico coltivato in base alla stagionalità. In estate veniva proposta la pesca, adesso è il turno del limone farcito con tortino in accompagnamento.

Non potevamo terminare la visita dimenticando la curiosa origine del nome scelto per il locale, entrato da subito in Guida Ristoranti Gambero Rosso con due forchette e, pochi giorni dopo, premiato con l’ambita una Stella dalla Guida Michelin. Antonio Tramontano, padre di Luigi e cuoco di lungo corso su navi da crociera, quando conobbe il vero amore fu posto di fronte ad una lettera ultimatum della sua diletta, in cui era scritto “devi scegliere o me o il mare”.

La scelta, vedendo i talentuosi figli Luigi, Vincenzo e Angelo Mattia, è stata la cosa migliore che potesse fare.

Il Mont Blank a Eboli: l’occasione per una pausa gastronomica di qualità

Quando Carlo Levi scrisse il suo capolavoro letterario, la strada e la ferrovia abbandonavano la costa salernitana, più o meno all’altezza di Eboli, per addentrarsi negli impervi territori campano-lucani. Eboli, per l’esule antifascista, non fu indice di termine della civiltà piuttosto metafora del colpevole abbandono, della disattenzione e del tradimento sociale del Mezzogiorno d’Italia che aveva causato, sin dall’unità d’Italia, il ritardo di sviluppo che ancora conosciamo.

Oggi il gap è tutt’altro che colmato, eppure lo scrittore torinese, Senatore della Repubblica nel dopoguerra, probabilmente sposterebbe a sud quella linea immaginaria. Magari al centro del Mediterraneo, perché ogni “Sud” ha un suo corrispettivo ancora più australe.

Siamo stati a Eboli, nell’areale della foce Sele, dove abbiamo percepito un confortante dinamismo di piccole imprese (non solo nell’agroalimentare e nella zootecnia), che sfidando la congiuntura sfavorevole ribaltano la visione e i luoghi comuni del passato.

E’ una delle tante microimprese che abbiamo scelto di raccontare, in pillole, per voi appassionati e attenti lettori. E’ la storia dei Marcantuono, famiglia ebolitana da almeno 3 generazioni, dedita all’agricoltura latifondiaria e alla zootecnia. Sarà Liberato Marcantuono, negli anni ‘80, a consolidare una nuova attività di servizio per le aziende agricole, con il sito di vendita e assistenza di tecnologie ed automazioni destinate al settore primario. Nel 1990 acquisisce la concessione esclusiva di vendita del marchio FIAT (oggi New Holland) e negli anni a seguire toccherà ai figli Antonio e Marcello Marcantuono gestire l’intero patrimonio che, solo per la parte di olivicoltura, conta oltre 7000 piedi d’ulivo.

Nel nuovo millennio la famiglia Marcantuono trasformerà una vecchia segheria/falegnameria, adiacente la concessionaria di macchine agricole in località Cornito di Eboli, in uno spazio multitasking di ristorazione, enogastronomia, sapori e convivialità. Il 16 agosto del 2020 apre così i battenti Mont Blank sulle “ceneri” della falegnameria Monte Bianco. Un sapiente e creativo lavoro progettuale realizzato su vari volumi tra loro distinti, ma distribuiti da un centrale concept garden che funge da cerniera tra il lounge cocktail bar, la dirimpettaia winery, la grande area bistrot, il ristorante e ancora la bakery-pastry.

Una formula, racconta Antonio Marcantuono, che coniuga il piacere di soddisfare gusti ed esigenze diversi di variegata clientela con la forte volontà di promuovere e valorizzare il vasto patrimonio agroalimentare della Valle del Sele, Cilento e Vallo di Diano e dell’intera Campania. La metafora che provoca al cronista l’osservazione di questi spazi armonicamente disposti è quella di una orchestra moderna sempre in procinto di esibizioni. A tessere le melodie c’è, sin dalle prime battute, chef Raffaele Della Rocca, coadiuvato per la parte dolce dalla talentuosa Grazia Cembalo.

L’impressione generale che si ricava, soprattutto agli assaggi, è quella di un armonico affiatamento tra tutte le componenti della struttura. Con la solenne promessa di dedicare un’ulteriore carrellata d’assaggi, in compagnia del Direttore di 20Italie Luca Matarazzo, ci congediamo dalla proprietà e dallo staff ulteriormente consapevoli che gli incontri più inattesi sono quelli  totalmente impermeabili all’oblio.

Excellence: l’evento enogastronomico conquista Roma (ma lascia poco spazio al vino)

Roma, capitale della cultura e della storia, è da sempre anche una delle metropoli più vive per quanto riguarda la gastronomia di qualità. La conferma arriva dall’edizione 2024 di Excellence, l’esclusivo evento enogastronomico che ha trasformato l’area VIP dello Stadio Olimpico in una vera e propria celebrazione dei sapori e dei prodotti tipici italiani.

Organizzato sotto la direzione di Pietro Ciccotti, figura di spicco nel panorama culinario romano, Excellence ha offerto una giornata all’insegna del gusto, del savoir-faire e della tradizione gastronomica. Tuttavia, nonostante il successo dell’iniziativa, è emersa una riflessione che ha lasciato qualche perplessità: mentre la ristorazione è stata indiscussa protagonista, il vino è rimasto, purtroppo, in secondo piano.

Appena varcato l’ingresso dell’area VIP, abbiamo notato un pubblico altamente selezionato e competente, composto da appassionati, chef, ristoratori e operatori del settore, tutti con un’unica grande passione in comune: la ricerca della qualità. Tra gli stand, che offrivano una vasta gamma di prodotti tipici italiani, si è potuto gustare un’importante selezione di oli extravergine d’oliva pregiati, dolci artigianali, formaggi stagionati e liquori tradizionali, ma la vera anima dell’evento è stata la ristorazione. Ogni angolo dell’area era pensato per omaggiare la tradizione culinaria italiana, ma anche per proiettare il pubblico nel futuro della gastronomia, con un occhio attento alle nuove tendenze e all’innovazione.

Lo Chef Roy Caceres – una Stella Michelin con il ristorante Orma

La varietà e la qualità dei piatti proposti sono state sorprendenti. Piatti semplici, ma dalle preparazioni articolate, in cui ogni ingrediente veniva esaltato al massimo della sua espressione, grazie alla maestria degli chef presenti. Il pubblico ha potuto assistere a show-cooking in diretta, durante i quali gli chef, con il loro inconfondibile stile, hanno trasformato ingredienti di qualità in autentiche opere d’arte. Non solo spettacolo, ma anche un’opportunità formativa per chi, come molti dei presenti, cerca costantemente nuovi stimoli e idee per arricchire il proprio repertorio gastronomico.

Tuttavia, unica pecca ad un quadro molto interessante, un aspetto dell’evento è rimasto in ombra: il vino. L’Italia, da sempre culla di alcuni dei migliori vitigni del mondo, ha visto una partecipazione vinicola limitata e l’interazione tra produttori e ristoratori che ha faticato a decollare. Le aziende vinicole presenti sono state poche, seppure con etichette di grande pregio.

Mentre gli chef si sfidavano ai fornelli e i produttori di olio, formaggi e salumi raccontavano le storie dei loro prodotti, il vino sembrava quasi un elemento di contorno, privato della centralità che merita in un evento di tale portata. Una maggior interazione tra i vari comparti del mondo enogastronomico avrebbe reso il tutto più completo e coinvolgente.

Nonostante tali perplessità, Excellence si è confermata come un evento di grande rilevanza per la gastronomia romana. La sua capacità di attrarre i migliori talenti culinari, insieme alla qualità dei prodotti presentati, ha fatto sì che l’evento si consolidasse come un appuntamento imprescindibile per chi lavora nel settore.

Campania, 7 ristoranti Stella Michelin per un 2025 davvero gourmet: Marotta Ristorante

L’anno che verrà può cominciare nel migliore dei modi, magari con una cena gourmet romantica in uno dei tanti Stella Michelin premiati in Campania. Un movimento, quello della gastronomia regionale, in grande fermento, che da quest’anno ha due nuove entrate nella Guida più celebre al mondo. Vi mostreremo 7 ristoranti selezionati per voi, in base all’eleganza degli arredi, alla fantasia delle ricette e della loro presentazione; all’aderenza al territorio con materie prime a chilometro zero, accuratezza nel servizio e nella lista dei vini e, perché no, attenzione al rapporto qualità-prezzo in tempi di austerità e incertezze economiche.

Sostenibilità deve essere il principio guida di qualsiasi impresa, inclusa la difficile attività di ristorazione a tutti i livelli e per tutte le tasche. Non ci si improvvisa chef dimenticando il contatto con il cliente o l’allestimento di una sala accogliente. Non ci si improvvisa neppure direttori, maître e sommelier senza le necessarie competenze ed originalità delle scelte, in accordo inscindibile con la brigata di cucina.

La sala

Solo una macchina perfettamente oliata può garantire l’assidua frequenza e il continuo ricambio degli avventori, ormai consapevoli di cosa sia buono e cosa no. La “fuffa” alla lunga viene smascherata e le cicatrici restano a carico del personale, ultima ruota del carro, ed in chi pensa (sbagliando) che mangiare a casa sia molto meglio che buttare i soldi in un gourmet. Quando si paga un conto, infatti, si dovrebbe pagare per l’esperienza vissuta, quell’emozione curata in ogni aspetto che non ha prezzo, come quei ricordi dolci dell’infanzia su cui non si può fare a meno di indugiare con la mente.

Per arrivare a Castel Campagnano – frazione Squille (CE) – da Marotta Ristorante, ad esempio, la strada tortuosa passante tra boschi e piccoli borghi dell’Alto Casertano vale la pena d’essere percorsa. A pochi passi dal confine beneventano e dal Castello di Limatola, storico monumento attrattivo grazie agli incantevoli mercatini natalizi, Domenico Marotta dimostra visione e coraggio nel valorizzare prodotti a chilometro zero, supportato dall’esperienza di Anna Coppola nel dirigere alla perfezione la sala e nel suggerire il corretto abbinamento cibo-vino con una carta compatta e ricca di “chicche” italiane ed estere.

Gli entrée

Finalmente è arrivato per loro anche l’ambito riconoscimento della Stella Michelin, punto di inizio e non d’arrivo per proseguire nel racconto di un modo diverso di vedere le cose: profondità, concretezza e zero sparate arroganti da gradassi. Tre i menu degustazione ricercati e oculati: da 5, 7 e 9 portate Radici&Innesti. Oltre la normale selezione à la carte. Abbiamo optato per la formula easy da 5 pietanze compreso dessert.

Si comincia dal benvenuto composto da tanti finger appetitosi: cavolo rosso marinato, brodo di fungo cardoncello con cardoncello a fette, tempura di cicoria, verdurine con cimichurri e acciughe, sfoglia con crema al pescato, nuvola di cotenna fritta e lardo.

Il merluzzo

Si prosegue con merluzzo su base di crema di foglie vegetali e coste di biete, delicato e non scontato per la tipologia di pesce utilizzata. Il tuorlo d’uovo con nuvola d’albume da galline allevate in biologico dall’Azienda Agricola La Querciolaia, viene adagiato su di un brodo di rametto d’erbe del Matese. Di queste e altre primizie simili ne avevamo parlato già nell’articolo Matese: un giorno in Alta Campania alla ricerca del nostro “Vecchio West”. L’albume è montato a soufflé ed il rosso cotto confit, forse impegnativo al palato che meritava ulteriore spinta in freschezza.

L’uovo

Sublime il risotto bufalo, con aglio nero e seppia nebulizzata, speck di bufala e acciughe. L’incontro tra carne e pesce amalgamati dal formaggio resta un grande must della cucina locale. Concreta e saporita la pasta pepi con lupini di mare, pecorino e ben 6 tipologie di pepi: pepe di Sichuan, pimento (pepe della Giamaica), cubebe (o pepe di Giava), pepe selvatico del Madagascar e pepe verde in crema. Una versione marinara della cacio e pepe stuzzicante e prettamente aromatica.

Pasta pepi

Si continua con ricciola e ombrellifere all’aneto e cumino di estrema raffinatezza e, successivamente, con agnello Laticauda su cavoli in olio di argan, limone al sale e aglio bruciato. Extra il fondo di cottura piccante del quinto quarto dell’agnello. La natura e la stagione offrono il meglio di sé con 2 piatti di forte impatto e connessione con il territorio.

Agnello Laticauda

Finale con dessert alla spuma di castagne del prete in doppia sfoglia a mo’ di tacos. Servizio gestito alla perfezione sempre sotto l’occhio vigile della maître e sommelier Anna Coppola.

Tacos di castagne del prete

Alle prossime puntate, augurando a tutti voi buona fine e buon principio nella nostra meravigliosa Campania.